martedì 29 novembre 2011

acquisti senza pensieri

Nel giorno in cui avrei dovuto, o più correttamente voluto, mettere le mani su di un lavoro, ho fatto i conti con la realtà della ennesima situazione nerastra. Certo, mi si potrebbe obiettare che chi è causa dei suoi mali pianga se stesso, ma tuttavia a quella persona risponderei anche 'beh ma chi è senza peccato scagli la prima pietra e stante la mia certezza di non stare parlando con la Madonna, direi che nessuno può dirsi così puro da muovere accuse'.
Chiaramente evito di fare come Jean-Jaques che, dopo l'ennesimo figlio esposto e dopo una vita passata a scrivere come un divino telma, decise di fare il giudice di se stesso, ma un po' di piangnisteo mi sembra pure necessario.
Resistere, bisogna resistere agli eventi, non svegliarsi la mattina con il senso del "mio Dio è meglio se resto a dormire", e sopratutto bisogna muoversi.
Si. Tutto bello e tutto estremamente veritiero. E la cosa evidente è che non c'è neanche un però!
Intanto mi trovo qui a scrivere qualcosa allo scopo di aprire la mia mente, visto che mi sento bloccata. Ho sempre ritenuto che lo scrivere fosse una sorta di tecnica, che più metti in atto più questa si risolve in una perfezione dello stile e dei contenuti. Poi mi sono accorta di aver trascurato la cosa principale ovvero le mie idee. Così ho finito per scrivere delle cose, cui tenevo peraltro tantissimo, senza mai prendere posizione o, meglio, prendendola in modo velato, quasi volendo un po' sgrullarmi della responsabilità.
La cosa più bella in questa faccenda è che non sono peterpan né tanto meno una che non ci mette la faccia e il cuore nelle cose che scrive o che pensa.
E intanto può capitare anche questo.
Ascolto i planet funk un remake di these boots are mede for walking e penso 'cavolo loro avranno 8000anni ma i cantanti che prendono sono dei ...slurp!' ecco il pensiero vagante come una mina antiproblemi che si è scatenato senza troppi rimorsi.
Sapete che angry birds è una droga? una volta iniziata la lotta degli uccelli bomba contro i maiali verdi è quasi impossibile riuscire a fermarsi...infatti l'ho dovuto disintallare dal mio nuovo smartphone prima che invece di "lavorare" mi ritrovavo a perdere la vista per capire come fare fuori quei maiali!
Tra gli acquisti della giornata ha un posto di rilievo una catena, anzi multicatena della benetton, che richiama molto una meravigliosa e di ben altra entità presente su di un vestito di una nota marca da atelier usato da madonna nel video give2me..insomma un vestito più che una catena, a me fa un po' effetto albero di natale, ma, in compenso, mi piace.
Ah dimenticavo ho anche comprato uno smalto con glitterini dorati, lo sto mettendo come se fosse una sorta di french... non capirò mai perché passo da un argomento ad un altro e soprattutto perché racconto a tutti di come perdo la testa davanti alle vetrine in questo momento in cui anche il mio neurone che teneva i fili della mia vita è andato in vacanza.... bah...

