mercoledì 29 febbraio 2012

influenza, tachiflu e scadenze

Il mix già da solo potrebbe bastare a riempire un capitolo intero di un libro, sicché, vuoi per febbre ancora in attivo addosso, vuoi per scadenze che non mi danno tregua, dovrò comunque ridurre il mio pensiero a poche righe.
Tutto ha inizio con un lunedì da leoni e una notte da scimmia incazzata. Mandrake a me, me fa' un baffo, pensavo gagliarda. E invece, la scimmia antipatica la pensava diversamente, la sera, dopo un'abbuffata colpevole, ho tirato "le cuoia" andando incontro, a braccia aperte e asciugamano bagnato in fronte, all'influenza.
Beh, se fossi andata incontro a qualcos'altro sarebbe stato indubbiamente meglio.
Dopo una nottata così, ho detto "no, devo andare comunque a lavoro! ho delle cose troppo importanti da consegnare!" ecco, così armata di papàautomunito mi sono avviata. Si, proprio così.
Infatti all'altezza della porta principale del Cimitero Monumentale della città ho dato il meglio di me o di quel che restava della cena della sera precedente.
Inde-fessamente sono andata in Tribunale, ho lasciato le carte e sono tornata a casa, un po' giù di morale e un po' con un febbrone da cavallo.
Ieri la febbre ha scalato vette, che ricordavo di aver vissuto solo in tenera età, ovviamente il fatto che io fossi knock out non mi ha aiutato per le scadenze in avvicinamento, ma anzi. Oggi, come se nulla fosse, ho dovuto stare a discutere con il mondo sul perché avessi avuto l'influenza, ma sopratutto l'idea del riposare quella parte di corpo che si è rifiutata di collaborare con il resto non è stata esattamente resa pratica.
E io odio non mettere in pratica ciò che in teoria è semplice.
Sta di fatto che, ora, continuo ad avere sti 37 gradi centigradi, che mi infastidiscono. Non ho mal di testa, ma solo un po' di mal di stomaco, come se quella centrifuga trita-impossibile si stesse arrendendo all'evidenza della crescita... ahimé non ho più vent'anni.... quando mangiavo come un'ossessa e non ingrassavo più di tanto!
Ecco, l'ho detto, anzi, l'ho fatto. Mi sono lamentata. Si, perché mica è giusto passare dal lunedì da leoni al martedì da scimmietta inferma!

mercoledì 22 febbraio 2012

sei invidiosa!

è quanto urlatemi pochi attimi fa da un componente anziano della mia famiglia rispetto ad un argomento che, come è intuibile, concerne un ramo collaterale della famiglia.
Ovviamente ora sono arrabbiata. Non certamente per l'accusa, di cui posso sopportare il peso, ma per le idiozie che legano l'accusa agli strali che l'hanno accompagnata. Se, almeno, fossi realmente cattiva, vivrei, con altissima probabilità, meglio di come vivo la mia vita attuale.
Ritengo, anzi, che ben il 90% degli accadimenti che si sono susseguiti nell'ultimo decennio non si sarebbero neanche lontanamente verificati, ma giustamente, come dice l'anziano membro saggio, io sono invidiosa, gelosa ecc eccetera.
La verità è che io realmente non provo invidia, né gelosia, né rabbia, né alcun sentimento negativo nei confronti del mondo delle relazioni con cui mi rapporto e, a dirla tutta, tutti sti sentimenti non li provo neanche nei riguardi del resto del mondo. Ho un sano rapporto di indifferenza misto a buon sentimento, che mi rende le cose leggere e decisamente meno pesanti del dovuto.
Faccio un esempio. Se per caso vengo a sapere che un tale si è "sistemato" istintivamente sono contenta per lui, poi non me ne frega più nulla, se riporto la notizia, la riporto con lo stesso animo con cui la ho appresa. Poi, invece, noto che è vero che la malizia è in chi ascolta. Vengo tacciata di invidia. Mi dicono "è il modo", ma io credo che ognuno è sordo a suo modo. Così ognuno ascolta la sua verità e getta addosso agli altri le proprie frustazioni, affinché ne condividano il peso, pur'anche sotto forma di senso di colpa o qualcosa di simile.

