sabato 21 gennaio 2012

dopo tutto

dopo tutto, mi ripeto, sono solo cose che capitano, che sono state decise, scelte. Dopo tutto sono cose che avremmo dovuto pensarci prima o, forse, le abbiamo proprio volute così. E allora esse, giustamente, accadono. Non sempre per dimostrare che nella vita tutto è basato su di un complotto, su delle farse che noi stessi continuiamo a ripeterci e a riscriverci di volta, in volta, dietro fantomatiche quinte. A volte le cose devono semplicemente cadere. Come i massi quando vengono attirati giù per via della forza di gravitazione.
Il quando essi cadranno, certo, non sempre è prevedibile al millesecondo, ma già il solo fatto di metterlo in conto dovrebbe permetterci di costruirci un riparo solido.
Ma non è sempre così che avviene.
Ci sono delle cose che, magari, non pensavamo dovessero avvenire così in fretta, come ad esempio una rottura, un confronto troppo violento, uno slinding doors non voluto, eppure, senza chiederci il permesso, esse chiedono strada nella nostra vita.
A me è capitato poco tempo fa, ancora raccolgo i pezzi della mia vita e ancora sto cercando di gestire la rabbia e il rancore, da una parte, e la consapevolezza dell'evento mista ad una certa rassegnazione pacata, dall'altra parte.
Perché quando qualcosa finisce ci si domanda cosa si è fatto per averla fatta terminare, ci si impiega giorni, mesi, anni. Si analizzano nomi, persone, fatti accaduti ed intenzioni mai provate, per poi concludere il caso con un "forse era solo una questione di tempo" o, peggio, "non c'era nulla prima, né altro ci sarà avanti, quindi non pensarci".
L'altro giorno ho fatto esami. Un ragazzino ha sostenuto l'esame con me (un delirio) interrogato, mi ha riproposto alla mente un passaggio della dottrina di San Tommaso d'Aquino. L'anima, una volta creata, esiste, nel bene e nel male potrà dirsi vivente, ma l'unico suo peccato più grande lo potrebbe pagare con il suo anni(c)hilimento, cioè ritornare nihil, nulla, non essere mai esistita. E lì son cavoli.
Mentre parlavo con un'amica mi veniva in mente questa espressione. Forse perché l'amica mi ha intrattenuto su questioni inerenti l'esistenzialismo o, forse, perché mi andava di rifletterci su, ma, di fatto, pensavo "io non sono Dio (per fortuna sua) e non posso render nulla qualcuno o qualcosa, pur anche mi abbia fatto del male". Posso solo tentare di dimenticare o perdonare.
Entrambe le cose sono nobili e per questo difficili.
Il passato è tale, ogni giorno bisognerebbe ricordarselo, per essere più leggeri e per essere vivi. Ma non è mica sempre così facile? Se penso che, per un anno e mezzo, la mia vita è stata bloccata come il mio garage, che mi è stato espropriato per lavori (pareva cadesse il palazzo, ma purtroppo tale evento non è avvenuto), devo davvero darmi una sgrullata. E allora la sgrullata della polvere e dei calcinacci che mi sono piovuti dal cielo me la dò sul serio.
Dopo tutto, c'è sempre qualcosa di bello che deve avvenire. Dopo tutto, c'è sempre la vita che spinge ad andare avanti. Dopo tutto, chi ci ha creati non ci ha fatto bifronte per osservare sempre il passato e contemporaneamente il futuro e perderci il presente. Dopo tutto siamo noi a scegliere cosa dobbiamo osservare o semplicemente cosa vogliamo. Dopo tutto oggi c'è un sole meraviglioso che fa capolino nella mia stanza rendendo tutto ambrato e caramellato, che mi fa pensare che l'estate sta per venire, nonostante siamo ancora a gennaio.
Dopo tutto..

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