venerdì 10 febbraio 2012

pingpong e flipper

Potrebbero tranquillamente essere nomi di due simpatiche bestiole da compagnia, invece, oggi direi che rappresentano il riassunto della settimana che si è appena conclusa. In realtà, non mi riferisco ad un ambito preciso, ma è la sensazione che mi accompagna da quando, a venerdì terminato, mi sono resa conto che avrei dovuto fare qualcosa per avanzare nella fila "ufficio-richiesta-dono-ubiquità".
Eppure amiche mi hanno detto, però, che, una volta avuto il dono, possono capitare degli intoppi, chiaramente allora le file da farsi contemporaneamente saranno all' "ufficio-difetti-di-funzionamento-ubiquità" e, in casi più gravi, "ufficio-reclami-ubiquità-difettosa". Certo poi è tutto in discesa.
E se ci si pensa un po' tra discesa e salita, in fondo, non c'è che la differenza di una direzione.
Mi spiace quando, pur dando il massimo, non riesco a completare tutto.
Da un po' di tempo credo di dover pensare alla vita, togliendo via lo "sbattimento". Si tratta un po' come dire, do' il massimo senza dovermi sentire al minimo.
Quante volte capita che, soffrendo di ansie varie e miste, una persona si dia tantissimo da fare e poi non conclude quasi nulla. E quante volte, al contrario, capita di osservare persone che riescono, quasi senza il minimo sforzo apparente, ad ottenere risultati incredibili.
La spiegazione, forse, l'ho rintracciata in uno di quei testi di "selfmade", che ogni tanto mi propino come se fossero balsamici, per tentare di capire perché alcune cose non mi girano come vorrei. E la soluzione, dicevo, è semplicissima.
Le persone, tutte le persone, si danno da fare. Ognuna con i risultati che "cerca".
Vale, cioè, la regola del "mise en plate" o come si scrive (il francese non è il mio forte). Quando si cucina per ottenere un risultato eccellente, non quindi mediocre o di poco sufficiente, infatti, bisogna essere attentissimi alla cura degli elementi, che dovranno finire nel piatto. Ogni elemento, che si vuole usare per formare la propria pietanza, deve essere perfettamente pulito ed adagiato nel suo piatto e tutti gli elementi insieme devono essere a portata di sguardo e di mani. Il piatto, poi, si cucinerà praticamente quasi da solo. Se ricordate di accendere il fornello giusto.
Ebbene io mi sono sempre sbattuta avanti e indietro, e continuo a farlo perché non si cambia mai in realtà, ma mi sto imponendo di fare come quando cucino. Cerco di curare i dettagli, mentre la sostanza viene da sé, perché la porto io stessa.
Cosa è cambiato? beh che la sfiga continua ad esistere, perché quella si è affezionata a me, ma almeno adesso il mio fegato sembra essere di dimensioni "umane".
Da consigliare a tutti, magari con un ottimo vino frizzantello fresco o, in caso di giornate uggiose come quella odierna, una bella cioccolata calda con una spruzzatina di panna. Che fa tanto abbraccio.

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