giovedì 24 novembre 2011

Attese varie


Si potrebbe tranquillamente discorrere di lunghe attese tutte le volte in cui ci si trova in una sala d'aspetto. Nel mio caso specifico mi trovo in una moderna sala parcheggio per clienti di un collega, che ha avuto l'eroica pensata di fissarmi un colloquio quando la sua agenda traboccava e di lì a poco sarebbe andata in onda la partita di champions girone qualificazione.
Le migliori attese, in effetti, sono quelle mattutine. In special modo quelle dall'odiato (e da me temuto come l'aglio dai vampiri) dentista. Stante la mia naturale avversione, tendo a stargli lontana il più possibile, ma capita di dover comunque sistemare qualche pratica con i denti di tanto, in tanto.
In ogni caso, ricordo bene l'ultima attesa fatta. Arrivai alle 9, dovevo accompagnare mio papà per un fastidioso problema di infiammazione alle gengive. Entrammo alle11,30.
Ora io non discuto neanche sulla bravura dello stregone di turno, ma tenere mio padre fermo è come tentare di tenere ammansita una mandria di mufloni in corsa lungo qualche pendio scosceso. 
Facendo un lavoro movimentato, non vedrei in effetti altra definizione in merito al concetto di avvocato, la fila è un elemento connaturale e connaturato alla mia esistenza quotidiana. Ma, del resto, nessuno può dirsi esente dalla messa-in-fila.
A pensarci bene però quest'attesa che sto facendo stasera non è opportuna, ho chiesto la cortesia al collega di spostare l'appuntamento che avevamo di mezz'ora, perché mi trovavo bloccata nel traffico. Sono arrivata al suo studio, ma lui mi sta facendo fare un'anticamera di ben 2 ore...tra poco me ne vado se non appare. 
A volte le file sono necessarie, altre sono totalmente inutili. In questo caso mi rendo conto che maggiore è l'attesa, minore è l'importanza che il collega attribuisce a questo appuntamento, e di riflesso a quel che io ho da dire. La pazienza si consuma come un minuto si spegne nel giro di una lancetta lunga, sottile e veloce. 
Quest'attesa mi fa ricordare delle attese fatte all'inizio della pratica, quando aspettavo che il mio dominus sfornasse l'atto ed io potessi finalmente notificarlo fuori orario. 
Erano talmente tante e tali le file che facevo che portavo sempre dietro un libro e, quando avevo la certezza che ero solo una sorta di agnello sacrificale per le urla dei notificatori, che non potevano chiudere l'ufficio perché l'utenza (nella fattispecie io con gli occhi a bambi) non usciva da là dentro, finivo per sedermi come Toro Seduto su qualche scranno scomodo e piantavo borsa, cappotto, cappello e sciarpa a mo' di tenda, cercando di impietosire gli ufficiali e di evitare di essere mandata dove sarebbe stato opportuno, mentre leggevo un mattone.
Intanto sono le 20e15, tra poco il mio essere tifosa avrà la meglio sul mio concetto di lavoro e lo manderò a benedire. 
Arriva. Dalla porta di ingresso, però. Il che implica che era altrove. "perfetto". 
Mi riceve alle 20,30 non scusandosi del ritardo. Parliamo amabilmente. Chiudo la questione in poco meno di un quarto d'ora e me ne vado. Scendo veloce, mi infilo nella mia pallina blu, schiaccio l'acceleratore, sperando di non dover sentire la partita dalla macchina. Arrivo sotto casa, trovo un parcheggio al volo, mentre faccio manovra il numero 7 segna, pochi secondi dopo la città è una bolgia di urla. Finisco la manovra, mi involo verso il portone del palazzo, mi trovo un messaggio del collega con una sola parola "Ripensaci". Io leggo, penso "mavaffa.." senza alcun sentimento negativo, ma proprio di totale disprezzo fondato sull'indifferenza a base caustica, chiudo il portone alle mie spalle e mi dirigo verso le scale.

lunedì 21 novembre 2011

siamo in vivo o dietro un vitro?

Diverso tempo fa avevo deciso di appartenere anche io, piuttosto attivamente anche, al social network più discusso. Per la stessa ragione con cui molti ci si iscrivono.."per sfizio". Ecco. 
Dopo un po' di tempo, all'incirca un annetto e mezzo, ho tolto le tende. Motivo? "Totale illibertà di espressione di lamentele e di gioia". Già.
Ho finito per imbattermi in una curiosità viscerale di maestri del farsi i cazzi altrui che, nonostante fosse azionata da conoscenti, ben conosciuti, mi ha portato come effetto ... "via via..vieni via di qui..niente più ti lega a questi luoghi..."[cit.].
Non mi sarei dovuta certo amareggiare e non mi sarei dovuta neanche applicare. Invece l'ho fatto, anzi, ho fatto entrambe le cose. E non perché mi dessero fastidio i commenti ai miei post (anzi), ma perché ogni volta che incontravo dal vivo quelle persone mi trattavano come una "poveretta" (letto alla HalloSpank di fabiovolo memoria). 
Considerato che non sono totalmente fuori di testa e riconoscendo alla rete un potere un po' deviato e deviante, ritenevo, tuttavia, che le persone, che ben mi conoscevano, avrebbero capito benisismo cosa di volta, in volta, annotavo. Invece no. Anche loro hanno finito per capire quello che più a loro conveniva. A volte con malizia o a volte con cattiveria pura. 
Così di ritorno da un viaggio (meraviglioso, il viaggio), ho cancellato l'account. Mesi di soddisfazione ritrovata. E poi?
Poi, dopo un anno e più, mi sono capitati due blog sotto mano. Vi ho letto, manco a farlo apposta, delle situazioni particolari, che mi somigliavano molto, almeno per quanto concerne le motivazioni sottese (l'errata interpretazione delle parole scritte e le offese gratuite, in ogni forma espresse) e ho capito. 
Ho capito che se ci resti male è perché hai "investito" quei soggetti (in vivo o in vitro, anzi dietro un vitro, che siano) di un certo valore che non è loro proprio, ma è tuo stesso. Ho capito che non bisogna mai aspettarsi nulla, ma al contempo prendere bene le misure al tutto. Ho capito che non c'è bisogno di essere adulati o di avere un popolo di fan adoranti, ma che bisogna un po' essre fan di se stessi per evitare che persone, nate al solo scopo di rovinare le giornate altrui (perché non ne hanno di proprie), possano scalfirti. 
Infine ho capito a che cosa servono i sensoriri nello smartphone nuovo, ma non ho capito perché, una volta abbassata la luminosità dello schermo, la tastiera non si illumina più....ehm..visto che di notte scrivo mail....se non vedo la tastiera...non mi resterebbe che dormire...accumulando il lavoro al giorno dopo...mmmmmmmm ma si...

