sabato 10 dicembre 2011

quando twitter non basta

Avevo scritto sul mio profilo twitter che 140 caratteri sono un po' pochini così mi trasferivo sul blog.
Ieri le solite discussioni con tutti. Capitano periodi di pantani da basso. Vie lunghissime ancora non bonificate che ogni volta che piove sembrano risaie malsane e poco produttive.
Intanto le cose scorrono, vanno come devono, senza che nessuno possa dire di fare qualcosa per te o che tu possa fare altro. Eppure senti di dover dare spiegazioni. Come piccole giustificazioni dal sapore un po' acre e un po' amaro.
Ho scoperto, da un esperto di pubblicità, che i blog non possono contenere cose troppo lunghe, che deve rispondere ad un'esigenza di immediatezza, che certe cose non possono essere scritte sul web, ma dovrebbero avere una veste grafica editoriale, tale da finire dimenticate su di uno scaffale di una libreria semisconosciuta.
Così, dopo aver appreso questa verità ineludibile, piegata nel morale da una oggettiva incapacità di comprendere perché mai nessuno ha più il tempo neanche di passare due volte sullo stesso sito, come se fosse un e-book workin' in progress, ho deciso di creare una pagina interna per tutti coloro che, sfidando ogni sorta di ragionamento di velocità, vogliano impiegarci più tempo e, magari, decidano di sorbirsi un racconto lungo una vita, ovvero 20 minuti di lettura.
Il giorno in cui si afferma che anche il tempo di una lettura è contabilizzato è arrivato. Cavolo ed io non mi sono adeguatamente organizzata. Sono qui a scrivere le parole che mi girano nella testa e non sono riuscita a esprimere in altra maniera.
Ho visto cose un po' complesse e complicate in queste settimane, molte di queste non mi sono piaciute, ma non sono in grado di dire che queste siano giuste o sbagliate, né tanto meno mi sento di giudicarle con fare asettico, come se fosse un adempimento sterile di controllo rispetto ad una regola e la sua deviazione sia, necessariamente, una cosa contraria ad essa. Quindi sbagliata, scorretta, da non farsi e preferibilmente da non ripetersi.
La verità è che qualche volta non ci si sente all'altezza di quell'immagine che, negli anni, abbiamo prodotto di noi stessi. A volte, per fortuna non è una malattia che dura a lungo, quel momento, scivolato come un abito di raso sulla sabbia, finisce per incastrarsi come una foglia di insalata tra un canino e un premolare e a far bella mostra di sé nel sorriso ignaro del mangiatore d'erba. Ma la foglia di insalata si sgama, come si sgama il disagio di aver sorriso a 32 denti al nostro interlocutore e capita che pur togliendoci, grossolanamente il fastidioso spuntone, di ripensare a quel momento. Ecco quello che è successo a me, potrei riassumerlo come un pezzettino di friariello verde scuro incastrato tra un canino e un incisivo proprio lì davanti.
In compenso posso dire che sono stata così brava a portare il friariello, con tale dignità, freddezza ed indifferenza, che non si è notato troppo. Ottima dissimulatrice.

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