mercoledì 28 dicembre 2011

mumble mumble

oggi ho la coscienza di chi potrebbe continuare a ripetere all'infinito mu-m-ble-mu-m-ble con la stessa imperterrita cadenza, senza variazioni di rilievo e soprattutto senza inglesisimi, lasciando la u al suo suono di u e il ble al suo suono di ble, né troppo aperto né troppo chiuso.
sono stata in giro. ieri pomeriggio e stamattina. in entrambi i casi sono stata sorpresa dalla mia totale incapacità di pensare altro oltre all'espressione mu-m-ble.
la crisi è crisi pre tutti. scimmiottando il vecchio adagio che "la guerra è guerra per tutti, come disse la vecchiarella". I negozi parrebbero alla canna del gas, l'antico e non-nobile mestiere dell'azzeccagarbugli declina su di una scoscesa rapidissima fatta di mediazioni, conciliazioni, saputelli del fottimento lavoro altrui e di una vischiosa cattiva fama procuratesela negli anni, anzi nei secoli.
mi sono sempre chiesta come mai, non essendo capace di fare altro oltre al mio lavoro, tutte le altre categorie, al contrario si "fregiassero" di saper fare anche il mio di lavoro. mi sono sempre chiesta, cioè, come mai tutti si sentono avvocati. insomma per sti tempi bui, dove solo nella campania si contano più avvocati che carcerati e tubi di fecali scoppiate con risse annesse, è mai possibile che il mestiere del "levaimpicci" sia così facile? dal basso dei miei 23 esami, dall'infimo gradino della mia abilitazione e dalle sabbie mobili della conoscenza del comportamento umano, ultimamente mi sono resa conto di aver fatto una scelta di parcheggio a lunga sosta. Come accidenti sia possibile? mu-m-ble-mu-m-ble-mu-m-ble-mu-m-ble.
apro e chiudo parentesi, graffe, quadre e tonde a seconda della necessità. mi invento nuove soluzioni ma fondamentalmente sono giorni in cui penso di dover modificare seriamente tutto. rivoluzionare, compiere una seria inversione di marcia, andare controcorrente come un salmone, tentare di schivare l'orso yoghi in teleconferenza con l'orso bubu e l'orso greezly, e magari vivere, smettendo di sopravvivere a tutto.
vi lascio con una domanda senza soluzione o con la curiosità di averne una. può una brava ragazza trovare pace?

sabato 24 dicembre 2011

rendiconti e resoconti

La vigilia di Natale è un tempo congeniale alla rendicontazione e quindi alla resa del dispari.
Questo 2011 è stato un disastro. Emotivamente parlando, lavorativamente parlando, socialmente parlando. Le mie finanze in rosso profondo si stanno assottigliando così tanto da poter somigliare ad un telo di lino consunto. Per non parlare del resto della mia vita. La mia fortuna alberga nel fatto di non dover pagare un'analista per farmi dire cose che già conosco, ma sopratutto posso fare a meno pure di mille cure antistress, visto che con lo stress convivo una bellezza.
Le radici di un male, invisibile, ma purtroppo presente, si sono manifestate chiaramente con la parabola discendente di alcune piccole rinuncie. Ad iniziare con la mia impuntatura di non voler più far parte di un certo studio. Eccomi allora nel momento in cui, i primi di ottobre 2010, lascio l'abominio innominabile. Un accenno al disastro imminente ad agosto per poi scatafasciarsi a dicembre, aprendo un anno decisamente non buono. Anonimo, poco fruttifero, con tante speranze deluse e pochissimi risultati.
E ora? basterebbe così poco per pensare ad un anno migliore. Quasi basterebbe un sorriso o una pacca sulla spalla.
Non è un blog di rimpianti o di assoluta commiserazione. Mi romperei troppo le scatole a farne uno così. Ma mi rendo conto che, a volte, quando si fanno i conti, c'è sopratutto il brutto ad emergere e solo dopo aver ben pulito qualcosa di più.
Ora non resta che avere la stessa pazienza di un cercatore d'oro e la stessa meticolosità, la stessa sete e frenesia. Prima o poi le pepite salteranno fuori dal marcio. Nella loro lucentezza e nella loro purezza. E a quel punto sarà difficile nasconderle nuovamente nel fango.