domenica 19 febbraio 2012

dintorni&dintorni "6e21"

A dispetto del titolo oggi di "dintorno" c'è il fatto che se poggio il mio sguardo sull'area della mia stanza vedo solo caos e una serie non molto definita di pensieri che si agitano come un turbinio.
Parto, dunque, dall'origine. Non Adamo ed Eva, ma una cosa più vicina nel tempo. O almeno quello mio. Tutto è iniziato con la considerazione che ho tweettato "ma un fedele può dire ad un altro che è meno fedele di se stesso, senza, peraltro, ricadere nei vecchi triti e ritriti discorsi degli scribi e dei farisei?".
Se si potesse parlare di fede calcistica, senza esser presi da una punta di acido mista a nervosismo, direi che io sono fedele. Anche parecchio. Non esagitatamente però. Beh è evidente che ognuno penserà di sé quel che vuole, ma dovrebbe, per questioni di praticità, sottacere sulle impressioni che gli altri, fedeli, gli provocano.
Agitazioni fidelistiche a parte, penso sempre che il calcio sia un po' come il credere in Dio. Ci credi e basta, non c'è una quantità maggiore o minore di credenza. Altrimenti non sarebbe fede. Potrei da questo punto di vista rifarmi al discorso di Benigni sull'amore. Quest'ultimo o c'è come sentimento o non c'è. Non ve n'è di più o di meno. Vi è e basta, nella sua disarmante semplicità, nella sua semplice profondità.
[riporto per gentile connessione: http://www.youtube.com/watch?v=T2hzNajnBLE]

Conclusa questa digressione sul calcio ("noi tifiamo NAPOLI  tiè!!") potrei passare ad esaminare altri temi, come quelli dell'improvvidenza. Mica tutti sono in grado di prevedere con giusto anticipo le mosse del destino! Ecco, se ciò è vero, è tuttavia anche vero che alcune cose sono così LAPALISSIANE che non considerarle, lo ritengo un errore marchiano. Ed è per questo che corro ai ripari da mesi. Errori che non sempre compio io e che puntualmente mi toccano e devo riparare come un idraulico di domenica davanti ad un tubo divelto dal cane di turno.
Ultima considerazione random, giusto per pacificarmi l'animo, prima di mettere fine al caos e tentare di educarmi alla calma, la dedico ad una espressione che mi è stata detta venerdì. Ognuno fa parte di un quadretto, ad una scena, all'essere un personaggio. E questo ho sempre ritenuto che fosse valido per tutti. Non esistono persone che non siano anche personaggi in relazione a qualcosa o a qualcuno. Il non esserlo implicherebbe non avere una identità nella recita globale di quella parte di mondo che ci coinvolge. Per quanto vorremmo recitare monologhi, come se fossimo al momento del ritiro di una statuetta dorata, siamo sempre legati a qualcuno e quindi penso sempre "chist' se fa' tutte e procession' e' san cir!"

mercoledì 15 febbraio 2012

ricordi (per ora non mi va di spiegar oltre)

oggi non riesco a mettere in fila due parole, figuriamoci due pensieri.
per questo vi lascio una melodia, che mi ricorda un motorino free verde scuro, un casco improbabile e un ragazzo.
http://www.youtube.com/watch?v=MzCLLHscMOw&ob=av2n

perché ogni volta che ce l'ho nella testa penso a lui ad un muretto sul mare, a coccole impossibili eppure vissute e alla mia voglia di fuggire lontano, inspiegabile sul momento.

