lunedì 30 gennaio 2012

felini e mille braccia

Oggi il freddo mi ha congelato il 99% dei neuroni, la restante parte è stata fulminata a seguito di una telefonata. Meno male che posso ritenermi una persona fortunata. Già, perché quando, per un puro caso, ti telefona uno dei tuoi superiori e ti avverte di una soluzione diversa per l'ottenimento di un risultato, gli scenari che si aprono solitamente si riducono a due. Uno positivo di accettazione della soluzione prospettata, uno negativo della stessa. Entrambe le possibilità però possono essere sopravanzate da una considerazione: REWIND. Si, la ripetizione lenta delle parole e la scoperta, nelle pieghe delle scariche del cellulare dovute ad un pessimo campo di ricezione, della data di una riunione che non era stata segnata in agenda. Anzi che non conoscevi, che ignoravi beatamente e che, a dirla tutta, volevi continuare a ignorare. Ma il fatto compiuto è tale. Il dado è tratto e la conclusione è unica: ogni animale fa da sé. Che può essere tradotto in un meno elegante e apodittico "mai fidarsi di nessuno che non siano i tuoi sensi". Sinceramente ora non perdo tempo a fare deduzioni, quelle le lascio ad altri che hanno tempo, osservo il da farsi, mi faccio in quattro, anzi in quattro miliardi di parti e cerco di essere come la dea Kalì dalle mille mani e qualche altra divinità che somigli ad un grosso felino per avere la forza di sopportare tutti e farli a fettine sottili, sottili, nel momento della necessità.
arggggghhh

mercoledì 25 gennaio 2012

lancette e altri strumenti

il tempo scorre senza chiedere il permesso a nessuno. dal tartaro continua a scandire la sua presenza. così, nel tempo e nei vari corsi e ricorsi, c'è chi ha capito come non attendere il proprio e c'è chi invece si spazientisce mentre aspetta il da farsi, come se stesse aspettando un autobus alla fermata.
in mezzo c'è una gamma di soggetti vari, compresi quelli fortunati e quelli sfortunati, quelli che si affidano all'oroscopo e quelli che si affidano ai fondi di caffè. poi ci sono pure io, tra alti e bassi, dettati dalla mia cecità o dalla mia lungimiranza. di certo, a volte, ci finisco come una polla tutte le volte che dovrei dir di no a quelle situazioni, che sono a me note.
chi ha tempo non aspetti tempo. spesso me lo ripeto come se prima o poi dovesse arrivare il messaggio che esso contiene e fiinalmente portare buoni frutti. oggi mi sento un po' così. tra un "chi è causa dei suoi mali pianga se stesso" e il "quando vai di fretta è allora che devi andare piano". bah... tic tac, tic tac, tic tac...