domenica 18 dicembre 2011

pensieri senza catene

Il profilo, lasciato necessariamente libero da ogni indicazione, oggi mi sembra da doversi completare in qualche modo.
Mi stavo lavando i capelli e pensavo alla condizione di tutti i giorni in cui mi trovo, così descriversi potrebbe essere utile pure a me.
Precaria e libera professionista ad un tempo. In cerca di un equilibrio stabile, quando l'equilibrio è una cosa così mobile che solo i funnamboli possono sapere. Chiamo al cellulare la pace e questa mi rifuta la telefonata, che dovrei fare? incazzarmi pure con lei? avrà le sue ragioni, in fondo, se ci si pensa. Ho ascoltato Fox e mi sono accorta che essere scorpione porta solo svantaggi, mi chiedo allora perchè io ho scelto di nascervi? per giunta in terza decade con ascendente in sagittario, portando un nome che contiene la storia di entrambi i simboli? e allora qua lo zampino della sorte....

giovedì 15 dicembre 2011

pacatamente, ma anche no

Da stamattina ho la testa simile ad un frullatore in funzione. Le idee vengono di volta, in volta, macinate, frullate, sminuzzate e appoltigliate. Passano veloci alcune, altre stanziano più a lungo fino a diventare sabbia per poi scivolare via dagli occhi, mentre si è rapiti da una voce o da un gesto.
Sono rimasta attonita nel guardare i miei minuti di conversazione consumarsi appresso ad una folle e assurda presa di posizione e, alla stessa maniera, sono rimasta attonita nell'osservare come la gente sia oramai inqualificabile.
Nel giro di poco, direi di una manciata di giorni, sono stata capapultata da un sogno ad un incubo e poi alla regolare mediocre realtà stagnante ben nota. Sembrava avessi trovato l'America, ho trovato una catapecchia pericolante e pure più pericolosa di un coccodrillo agitato.
Ma la vita è strana, non c'è da meravigliarsi mica se quello che appare non è, quasi mai, la cosa realmente migliore. Resta però una domanda: perchè chiudere ermeticamente quelle situazioni che sono già chiuse ab initio, le quali non avranno alcun influsso sulla tua vita restante?
Ecco il reale problema. Anzi l'accusa che mi si muove da sempre. Il lasciare porte con spiragli. Riscontro a mio favore solo che la vita attuale non può essere fatta di totale chiusura verso le "brutture" del mondo, come se queste non esistessero. Ritengo chiaro di non dover agire di modo che queste influiscano negativamente sul proprio modo di fare, ma la società impone di non vivere su di un cucuzzo della montagna e di trovare una prudente soluzione [autorevole cit.] che ci metta al riparo da figuracce e, al contempo, permetta di sopravvivere con molta eleganza e signorilità.
Mi chiedo, però, come reagire tutte le volte in cui sembra che ci manchino di rispetto proprio su quel lavoro che si crede di compiere bene tutti i santi giorni? Basta una dedica su di un libro, a fine testo, a mo' di ringraziamento, per riappacificare tutta l'anima? Può essere sufficiente la consapevolezza del "è meglio perderli che guadagnarli" a pacificare una rivolta silenziosa che parte dal basso dello stomaco e raggiunge in un attimo la bocca dello stesso per sputare fuoco e fiamme?
non lo so, per ora, sto valutando tutte le accuse che mi sono state mosse, sto decidendo quale di queste possano realmente finire per servirmi e quali, invece, poter cestinare.

sabato 10 dicembre 2011

quando twitter non basta

Avevo scritto sul mio profilo twitter che 140 caratteri sono un po' pochini così mi trasferivo sul blog.
Ieri le solite discussioni con tutti. Capitano periodi di pantani da basso. Vie lunghissime ancora non bonificate che ogni volta che piove sembrano risaie malsane e poco produttive.
Intanto le cose scorrono, vanno come devono, senza che nessuno possa dire di fare qualcosa per te o che tu possa fare altro. Eppure senti di dover dare spiegazioni. Come piccole giustificazioni dal sapore un po' acre e un po' amaro.
Ho scoperto, da un esperto di pubblicità, che i blog non possono contenere cose troppo lunghe, che deve rispondere ad un'esigenza di immediatezza, che certe cose non possono essere scritte sul web, ma dovrebbero avere una veste grafica editoriale, tale da finire dimenticate su di uno scaffale di una libreria semisconosciuta.
Così, dopo aver appreso questa verità ineludibile, piegata nel morale da una oggettiva incapacità di comprendere perché mai nessuno ha più il tempo neanche di passare due volte sullo stesso sito, come se fosse un e-book workin' in progress, ho deciso di creare una pagina interna per tutti coloro che, sfidando ogni sorta di ragionamento di velocità, vogliano impiegarci più tempo e, magari, decidano di sorbirsi un racconto lungo una vita, ovvero 20 minuti di lettura.
Il giorno in cui si afferma che anche il tempo di una lettura è contabilizzato è arrivato. Cavolo ed io non mi sono adeguatamente organizzata. Sono qui a scrivere le parole che mi girano nella testa e non sono riuscita a esprimere in altra maniera.
Ho visto cose un po' complesse e complicate in queste settimane, molte di queste non mi sono piaciute, ma non sono in grado di dire che queste siano giuste o sbagliate, né tanto meno mi sento di giudicarle con fare asettico, come se fosse un adempimento sterile di controllo rispetto ad una regola e la sua deviazione sia, necessariamente, una cosa contraria ad essa. Quindi sbagliata, scorretta, da non farsi e preferibilmente da non ripetersi.
La verità è che qualche volta non ci si sente all'altezza di quell'immagine che, negli anni, abbiamo prodotto di noi stessi. A volte, per fortuna non è una malattia che dura a lungo, quel momento, scivolato come un abito di raso sulla sabbia, finisce per incastrarsi come una foglia di insalata tra un canino e un premolare e a far bella mostra di sé nel sorriso ignaro del mangiatore d'erba. Ma la foglia di insalata si sgama, come si sgama il disagio di aver sorriso a 32 denti al nostro interlocutore e capita che pur togliendoci, grossolanamente il fastidioso spuntone, di ripensare a quel momento. Ecco quello che è successo a me, potrei riassumerlo come un pezzettino di friariello verde scuro incastrato tra un canino e un incisivo proprio lì davanti.
In compenso posso dire che sono stata così brava a portare il friariello, con tale dignità, freddezza ed indifferenza, che non si è notato troppo. Ottima dissimulatrice.