domenica 20 novembre 2011

errori erranti errabondi

Sono tornata da poco da un'uscita brevissima. Quasi non ricordo neanche di aver messo il naso fuori, se non fosse per il fatto che questo, il naso, è diventato di ghiaccio e ora temo che si stacchi da me. 
Fissazioni da cartone animato a parte, la domanda classica che ogni donna, ma anche ogni uomo che si rispetti, si pone ad un certo punto della sua sua vita è: "ma che cavolo ci faccio con questo/a qui?".
Ora io non ho intenzione di sottolineare diatribe vecchie quanto il mondo, né tanto meno aprire una sorta di dibattito sull'inutile, direi piuttosto che prendere atto dell'evidenza e tentare di modificare qualcosina, beh quella sarebbe decisamente in mio potere. 
Dopo anni passati a domandarmi dove fosse l'errore (individuandolo per comodità di struzzo, con la testa in terra e il culo all'aria, in me) ho capito una verità facilissima. Il problema non esiste. E questo un po' come il cucchiaio, che, povero, non esiste. Già. Ammetto che non svolazzo tra le braccia di quel bocconcino di Neo, come se fossi Thrinity, in una meravigliosa tuta di latex e pelle con borchie, tra il sado-maso e la strafigaggine assoluta, ma ho desiderato farlo tutte le volte che ho ripetuto quella frase. Magra consolazione l'immaginarmi così. 
Non ci lamentiamo tuttavia, del resto la cosa divertente è che negli anni Neo, anzi, meglio Keanu è sempre stato un mio ideale, ma nei fatti sono sempre stata con persone assimilabili a meravigliosi personaggi che somigliavano decisamente ad altro. 
Tralascio, per puro rispetto di me, l'elencazione di questi campioni di beltade et sapientia, per affrontare altro. Ovvero la lamentela deliberata e assolutamente liberatoria.
Si. Perché basta con questi uomini (non me ne vogliano tuttavia quelli sani di mente, sempre più rari e sottoposti alla protezione, manco fossero dei panda) che non sanno comportarsi! Basta! Non vi reggo più! Qua non è che si discute sui massimi sistemi o di ciò muove il sole e le altre stelle [cit.], direi piuttosto che l'argomentazione si potrebbe ridurre al comportamento di base, ovvero la semplice educazione modello base, senza optional e senza troppa conoscenza del galateo. Insomma il tipico modello Giuditta [cit.] che va bene per tutte le stagioni. Il prossimo che non si comporta bene, io mi metto il mantello dell'invisibilità, rubato ad Harry Potter, e lo MENO di SANTA RAGIONE!!!!

