lunedì 23 luglio 2012

forma e formalismi

Ho passato una vita ad imparare cosa significhi avere una forma, a cercare di intelligerla e di esprimerla.
Per tanto tempo ho anche creduto di averne una che potesse soddisfare la mia materia, di aristotelica memoria, ma c'è sempre stato qualcosa che impediva ogni passaggio successivo.
Ho lottato contro le forme. Anzi contro vari formalismi. E alla fine mi sono scelta un lavoro, uno dei tanti, che vive di forme e, in apparenza, di poca sostanza. E ho continuato a lottarci contro.
Ho amato molto il "diavolo veste prada" proprio per questo motivo. La protagonista cambia e segue la forma, anzi il formalismo richiesto da una certa etichetta, che poi sempre una forma o formalismo è, e per un po' ottiene. Poi scambia i termini della questione. Quando i suoi princìpi riaffiorano, trovano una forma che non li soddisfa, la materia si riprende sempre quello che di diritto è suo. Per un attimo crede di aver capito il mondo, di aver ottenuto una informazione, una soluzione. No, la soluzione non è quella. Il gesto estremo verso la ripresa della propria dignità non è certo un chinare il capo davanti a certe alternative. Ma direi piuttosto un modificare il formalismo imposto in forma adatta alla propria materia.
E qui vengo a me. Ai miei formalismi combattuti, spesso scambiati con la forma che, spesso, non mi sta.
Ho creduto di avere una materia mutevole, poco definita, poco chiara e, per questo, ritenevo di dover nascondermi nell'ombra di qualche bugia o di qualche trama per esprimermi. Una compressione inutile, dannosa e pericolosa.
Non penso di esser mai stata finta, ma piuttosto di aver ecceduto nella dimostrazione di avere una materia.
La potenza è nulla senza il controllo. Recitava un vecchio spot di pneumatici. Come dare torto a tale espressione?
E la mia forma? leggera. La mia materia? pesante. Eppure convivono da anni, spesso odiandosi, spesso lottando, l'una per tenermi attaccata alla terra, forse è per questo che ho le gambe piuttosto muscolose e doppie; l'altra per elevarmi, e quindi la parte del tronco sottile e lineare.
Porre in linea la mia parte inferiore e irrobustire la parte superiore, questo il mio cruccio per un sacco di anni, non sono mai riuscita, ma del resto non mi sono neanche impegnata.
Perdersela con qualcuno per le mie mancanze da finto cane che torna sconsolato da un padrone barbone ma buono non mi serve, così per il passaggio successivo faccio una cosa diversa: NON PENSO.

2 commenti:

  1. Quando spegni la testa sei costretta ad accendere il cuore.
    Senza condizioni.
    Senza limiti.
    Si passa da uno stato individuale ad uno universale.
    L'ho sempre visto come un passo avanti,
    basta saper scegliere.
    Buona Fortuna

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    1. Il tuo commento mi spinge a migliorare il mio scrivere. :)

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