martedì 1 maggio 2012

le taglie dei vestiti sono un concetto metà-fisico

A volte, ci sono giorni in cui non si è particolarmente ispirati da alcuna idea guida e tutto ciò che si fa, tutto sommato, riesce piuttosto bene.
A volte, quei giorni sono dedicati alle uscite con la mamma. La mia è specializzata nelle cazziate senza-tempo e senza-freno, nella ricerca degli oggetti perduti sul pavimento di casa e non solo, nella pastiera, nell'ansia, nel trovare i vestiti ed outfit meravigliosi e, direi, in ultima analisi anche nello scassascatole perenne (anche inconsapevole). Tra le sue specialità spicca quella riguardante la scelta delle mise. E spicca non perché sia una patita di moda o, al contrario, sia una stilista-inside, ma proprio perché è puro istinto. Come i cani da tartufo riescono, annunsando qua e là, il tartufo migliore, distinguendo saggiamente tra una radice polverosa e un radice saporita, così mia madre con i vestiti e famiglia.
Per anni ho sottovalutato questa sua caratteristica, usufruendo del suo "talento" solo in casi di necessità assoluta (tipo cerimonia non prevedibile o uscita particolare per convegni), ma da un po' di tempo ho deciso di assoldarla anche per la routine.
Ecco, allora, che l'uscita per negozi, senza nessuno scopo, si trasforma nel miglior campo di ricerca mai visto.
Sabato sono stata in un outlet, mia madre era in modalità "annuso-ma-non-troppo" e io "beh-non-limitiamoci". Nel giro di pochi negozi, mia madre aveva puntato più di una diecina di vestiti che potevo provare senza che io inorridissi alla sola vista di tale possibilità. Già, perchè a volte il cane da tartufo pure ti porta il cren al posto del tartufo...ma questa è un'altra storia.
Inutile dire che, tra il trovare roba da indossare e il comprare la stessa roba, ce ne passa...ovvero passa il tempo di provare ciò che è stato sapientemente scelto e il rendersi conto che la taglia è un concetto relativo. Ora, se trovare è un'arte, misurare vestiti confezionati e indicanti "taglie" "convenzionali" è un miracolo.

Certamente Protagora aveva ragione che tutto è relativo e relativo all'uomo, figuriamoci se poi consideriamo il relativo delle donne e dei loro vestiti. Sono un paio di anni che, grazie alle "nuove" regole industriali, io, che ho sempre vestito una taglia 44, scopro che la Stefanel mi veste con la 42. Vado da Marella e vesto la 40, a volte la 42. Questo nei negozi "normali". In quelli dove ti vendono tutto a pochi spicci io arrivo a vestire la taglia 48. Poi torno verso la confortante 44 se vado verso Patrizia Pepe o Calvin Klein, poi ritorno alla 42 se vado in zona Enrico Coveri, se poi si parla di jeans..ancora non ho capito che taglia sono...
Certo, le taglie sono "convenzionali" rispetto ai "brand" e alle industrie, ma allora che taglia sono? e, in ogni caso, perchè trovato il vestito, la taglia non c'è o non mai quella che mi sta?
Ecco. l'ho detto. Così, dopo aver misurato tubini a cui mancava un cm di circonferenza e erano taglia 42 ma con su scritto 46, misurato maglie XL ma strette più di una XS, e una XS larga manco fosse una XXL, ho portato mia madre a prendersi un gelato come premio di consolazione.
Lei, in fondo, ce l'aveva messa tutta per trovare cose belle e mica è colpa sua che, pur'essendo io una donna dal fisico normale mediterraneo, non ho acquistato un bel nulla. Sarà per il prossimo giro.

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