martedì 6 dicembre 2011

mefistotelica passione

In preda al solito istinto di shopper mai pentita, più di una busta di plastica non riciclabile ma al massimo utilizzabile finché carta di credito non si svuoti a colpi di stiscie, ho acquistato un po' di roba di makeup. Non ci penso proprio a farne una "recensione", troppi siti sono già dedicati a questi temi, ma mi permetto una riflessione sul complesso dell' i-lovvo-shopping-anche-se-non-ho-budjet.
Quante volte è capitato di avere la sensazione mefistotelica della negazione che provoca l'immediata voglia assoluta di volere una cosa? ecco non so a chi legge queste righe come sta messo con la propria volontà e sicumena, ma io, ultimamente, di mefistotelico ho decisamente tanto!
Il conto sta andando in sofferenza, ogni volta che osservo l'estratto mi sento come davanti ad un muro del pianto, divisorio tra me e la consapevolezza che devo smettere di eccedere negli acquisti.
Dopo aver congelato anche l'ultimo istinto all'acquisto e aver finalmente fatto pace con il mio "stipendio", mi sono resa conto che stiamo in periodo di regali...che fare? mefistotele posso metterlo a riposo o me lo devo portare appresso come la scimmia Jack sulla spalla di Capitan Barbossa? mentre penso alla migliore soluzione possibile, vengo interrogata dalla mamma su di un problema simile a quelli insoluti matematici...


domenica 4 dicembre 2011

pensieri accartocciati

Stamani mi sono alzata pensando come se stessi scrivendo un racconto dei miei, di quelli che, di solito, non faccio mai finire. Mi dà un po' ai nervi, in effetti, dover mettere la parola fine ad un racconto. Del resto chi dice che una cosa che si racconta deve per forza di cose finire?
Pensavo di "pubblicare" qui, in attesa di un (mega)rimorso di coscienza da parte del mio alter-ego maschile e di 29 anni più grande di me, un racconto lunghetto ma particolare...
Ieri sono stata in giro all'Ikea, dopo aver viaggiato per lungo e largo per la Svezia formato famiglia italiana, provato tutte le sedie, materassi e divani, mi sono intalliata nella scelta di un'orchidea, finendo per tornare a casa senza pianta, ma con un cuscino di piume.
Chiarissimo a tutti gli psichiatri di turno il collegamento tra un cuscino di piume/piumino e un'orchidea. Costo dell'impresa? 15,11€. Si, i prezzi sono aumentati e l'Ikea te lo dice serenamente, pacatamente [cit.] e, aggiungerei anche, con vibrante soddisfazione [cit.] alle casse con una scritta inquietantissima "non abbiamo avuto il tempo di aggiornare i prezzi perché è aumentata l'iva dal 20% al 21% per cui i prezzi ve li maggioriamo alla cassa" è come dire "vi è piaciuto il debito?"...bah...
Finalmente ho capito come accidenti si mettono le foto su twitter (la tecnologia avanza ma io resto ancora alla fermata dell'autobus, anzi della diligenza).
L'ennesima questione calcistica alla radio, tifare è un problema ultimamente.
Fox continua a spiarmi... è mai possibile che per sapere cosa fa lo scorpione continua a descrivere la mia vita? a-ri-bah....

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