sabato 24 dicembre 2011

rendiconti e resoconti

La vigilia di Natale è un tempo congeniale alla rendicontazione e quindi alla resa del dispari.
Questo 2011 è stato un disastro. Emotivamente parlando, lavorativamente parlando, socialmente parlando. Le mie finanze in rosso profondo si stanno assottigliando così tanto da poter somigliare ad un telo di lino consunto. Per non parlare del resto della mia vita. La mia fortuna alberga nel fatto di non dover pagare un'analista per farmi dire cose che già conosco, ma sopratutto posso fare a meno pure di mille cure antistress, visto che con lo stress convivo una bellezza.
Le radici di un male, invisibile, ma purtroppo presente, si sono manifestate chiaramente con la parabola discendente di alcune piccole rinuncie. Ad iniziare con la mia impuntatura di non voler più far parte di un certo studio. Eccomi allora nel momento in cui, i primi di ottobre 2010, lascio l'abominio innominabile. Un accenno al disastro imminente ad agosto per poi scatafasciarsi a dicembre, aprendo un anno decisamente non buono. Anonimo, poco fruttifero, con tante speranze deluse e pochissimi risultati.
E ora? basterebbe così poco per pensare ad un anno migliore. Quasi basterebbe un sorriso o una pacca sulla spalla.
Non è un blog di rimpianti o di assoluta commiserazione. Mi romperei troppo le scatole a farne uno così. Ma mi rendo conto che, a volte, quando si fanno i conti, c'è sopratutto il brutto ad emergere e solo dopo aver ben pulito qualcosa di più.
Ora non resta che avere la stessa pazienza di un cercatore d'oro e la stessa meticolosità, la stessa sete e frenesia. Prima o poi le pepite salteranno fuori dal marcio. Nella loro lucentezza e nella loro purezza. E a quel punto sarà difficile nasconderle nuovamente nel fango.

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