venerdì 18 novembre 2011

the day after

Il giorno dopo, rispetto ad una qualunque cosa di media o rilevante importanza, ha sempre il sapore di qualcosa di strano. Una sorta di retrogusto anomalo. Nelle giornate successive ad una vittoria, esso potrebbe associarsi tranquillamente al profumo di rosmarino, per intenderci di quello che vien fuori dopo averlo rosolato con patate, un po' di carne di agnello e sfumato con del vino, misto al sapore delle nuvole rosa di Sorcina memoria.
Nelle giornate, direi uggiose, della propria esperienza quotidiana, il giorno dopo ha il sapore di lacrime affacciate al balcone delle ciglia inferiori e di un rantolio di raffreddore finto.
Ovviamente, il giorno dopo il mio compleanno, non ho avuto il piacere di assaporare il rosmarino.
Come è evidente ora, per riprendermi, mi sono prenotata una sessione di bellezza. Partirò più tardi alla volta del centro estetico (che dista dalla postazione in cui ora sto scrivendo circa...50metri) che mi terrà per estirpare ogni forma di peluria possibile, escluso i capelli (ci tengo a sottolinearlo), per poi passare ad una serie di trattamenti, a detta loro "una-mano-santa", che finiranno per togliere ogni stima di me, oltre alle cellule morte (e penso che alcune si suicideranno anche nel mentre), e che mi faranno ammettere, piagnucolante, che avrei dovuto provvedere, prima di entrare in quell'inferno.
Si. Perché nei centri estetici si va preparati. Mica si può andare come delle scofane allibite dal logorio della vita moderna [cit.]. No. A meno di rischiare, come me tra poco, le lamentele della malcapitata estetista, che avrà un lavoraccio da fare, tenterà un miracolo, come San Gennaro con la lava, e, infine, ti ammonirà dicendo "guarda avrei potuto fare ancora di più, ma se non prepari la pelle, sarà sempre un lavoro a metà".
Ora io non sono una che sta lì a metter pannelli fotovoltaici alle lucciole né tantomeno a schiacciare i punti neri alle coccinelle [cit.], ma, avendo un po' di cose da fare nella vita in genere, come tutti, e soprattutto avendo vari pensieri, più che reali occupazioni, non è che sto lì, tutto il giorno a "curare la mia estetica".
Ma pare che quanto io faccia è comunque "insufficiente". Ergo pago "profumatamente" le giovani esperte torturatrici.
Mi chiedo allora due cose: a) come mai il lavoro resta sempre insufficiente, se è il loro mestiere riparare anche alle tue dimenticanze assolute che ti hanno trasformato in uno sformato umano? (e non sono un caso disperato tipo mariangela la figlia di fantozzi); b) come mai io resto sempre calma e non decida di provvedere altrimenti? (tipo facendo una strage...)
Risposte che evidentemente resteranno insolute. Vi farò sapere appena sarò fuori dal tunnel di cera alba calda e scrubb salini zuccherosi.

domenica 13 novembre 2011

raffreddore o influenza?

Il cervello è annebbiato, ma quello è una costante da un po' di mesi. Del resto il saggio Fox lo aveva detto ed io mi sono limitata a constatarlo. Bene, e ora che si fa? nulla, direi; si viene assorbiti dal letto nella speranza di recuperare un'espressione umana visto che domani ci sarebbe un corso da fare e l'orario è scomodissimo. Rimpiango quando andavo in tribunale tutte le mattine e dovevo combattere su tutti i livelli, stare attenta a tutto e dimenticarsi del resto.
Ma in una domenica coma come quella che sto vivendo, non è che rimpiango sul serio tutto lo sbattimento e il giramento delle palle che ogni giorno mi toccava in sorte. Sono cresciuta? boh tredici mesi lontana dalla frenesia e non è che, poi, ne senta più di tanto la mancanza.
Intanto il domani è arrivato, carico di un bel freddo, di una luce calda e diffusa e di un vento che avrebbe pure potuto restare da dove è venuto.
Nel camminare a piedi sul corso umberto mi sono trovata a respirare come i miei cari e vecchi pesci rossi. Nonostante tentassi di assumere un'espressione più simile a quella degli umani, più mi guardavo nelle vetrine più vedevo un'orata affannata boccheggiante. Il raffreddore, misto ad influenza, fa brutti scherzi il lunedì mattina.
La genialità della giornata, in compenso, è sempre in agguato. Già. Perché ogni giorni ci si imbatte in geni di vario tipo, certo, ma pur sempre geni.
Quello che ho incontrato io guidava una punto grigia chiara. Dal bagagliaiospuntavano delle palme. Già esattamente delle palme. Quell'auto era tutta una palma.Ora ho capito quando alcuni miei amici affermano con certezza che nella loro auto entra tutto. Si si...come no...
Gatti (culoaculo) su macchina
 Problemi di differenziata...si va in giro con il sacchetto da buttare dietro al tergicristallo posteriore...olèèèè
il semaforo era sulla testa della mia auto...mi ero messa che era arancione...e in due secondi..tadàààààààà!!! [non si vedono ma ci sono altre due auto sul lato dx] geni..

venerdì 11 novembre 2011

Le vendette da due lire.

