sabato 8 dicembre 2012

rigurgiti del passato

gli incontri e le possibilità sono infinite, anche stando fermi.
E la cosa migliore è l'esser fermi in attesa di nessuno, perché è in quel momento che, di solito, si incontrano le persone migliori.
Certo questo non è un dato statistico con basi scientifiche, ma, diciamo che per esperienza personale, una volta tolta l'ansia da prestazione, tutto scorre piuttosto meravigliosamente bene, pensava.
Quella sera, davanti al pc, non riusciva a scrivere nulla. La mente passava da un argomento all'altro, come quando si fa zapping da un canale all'altro.
Inconcludente, come al solito si fa vedere per un po' e poi sparisce.
Fare l'abitudine alle abitudini altrui non è mai stato troppo piacevole per nessuno e la consapevolezza del non esser neanche tra le prime dieci posizioni di interesse, renderebbe comunque l'umore più scuro di un nero assoluto.
Scendo.
Bofonchiò alla casa, come se fosse abitata ancora da qualcuno oltre se stessa.
Prese l'auto, decise di andare lontano. Arrivò al limite della zona a traffico limitato di una capitale oramai addormentata da una notte di pioggia e grandine.
Prese il telefono, cercò un nome. Indecisa per un attimo, poi cornetta verde e via.
In fondo il numero poteva esser spento. Una bugia ogni tanto faceva bene. Ma questa volta era palese il desiderio.
Neanche uno squillo, dall'altro capo "dove sei?" e lei "sono dove lavori". Un attimo di silenzio, non si sentivano da almeno due anni, le diede l'indirizzo di dove abitava.
Lo raggiunse grazie al navigatore. Non bussò per non svegliare il resto della casa, entrò di soppiatto, lui era sorpreso e assonnato. Si guardarono per un secondo.
Il secondo successivo erano in camera, l'uno sull'altra. Prima che qualsiasi parola potesse interporsi, l'adrenalina si scaricò in quei momenti concitati. Una volta calmi, gli disse che ricordava le notti passate con lui, in passato, e che il passato la stava inghiottendo. Lui, steso di fianco a lei,le rispose che era sempre stata una questione chimica e che gli anni lontani sembravano in fondo pochi giorni.
Restò lì per qualche ora, poi quando il sole iniziò ad alzarsi dalle coperte, baciò il suo vecchio amato e gli sussurrò "grazie" e lui sorridendo "prego. potresti venire più spesso".
Si ripromise che doveva mettere la testa a posto, che non poteva cercare rifugio da lui. lo stesso lui che, in fondo, la lasciava per altre e poi tornava da lei perchè la chimica era totalmente irrazionale.
Prese di nuovo lo smartphone, compose un numero, "ieri ti ho cercata, ma non c'eri a casa, dove sei stata?" lei "a roma" e lui "ah brava, senti ci vediamo nel pomeriggio, faccio il turno di mattina e poi vengo da te, se vuoi ceniamo insieme".
Aspettò un attimo, e rispose "no, resto a roma." " ah ok, allora facciamo un altro giorno, ma scusa sei a casa della tua amica? potrei raggiungerti nel pomeriggio col treno, così poi ce ne torniamo insieme", "no, preferisco prendere un po' d'aria, mi sento un po' oppressa, facciamo che ti chiamo io quando questa sensazione sarà passata", lui non fece una piega e disse che avrebbe atteso.
Guidò fino a casa, rilassata e senza più alcun dubbio. Riempì degli scatoloni con vestiti e ninnoli che non significavano più nulla. Una scatola più piccola la portò in soffitta e il resto, adeguatamente separato, lo ripose nei cassonetti.
La casa sembrava più libera e luminosa.

2 commenti:

  1. spero che negli scatloni ci sia ancora posto per altre cose, per tutte le cose che sarebbero da mettere via.

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  2. beh devo chiederlo alla protagonista del racconto che ho inventato :)

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