venerdì 25 maggio 2012

naturalmente corrette al rhum


Mentre ascoltavo i creed, il cui frontman si sgolava a cantare una sorta di danza della pioggia per pulire l’anima e le lacrime, e giocavo a spider al posto di trovare idee per un articolo, che avrei dovuto già scrivere, mi è parso tutto chiaro.
Sono naturalmente corretta al rhum o a qualsiasi altra cosa alcolica che possa rendere sempre un po’ più allegri, un po’ più sopra le righe di chiunque altro.
L’occasione è data dal ricordo di una telefonata.
Ognuno di noi sa che c’è un momento chiave nella propria esistenza dove bisogna scegliere da che parte stare. In qualche modo c’è sempre e per tutti il momento in cui si decide se essere agnello, leone o orso. E non bastano cent’anni o un giorno o cinquant’anni. Lo si è e basta.
Bigodini in testa, canzoni che dovrebbero suscitarmi ricordi di quando avevo 14 o 15 anni pur essendo nuovissime e la testa nei pensieri latini, spagnoli e tedeschi.
Osservare il momento è un’arte, alla quale io aspiro come se fosse necessario anche alla mia di arte, che non è certamente inferiore nè superiore a quella di altri, ma è pur sempre un’arte. Un po’ come trovare un momento nella scrittura in cui le parole siano immagini, quadri chiari, complessi e infiniti. L’aspirazione a trovare la forma espressiva dello scudo divino di Achille. L’aspirazione di essere un Monet della scrittura. Non dimenticando mai la fluidità e la plasticità della chiarezza, perché la parola deve essere chiara, limpida, altrimenti l’immagine che ne viene evocata, anch’essa, subirebbe un destino di oscurità.
Così da un’idea si può e si deve passare ad un’altra idea ma la verità è che non si deve mai sottovalutare la scelta che si compie nel silenzio, negli spazi che vengono inseriti tra una parola e l’altra.
Anche in questo noto che sono naturalmente alcolizzata. Come se la mia sanità mentale fosse in realtà legata ad uno stato di ebbrezza quasi latente che, a seconda delle necessità, si manifesta più o meno insistente.
Tutto quello che capita in una giornata è una continua scelta tra l’agire e il non agire, tra il decidere e il non decidere, quando anch’esso è una scelta. Il discrimine dei momenti singoli è quando ci si rende conto che si vuole altro e la vita sta ruotando in modo diverso.
A dirla tutta, la vita è come una macchina fotocopiatrice, è sempre pronta a riproporre situazioni, perché, in fondo, si è esseri abitudinari e, in questa condizione, ci si sta pure bene. Ma a volte la macchina si inceppa e le fotocopie sono sempre peggiori di qualità. Allora non si deve semplicemente cambiare toner, ma si deve proprio cambiare macchina. Scegliere altro ci pone di fronte alla questione dell’accettazione della nostra natura.
La storia dell’aquila che era stata allevata dalle galline ne è l’esempio. A volte non sono gli altri a porci nella condizione di aquile da pollaio, ma siamo noi a sceglierla perché è comoda. È una sorta di “magiatoia bassa” dove il cibo è vicino, abbondante e sicuro, non deve essere cacciato, non prevede alcuno sforzo l’avere la propria razione quotidiana e, se ci si pensa, non è neanche necessario dover per forza fare delle uova perché un padrone ci dia da mangiare.
Ma c’è sempre un momento in cui si deve scegliere. Anche la comodità, nel caso in cui non si abbia la forza di sentire/seguire la propria natura. Perché ci sono animali che scelgono di violare tutte le regole ed esistono senza alcuna spiegazione scientifica. Perché ci sono persone che scelgono di violare la loro natura e spingersi oltre. Nel bene e nel male
Tra una considerazione e un’altra, tra una decisione da prendersi e un’altra già presa, si passa alla rassegna, come se si stesse facendo una raccolta differenziata, di pensieri e di azioni, vissute o subite.

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