Ogni giorno mi trovo a combattere piccoli e grandi casini, una sorta di moderna wonderwoman che si fa largo tra una crisi economica generale ed una particolare, tra una piccola battaglia di neuroni impazziti e una guerra grande come la via lattea. Insomma almeno per ora, pare non sia prevista l'opzione stare in pace.
Ciononostante la vita riserva anche piccoli piaceri, non sponsorizzati in alcun modo da holding del commercio.
Ore8.25 autobus A3N in arrivo, lentamente come se fosse uno stanco bovino abituato alle grandi fatiche, incontro a gente numerosa alla fermata. Forse troppa rispetto all'orario, sospetto che sia saltata qualche corsa, mi faccio largo tra ragazzini liceali in modalita' filone e penso che anni d file mi sono almeno servite per questi momenti. Biglietto alla mano, oblitero mentre mi chiedo il perché visto che neanche uno spillo sarebbe entrato qui, ma io, in fondo, non sono uno spillo e un po' di spazio lo occupo pure. 

Pochi secondi e sento vociare. 
Controllore e controllati.
La questione sarebbe da definirsi annosa, Alessandro Siani ha fatto splendide battute sull'argomento a cui rimando volentierissimo, ma stavolta la mia attenzione é agli stadi massimi.
Vendetta...vendetta scema, ma è pur sempre una vendetta,no? 

Una ragazza ha appena avuto una multa, ma continua a questionare con il controllore e con le sue vicine di posto. Dietro i miei occhiali da sole large flashati rayban scorgo il volto della ragazza e dell'amica con cui si accompagna. Ascolto bene la voce e toh..le mie orecchie associano quella voce ad una già sentita anni addietro e mettono in moto l'archivio mentale... 
Due nano secondi per individuare la voce in questione e...alè..visualizzazione del momento. 
Casa di mia cugina, una serata tranquilla tra amiche della cugina e fidanzati vari. Tutte più grandi di me di 8/9 anni. Sottolineo la differenza perché allora ero ccciovane-assai.  Mentre si chiacchiera, si fanno battute, anzi io ne faccio un paio, una giovine donna, rotondetta, appena fresca di laurea in giurisprudenza, dice ad alta voce rivolgendosi a me "...non hai mai pensato di fare YOGA?sai potrebbe farti bene" alludendo non troppo velatamente alla mia "irruenza" giovanile. Il commento ha l'effetto di gelare tutti e la mia risposta è passata agli annali come la risposta più candida degli ultimi 20 anni. "faccio piscina. Il resto non esiste". La tipa tenta di continuare a difendere la sua idea, ma viene spazzata via dal cambio "strategico" di argomento. 
L'evento viene segnato nel taccuino. Torno a casa e nel ritorno penso "uh marò, ma qua la gente non sta proprio bene".
Sono passati anni. L'episodio è stato sommerso da anni di altri episodi. Ma stamani è rimbalzato fuori come un ghigno di Dottor Male. Si. Ho assunto la sua stessa espressione beata, con tanto di mignolino alzato vicino al labbro!!
La signora che faceva questione era la stessa persona che "scendendo-dalle-coglie-di-Abramo", postasi su di un piedistallo immaginario di vecchiaia e saggezza inesistenti, aveva detto a me "FAI UN PO' DI YOGA" ecco cosa accade. Piccole gioie della vita. Evidentemente PISCINA ha fatto meglio a me che YOGA a lei, se i risultati sono A) non obliterare il biglietto, occupando un posto sul bus abusivamente, B) fare l'avv a tempo perso e prendere a torto questioni con il controllore, che, a ragione, voleva denunciarla per FRODE, C) RENDERSI CONTO CHE IO ERO Lì VICINO, Perché PALESATAMI ALL'AMICA CON CUI VIAGGIAVA, NON HA AVUTO PIù IL CORAGGIO Né DI QUESTIONARE Né DI PROFFERIRE ALTRA PAROLA...eppure io ho detto solo che "litigare con i controllori di prima mattina per me è piacevole, perché o ho l'abbonamento o ho sempre il biglietto obliterato". 
SOTTOTITOLO "ti ricordi di me? e allora ricorda che LA SUPERBIA Andò A CAVALLO E Tornò A PIEDI e se sei sul mio taccuino, attenta che potrei sempre anche azzopparti" 
La soddisfazione è stata immensa. Cioè proporzionale al secondo in cui mi sono resa conto che è vero che la vita è un posto simpatico in cui stare. Soprattutto se hai l'abilità di annotare le cose, tenerle buone e sapere che arriverà il momento in cui esse verranno vendicate. Certo immaginare che un controllore fosse mio vindice, non l'avrei mai detto, però di sti tempi, tutto fa brodo!
Il resto della giornata è stato un'altalena di casini fatti e disfatti, insomma una quotidiana ruota panoramica, con un nervo infiammato a tratti e rompiballe ad intermittenza.

