lunedì 9 aprile 2012

c'è un momento in cui schiacciare il freno e un altro l'acceleratore.

Da quando ho memoria, ricordo che c'è sempre stato un momento preciso in cui io ho schiacciato un pedale e un altro, in cui ho quasi sfondato l'altro.
Per una qualche ragione non troppo sconosciuta, almeno a me, so di aver decelarato un po' di tempo fa e di aver spento i motori.
Ho atteso che la tempesta passasse. Non si può remare contro onde troppo alte e ingestibili. Bisogna tenersi sotto coperta, cercare di tenere salde vele e alberi, non arrendersi e non spezzarsi, ma al massimo piegarsi, esser duttili come le canne, in attesa di dare ai venti, favorevoli, le vele.
Ho fatto questo. Finché la mareggiata da cui mi sono fatta travolgere non è terminata.
I danni riportati sono pochi. Ho tenuto insieme quei vecchi pezzi che formano la mia anima, come si può tenere insieme una vecchia nave mai domata dai mari.
Le ferite riportate sono state piccole, ma come le schegge che bruciano più di uno squarcio e che danno quel fastidio insopportabile, ho deciso di rimettere a nuovo l'intera nave.
Così ho riportato i legni in un porto sicuro.
Non mi sono iscritta in palestra, nè ripreso (ahimè! in questo caso) piscina [ma a breve tornerò a nuotare per sopravvivere], ed ho preso qualche chilo, che non mi dispiace. Mi fa compagnia.
Ho aperto un blog (ve ne siete accorti, forse). Una finestra sul porto, la definirei, in attesa di ritornare a navigare per i mari veri. In questo momento ho persino bigodini in testa colorati, maglia del pigiama extralarge e sto pensando fortemente a Bridjet Jones quando dice che potrebbe esser mangiata dai cani alsaziani.
Forse mi sono messa un po' troppo comoda nel mio porto. E però mi accorgo di non esser più tanto tranquilla. Il mio animo inizia a scalpitare. Oggi ho rivisto il mare, la luce che lo dipingeva di argento e oro chiarissimi. Che voglia restare lì.... Ma domani il dovere chiama. Come, in realtà, chiama anche adesso che mi sono resa conto di necessitare di un'ullteriore settimana di lavoro "matto e disperato" [cit.] per rimettere le cose sul loro binario.
Mi sono accorta di aver cambiato la posizione del mio piccolo natante. Sento il mare che mi richiama. Lo stesso che mi ha respinto un po' tempo fa  adesso mi sta dicendo di fare le valigie e di portare non più solo i sogni con me.
Non ci sono più le ferite, non ci sono più le condizioni per cui bisognava tenersi al riparo, ora c'è da andare allo scoperto. Far bella mostra di sé e andare spediti. Ad ognuno il suo tapis roulant, le sue scale e la sua strada. Io prendo la mia, grazie con un mojito e un po' di stuzzichini vicino.

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