martedì 8 novembre 2011

mmmmmmumble

La mattina è iniziata con una immagine piuttosto complicata da digerire. Dei cani di ceramica, in scala 1 a 1, tutti legati con catena doppia, gli uni agli altri e tutti all'inferriata che si stagliava dietro le loro code lucide e compatte. 
Cosa possano fare circa 10 cani, di varia razza, di ceramica legati non ne ho idea, ma, di certo, ho pensato "cavolo, allora una notte al museo non è nulla in confronto!".
Non è che io voglia per forza raccontare tutto quello che vedo o noto, ma da quando ho letto su di un testo di Max Pohlenz che la filosofia è meravigliarsi, ho applicato questa espressione alla vita e ne è uscito che tutto quello che si vede ogni giorno, in fondo non lo si vede abbastanza bene quanto lo si dovrebbe, per cui ci si meraviglia poco. E non fa bene alla vita meravigliarsi poco.
[Rimando chiaramente alla lettura del testo di Pohlenz sulla stoa, più che intrattenervi io stessa sul contenuto del testo e sopratutto sul perché io lo abbia avuto tra le mani (per poco meno di un mese, prima che la biblioteca mi mandasse dei cani reali a riprendersi il libro sacro)]
Accanto a questi cani legati oggi ho conosciuto un cane meraviglioso. Sembrava me da piccina. Certo, detta così magari fa strano, ma è presto chiarito il dilemma. Questo cane, enorme beige-bianco, andava in giro con in bocca il suo guinzaglio rosso e la padrona, una signora anziana, allegra e bassina, al fianco, ogni persona che vedeva gli stampava il suo naso addosso e porgeva la testa per farsi fare una coccola. 
Sia chiaro giusto una grattatina o una carezza e poi tirava avanti contento, guardando la sua padrona, che lo riguardava fiera di avere un cane meraviglioso. 
Ora io da bimba non è che andavo a stampare il mio naso addosso alle persone, nè tantomeno porgevo la mia capoccia piena di capelli scuri, ma salutavo tutti. Indistintamente, sorridendo anche. Sottolineo anche che se non mi si rispondeva, perchè ero nel passeggino e quindi non mi si vedeva (i soldi di cacio sono piccini), i miei mi raccontano che tiravo i pantaloni o le gonne delle persone in questione e mi facevo salutare. 
Di certo, a quell'età, avevo capito come ci si fa a farsi rispettare. Se una persona non ti saluta, non lo annoti su di un taccuino mentale sotto la voce "niente saluto la prossima volta", ma gli vai vicino e gli fai notare che sarebbe garbato essere risposto nel saluto. Chiaramente se non ti risponde, ci sarà qualcun'altro che lo farà e alla persona scostumata non ci si penserà più.
Bello il mondo da un passeggino. Ora invece lotto con la ricerca di un lavoro che sia tagliato su di me in tempo di crisi, con amiche che sono esaurite dagli eventi e che sono perse per l'Italia, se non per il mondo, con dei genitori che mi vorrebbero "sistemata" per crearsi nuovi problemi (giusto per aver qualcosa a cui pensare e non stare sempre senza far nulla) e... dimenticavo, lotto anche con altalenanti problemi di sottostima e sovrastima, che, come lo Spread di questi giorni, schizzano da un valore all'altro al suono di una indiscrezione. Infine lotto con la questione di tutti i tempi: trovare una persona per bene che si immoli come martire, al fine di trasformarsi in mio marito. 
Siamo onesti, nessuna donna è una santa. O per lo meno non in vita e non ora con tutto quello che mi capita. 
La lista di persone anomale incontrata è lunga. E ancora oggi, proprio in questo momento, credo di non aver posto un termine a ciò. Evidentemente vale la regola che loro sono tanti io una e pure un po' sfigatella, anche se poi sta storia è relativa.
Sfiga a parte ora vi lascio. Vado a rispondere al telefono. Un altro campione di intelligenza mi sta chiamando per una sostituzione in tribunale domani.

1 commento:

  1. io ti avrei salutata con un super MIAOOOOOO... scusa CIAOOOOO.... in passeggino dovevi essere una favola.
    baci kar

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