martedì 8 novembre 2011

mmmmmmumble

La mattina è iniziata con una immagine piuttosto complicata da digerire. Dei cani di ceramica, in scala 1 a 1, tutti legati con catena doppia, gli uni agli altri e tutti all'inferriata che si stagliava dietro le loro code lucide e compatte. 
Cosa possano fare circa 10 cani, di varia razza, di ceramica legati non ne ho idea, ma, di certo, ho pensato "cavolo, allora una notte al museo non è nulla in confronto!".
Non è che io voglia per forza raccontare tutto quello che vedo o noto, ma da quando ho letto su di un testo di Max Pohlenz che la filosofia è meravigliarsi, ho applicato questa espressione alla vita e ne è uscito che tutto quello che si vede ogni giorno, in fondo non lo si vede abbastanza bene quanto lo si dovrebbe, per cui ci si meraviglia poco. E non fa bene alla vita meravigliarsi poco.
[Rimando chiaramente alla lettura del testo di Pohlenz sulla stoa, più che intrattenervi io stessa sul contenuto del testo e sopratutto sul perché io lo abbia avuto tra le mani (per poco meno di un mese, prima che la biblioteca mi mandasse dei cani reali a riprendersi il libro sacro)]
Accanto a questi cani legati oggi ho conosciuto un cane meraviglioso. Sembrava me da piccina. Certo, detta così magari fa strano, ma è presto chiarito il dilemma. Questo cane, enorme beige-bianco, andava in giro con in bocca il suo guinzaglio rosso e la padrona, una signora anziana, allegra e bassina, al fianco, ogni persona che vedeva gli stampava il suo naso addosso e porgeva la testa per farsi fare una coccola. 
Sia chiaro giusto una grattatina o una carezza e poi tirava avanti contento, guardando la sua padrona, che lo riguardava fiera di avere un cane meraviglioso. 
Ora io da bimba non è che andavo a stampare il mio naso addosso alle persone, nè tantomeno porgevo la mia capoccia piena di capelli scuri, ma salutavo tutti. Indistintamente, sorridendo anche. Sottolineo anche che se non mi si rispondeva, perchè ero nel passeggino e quindi non mi si vedeva (i soldi di cacio sono piccini), i miei mi raccontano che tiravo i pantaloni o le gonne delle persone in questione e mi facevo salutare. 
Di certo, a quell'età, avevo capito come ci si fa a farsi rispettare. Se una persona non ti saluta, non lo annoti su di un taccuino mentale sotto la voce "niente saluto la prossima volta", ma gli vai vicino e gli fai notare che sarebbe garbato essere risposto nel saluto. Chiaramente se non ti risponde, ci sarà qualcun'altro che lo farà e alla persona scostumata non ci si penserà più.
Bello il mondo da un passeggino. Ora invece lotto con la ricerca di un lavoro che sia tagliato su di me in tempo di crisi, con amiche che sono esaurite dagli eventi e che sono perse per l'Italia, se non per il mondo, con dei genitori che mi vorrebbero "sistemata" per crearsi nuovi problemi (giusto per aver qualcosa a cui pensare e non stare sempre senza far nulla) e... dimenticavo, lotto anche con altalenanti problemi di sottostima e sovrastima, che, come lo Spread di questi giorni, schizzano da un valore all'altro al suono di una indiscrezione. Infine lotto con la questione di tutti i tempi: trovare una persona per bene che si immoli come martire, al fine di trasformarsi in mio marito. 
Siamo onesti, nessuna donna è una santa. O per lo meno non in vita e non ora con tutto quello che mi capita. 
La lista di persone anomale incontrata è lunga. E ancora oggi, proprio in questo momento, credo di non aver posto un termine a ciò. Evidentemente vale la regola che loro sono tanti io una e pure un po' sfigatella, anche se poi sta storia è relativa.
Sfiga a parte ora vi lascio. Vado a rispondere al telefono. Un altro campione di intelligenza mi sta chiamando per una sostituzione in tribunale domani.

