sabato 20 ottobre 2012

il calcio secondo una tranquilla tifosa

Quando si dice che tollero poco e abbozzo giusto per non incorrere nella mia trasformazione in Super Sajan di primo stadio irrecuperabile (per intenderci lo scimmione scorbutico e non reversibile sul momento), è proprio così. Ecco non si tratta di dicerie.
Il lato positivo è che tale pericolo è limitato al calcio.
Lo so, posso capire tutte le lamentele del mondo calcistico. Posso tollerare che mi si dicano cose stantie come pani dimenticati nella credenza e per mesi avvolti con cura in panni, che tuttavia non hanno potuto nulla contro la loro decomposizione.
Ma. C'è un ma.
Sono cresciuta in una famiglia sana. Non nascondo le mie origini campane, né tantomeno la mia tifoseria azzurra. Ma tendo, per mia natura, a non fare mai mostra di un successo, qualora ve ne fosse.
Ho imparato a mie spese che, quando si entra nell'ambito del calcio, esistono poche regole: la prima è che una donna può avere un'opinione sensata solo se è una giornalista altrimenti sembra spesso un marziano straparlante (quindi mi tengo le mie idee ben strette); la seconda è che non è difficile capire un fuorigioco, anche con le nuove regole (guardare le linee ideali che si formano al momento del tocco del pallone, please); la terza è che non si devono sfruculiare gli amici, soprattutto se questi non sono tifosi della tua stessa squadra e magari sono per giunta a strisce (parlando di altro come del tempo).
Queste le mie regole.
Mi pare siano chiare e pure abbastanza semplici. Ma mi chiedo, se io dimostro ampie vedute apparenti e dissimulo con leggedria una oggettività sull'andamento del campionato della mia squadra, perchè voi altri mi dovete provocare?
Questo fino a quest'estate, quando la mia serenità di alias era praticamente perfetta, poi un arbitraggio particolare e amici a strisce portatoridipepedamettereinculoallazoccola hanno provocato il disintegrare di ogni mio salvataggio.
Così mi sono resa conto di quanto io possa diventare una piccola sciommiona distruttiva. Ho tentato di mantenere la calma, ma evidentemente la trasformazione era avvenuta già. Ho anche tentato di darmi alla lettura, con faccia distante dagli eventi, di messaggi sul cellulare, che erano arrivati dalla mia compagnia telefonica, ma il risultato è stato piuttosto orribile.
All'ennesimo attacco, imparabile, perchè a porta vuota per mancanza di un qualsivoglia portiere di palazzo, ho sollevato i ponti levatoi della discussione ad un senso solo e ho chiuso il confronto.
Una sconfitta per il mio modo di agire che riesce a sopportare bocconi amari, situazioni asfissianti e pazzie collettive? non credo perchè si era toccato il limite della mia pazienza, polverizzata già durante la partita.
E allora? nulla mi sono ricordata di un principio, semplice semplice. Quello di Aristippo di Cirene (grazie Mario ) ["Una volta Aristippo subì un'offesa, e se ne andò. Quello che l'aveva offeso gli andò dietro e gli chiese: Perché te ne sei andato?,  e lui rispose: Abbiamo due privilegi tu e io, tu di insultarmi, io di non starti proprio a sentire".
(Diogene Laerzio, Vite dei filosofi)].
Ma oggi, stante la sfiga e la sfida, ho deciso di riapplicare il principio e di mettere anche in chiaro cosa penso. Perché se si segue una squadra, praticamente da quando si è nati, che si è sofferto e si è gioito, si sono visti scudetti (sempre troppo pochi) e fallimenti, si sono seguite partite dalla serie C, derise perchè la società ha avuto comportamenti discutibili, punibili con un lanciafiamme aperto, non si può ora subire le ciucciuttole della rete così, senza sentirne l'affronto. 
Da un blog insignificante, assolutamente privo di qualsivoglia pretesa nei confronti di un dio della rete e di un diavolo delle connessioni, lancio un semplice messaggio, non di odio, non di violenza, ma di constatazione di me e di quanto io possa tollerare ulteriormente chi, a sproposito, faccia della facile ironia e jastemma: 

e ciò non cambierà qualsiasi cosa accada. 

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