sabato 21 gennaio 2012

dopo tutto

dopo tutto, mi ripeto, sono solo cose che capitano, che sono state decise, scelte. Dopo tutto sono cose che avremmo dovuto pensarci prima o, forse, le abbiamo proprio volute così. E allora esse, giustamente, accadono. Non sempre per dimostrare che nella vita tutto è basato su di un complotto, su delle farse che noi stessi continuiamo a ripeterci e a riscriverci di volta, in volta, dietro fantomatiche quinte. A volte le cose devono semplicemente cadere. Come i massi quando vengono attirati giù per via della forza di gravitazione.
Il quando essi cadranno, certo, non sempre è prevedibile al millesecondo, ma già il solo fatto di metterlo in conto dovrebbe permetterci di costruirci un riparo solido.
Ma non è sempre così che avviene.
Ci sono delle cose che, magari, non pensavamo dovessero avvenire così in fretta, come ad esempio una rottura, un confronto troppo violento, uno slinding doors non voluto, eppure, senza chiederci il permesso, esse chiedono strada nella nostra vita.
A me è capitato poco tempo fa, ancora raccolgo i pezzi della mia vita e ancora sto cercando di gestire la rabbia e il rancore, da una parte, e la consapevolezza dell'evento mista ad una certa rassegnazione pacata, dall'altra parte.
Perché quando qualcosa finisce ci si domanda cosa si è fatto per averla fatta terminare, ci si impiega giorni, mesi, anni. Si analizzano nomi, persone, fatti accaduti ed intenzioni mai provate, per poi concludere il caso con un "forse era solo una questione di tempo" o, peggio, "non c'era nulla prima, né altro ci sarà avanti, quindi non pensarci".
L'altro giorno ho fatto esami. Un ragazzino ha sostenuto l'esame con me (un delirio) interrogato, mi ha riproposto alla mente un passaggio della dottrina di San Tommaso d'Aquino. L'anima, una volta creata, esiste, nel bene e nel male potrà dirsi vivente, ma l'unico suo peccato più grande lo potrebbe pagare con il suo anni(c)hilimento, cioè ritornare nihil, nulla, non essere mai esistita. E lì son cavoli.
Mentre parlavo con un'amica mi veniva in mente questa espressione. Forse perché l'amica mi ha intrattenuto su questioni inerenti l'esistenzialismo o, forse, perché mi andava di rifletterci su, ma, di fatto, pensavo "io non sono Dio (per fortuna sua) e non posso render nulla qualcuno o qualcosa, pur anche mi abbia fatto del male". Posso solo tentare di dimenticare o perdonare.
Entrambe le cose sono nobili e per questo difficili.
Il passato è tale, ogni giorno bisognerebbe ricordarselo, per essere più leggeri e per essere vivi. Ma non è mica sempre così facile? Se penso che, per un anno e mezzo, la mia vita è stata bloccata come il mio garage, che mi è stato espropriato per lavori (pareva cadesse il palazzo, ma purtroppo tale evento non è avvenuto), devo davvero darmi una sgrullata. E allora la sgrullata della polvere e dei calcinacci che mi sono piovuti dal cielo me la dò sul serio.
Dopo tutto, c'è sempre qualcosa di bello che deve avvenire. Dopo tutto, c'è sempre la vita che spinge ad andare avanti. Dopo tutto, chi ci ha creati non ci ha fatto bifronte per osservare sempre il passato e contemporaneamente il futuro e perderci il presente. Dopo tutto siamo noi a scegliere cosa dobbiamo osservare o semplicemente cosa vogliamo. Dopo tutto oggi c'è un sole meraviglioso che fa capolino nella mia stanza rendendo tutto ambrato e caramellato, che mi fa pensare che l'estate sta per venire, nonostante siamo ancora a gennaio.
Dopo tutto..

lunedì 2 gennaio 2012

preparativi


Ascolto la radio e cerco di leggere quanto ho scritto in un lavoro serio, non questo che sto approntando che non è neanche un lavoro. Il mio animo si è incupito nella consapevolezza che posso anche spegnere le candeline per quanto tempo è che non “lavoro” a cose reale con uno stipendio che possa dirsi approssimativamente tale. Non voglio neanche pensare a quanto tempo è che non esco con le mie coetanee. Sabato c’è il matrimonio del secolo, visto che gli ultimi della famiglia sono tutti nel precedente secolo e, a ben pensarci, nel precedente millennio. Domani mi toccherà prenotare una sessione dell’estetista nel tentativo di rimettermi in carreggiata. Via i peli di troppo, via lo smalto anonimo, via le sopracciglia ad arco bimbesco e via pure un po’ di stima di me. Intanto ora devo riuscire a riemergere, che a stare a largo e a fare la morta a galla non porta da nessuna parte. Le correnti si sono placate e mi hanno allontanato dalla riva o da quello che credevo fosse la mia Trebisonda. Ora il vento si è fermato ma non è così assente come sembrerebbe a primo acchito. Guardo la mie dita che alzano il braccio lungo il mio corpo, parallelo al pelo dell’acqua, e formano una perpendicolare morbida, gocce lente scivolano lungo il braccio ed alcune provano a tuffarsi, temerarie, dalla punta delle dita che, leggermente piegate, sono ancora puntate verso il basso. Giornata limpida con il mare verde scuro tendente all’azzurro cielo. Colore inimitabile a qualunque pittore di sana vista.
Continuo a pensare agli abbinamenti che dovrei fare per il matrimonio. Il vestito nero a scacchi panna, copri spalle nero, scarpe e borsa nere, cappotto biscotto e sciarpa nera con paillettes lucide tono su tono. Che accidenti di colori usare? Mi risulta piuttosto antipatica il pensare oltre misura a certe scelte che dovrebbero finire per essere ovvie ma che in questo momento mi sfuggono con sabbia dalle mani. Panna, sabbia, oro, nero. Mmmm si che questi sono proprio problemoni...

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