lunedì 7 novembre 2011

domande e pensieri insoluti

Discorsi da autobus. Oggi ho preso il "legal-bus" quindi niente politica, ma solo scambi di adempimenti, come se fossero delle figurine di paniniana memoria. Di solito, invece, non mi va così bene. 
Storicamente gli argomenti più quotati sono quelli politici. L'uomo-da-autobus è un essere socievole, ama discutere del quotidiano, dal luogo comune alle ultime notizie che, in napoletano-slang, diventano cose impronunciabili e, spesse volte, anche inenarrabili. 
Ricordo tempo fa una signora anziana ingaggiò un discorso politico con una ragazzina.
La ragazzina perse amaramente il confronto.
La signora aveva portato al suo mulino argomenti decisamente convincenti: signurì, qua nun c' sta' cchiù nient! vulit' scioperà, scioperate, ma tant' e sold' ind' è sacc n'è tenit' comm'a me!!! [signorina, qua non c'è più nulla! volete scioperare, scioperate, ma tanto i soldi nelle tasche non li avete come me!]
L'altro ieri una giovane collega di lavoro ha tirato una questione, sempre politica, con altri passeggeri sardina. Io ero attaccata addosso, credo, ad un bersagliere, che, a sua volta, tentava di non immischiarsi nella faccenda e di tenersi al signore che gli stava praticamente davanti e così via. Non c'era spazio manco per respirare, mentre la tipa addirittura, presa dal furore, si agitava, dimenando la sua borsa e producendo effetti devastanti nelle sardine vicine. 
Il bersagliere, stanco, credo più della discussione, ad un certo punto ha mosso la sua borsa (grande quanto me). L'effetto è stato un immediato silenzio e la mia più totale approvazione. Ma, purtroppo, è stato solo un attimo. La giovane collega aveva proprio il "genio in corpo" e come se nulla fosse, ha continuato. Alla fermata successiva, le sardine vicine sono uscite in blocco, alla stessa maniera di bolt allo start dei 100 mt, mentre lei decideva di continuare nel suo comizio elettorale direttamente con l'autista che, per fare spazio, aveva incautamente fatto spazio aprendo un mezzo sipario di vetro che lo tiene distante dagli animali che trasporta. Pover'uomo. In anni che uso la CTP, ebbene ho potuto assistere a cose mirabolanti.
Perle di saggezza restano scolpite nel tempo come "nella vita ci vuole calmezza!!" od anche "la calmità serve sempre!" e come non essere d'accordo del resto..
La vita da autobus è una vita dura. O se non altro una vita di teatro.

domenica 6 novembre 2011

ricordi

Il caso non esiste, ancora una volta. Nonostante brutti sogni in cui si piange tutte le lacrime, che si erano ricacciate giù in un posto segreto.
E non esiste neanche quando si accende la radio e, un po’ per fortuna un po’ per una ragione inspiegabile, ti passa una canzone, che ti fa pensare melanconicamente al mare e agli ultimi giorni di estate, quando il sole è dorato e non più ramato. Quando la sabbia non è più calda alle sei del pomeriggio, quando pensi che è proprio in quel momento che i fuochi sulla spiaggia, evocativi di sere spensierate e propiziatori di nuovi pseudo amori, dovrebbero essere fatti.
Magari con una bottiglia di birra chiara in mano e una amica fidata, che ti permetta di straparlare di quello che ti passa per la mente, senza giudizi.
Finendo per brindare con le bottiglie, mezze svuotate, al mare, al futuro senza nuvole e ombre e a quell’amore che ognuno si merita.

Malibu - Hole.

giovedì 3 novembre 2011

perdere e attendere

le mattine non iniziano mai tutte identiche.
per fortuna.
a volte, la fortuna non ce la vedo quando devo andare a fare le analisi del sangue e noto che, dopo un decimo di secondo che si è rientrati a casa, io sono con la faccia nel latte e gli altri già urlano come scimmie ad un bingobongoparty.
le urla, ovviamente, non sono terminate se non una mezz'ora fa, quando sono stati lanciati, a mo' di alici per le foche da circo, biscottini..ma se po' campa' accussì?
domande filosofiche e filosofali, che, stamattina, non trovano risposte, esattamente come prevede il codice filosofico dei bravi filosofi filosofeggianti. in questo caso, la fortuna mi assiste, perché di filosofico in me c'è veramente tanto poco quanto nulla.
attendere, prego.
così attendo, e me lo ripeto ogni volta che ho davanti a me la possibilità di chiudere delle esperienze con il botto. tipo la possibilità di poter dire a quella parte di mondo, che ignoro e da cui vengo ignorata, che esisto anche io. magari effimera e bella come una piccola stella senza cielo del liga.
attendere, prego..
la trottola. forse anche lei attende la spinta a muoversi freneticamente, come me ieri.
una giornata passata appresso e dentro i mezzi pubblici. con un freddo che mi ha regalato il primo mal di testa da cattivo tempo.
ben tornato freddo...ma non dovevamo vederci più? ma non ci eravamo detti che non potevi ritornare se non quando mi trovavo una stufa seria? e che fai, ti anticipi? mi metti fretta? mica posso fare telefonate a chi non è più in grado di volere essere la mia stufa?
anche queste, domande insolute.. del resto ho sempre immaginato l'inverno come un vecchietto scorbutico dalla barba lunga e bianca, che, se sta di genio, ti regala dei quadri meravigliosi in cui io, tu, gli altri, il mondo, non possiamo che essere una graziosa macchia di colore. come in un quadro di monet..in una ninfea d'inverno..
attendere, prego...

e poi perdere...
perdere tempo in un inspiegabile momento di follia maniaco depressiva.
perdere la testa per qualcuno, il quale, a sua volta, l'ha persa già per qualcun'altra e che vuole qualcun'altro ancora.
perdere la pazienza. in un attimo, a me, spesso, anche meno del tempo necessario a definirsi attimo. forse i neutrini, di gelminiana memoria, sono meno rapidi pure della mia incapacità a tenermi stretta la pazienza in certe situazioni.
perdere le chiavi. beh quelle una volta le ho perse persino attaccate al quadro della macchina, lasciata in un parcheggio aperto, pubblico, in compagnia di tantissime altre auto. chiuse. eppure quella volta la macchina con le chiavi attaccate le ho ritrovate. forse la fortuna del principiante.
perdere una vita appresso agli autobus della linea provinciale che ti portano in città se non sono in sciopero,ma in ritardo; se gli autisti sono stati pagati, ma in ritardo; se ti gira bene, ma loro sono inspiegabilmente in ritardo; se hanno fatto benzina, ma nel frattempo si sono accumulate le corse e non si è capito chi doveva venire prima e chi dopo; se, correndo come una pazza per raggiungere la prima fermata utile, loro (gli autisti malefici) guardandoti dallo specchio retrovisore ti chiudono le porte e ripartono lentissimi e a quel punto ti parte una maledizione inenarrabile, ma loro, questa volta, dicono di essere in anticipo, poi prendi quello successivo e sul corso...ti accorgi che la tua maledizione è andata a buon fine, con buona pace del tuo ritardo.
perdere tredici mesi di lavoro, di vita sociale e di relazioni con il mondo, solo perché, tredici mesi fa, ho deciso di aver bisogno di una pausa, ma la pausa ha preso me e mi ha preso anche il tempo, la vita e la carriera. buttando, quasi, ma forse ora non saprei proprio, alle ortiche 29 anni di vita.
certo, arrangiata, arrabbiata, intossicata, divertita e divertente, incasinata, non troppo esaurita ma decisamente viva.
ma a quest'ora, a questo punto, con una mezza lacrima, affacciata al balcone della palpebra inferiore, indecisa se fare bunjin jumping o meno, non posso più attendere né perdere.

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