lunedì 13 febbraio 2012

commedie e critiche

A volte mi chiedo: perché? e la risposta ovviamente giace nell'evidenza della mia espressione sgomenta. Perché mai debbo sopportare certe cose? perché mi tocca di assistere a certi eventi? Perché oggi, mentre una collega, ma non più amica, parlava io pensavo in modo chiaro ad altro? eppure inizio a credere che una parte di quell'ironia, di quella pars destroens che mi mantiene in vita, oggi, mi ha dato la possibilità di resistere all'evidente voglia di darmela a gambe.
Qualcuno potrebbe parlare di "buon viso a cattivo gioco". Ecco, mi rendo conto che resto una brava ragazza anche in questo. Ma un po' di aspirazione all'esser stronza la sto maturando.
Posso apprezzare gli sforzi e posso, finalmente, anche apprezzare i piccoli risultati che sto avendo.
Però ammetto che pensare, fortemente, mentre la collega parlava di andare via in terra ispanica, che poteva pure andarsene un po' a quel paese [cit. purificata del mio pensiero] mi rendeva leggera e quasi diabolica. Mi sono persino compiaciuta del fatto che riuscissi con abilità a pensare ad una cosa ed a dirne serenamente un'altra. Così con eleganza rimando ad un link utile per sapere quello che pensavo oggi tra un caffè, una recita di una parte della mia vita lavorativa e un paio di documenti da tenere sotto mano.

venerdì 10 febbraio 2012

pingpong e flipper

Potrebbero tranquillamente essere nomi di due simpatiche bestiole da compagnia, invece, oggi direi che rappresentano il riassunto della settimana che si è appena conclusa. In realtà, non mi riferisco ad un ambito preciso, ma è la sensazione che mi accompagna da quando, a venerdì terminato, mi sono resa conto che avrei dovuto fare qualcosa per avanzare nella fila "ufficio-richiesta-dono-ubiquità".
Eppure amiche mi hanno detto, però, che, una volta avuto il dono, possono capitare degli intoppi, chiaramente allora le file da farsi contemporaneamente saranno all' "ufficio-difetti-di-funzionamento-ubiquità" e, in casi più gravi, "ufficio-reclami-ubiquità-difettosa". Certo poi è tutto in discesa.
E se ci si pensa un po' tra discesa e salita, in fondo, non c'è che la differenza di una direzione.
Mi spiace quando, pur dando il massimo, non riesco a completare tutto.
Da un po' di tempo credo di dover pensare alla vita, togliendo via lo "sbattimento". Si tratta un po' come dire, do' il massimo senza dovermi sentire al minimo.
Quante volte capita che, soffrendo di ansie varie e miste, una persona si dia tantissimo da fare e poi non conclude quasi nulla. E quante volte, al contrario, capita di osservare persone che riescono, quasi senza il minimo sforzo apparente, ad ottenere risultati incredibili.
La spiegazione, forse, l'ho rintracciata in uno di quei testi di "selfmade", che ogni tanto mi propino come se fossero balsamici, per tentare di capire perché alcune cose non mi girano come vorrei. E la soluzione, dicevo, è semplicissima.
Le persone, tutte le persone, si danno da fare. Ognuna con i risultati che "cerca".
Vale, cioè, la regola del "mise en plate" o come si scrive (il francese non è il mio forte). Quando si cucina per ottenere un risultato eccellente, non quindi mediocre o di poco sufficiente, infatti, bisogna essere attentissimi alla cura degli elementi, che dovranno finire nel piatto. Ogni elemento, che si vuole usare per formare la propria pietanza, deve essere perfettamente pulito ed adagiato nel suo piatto e tutti gli elementi insieme devono essere a portata di sguardo e di mani. Il piatto, poi, si cucinerà praticamente quasi da solo. Se ricordate di accendere il fornello giusto.
Ebbene io mi sono sempre sbattuta avanti e indietro, e continuo a farlo perché non si cambia mai in realtà, ma mi sto imponendo di fare come quando cucino. Cerco di curare i dettagli, mentre la sostanza viene da sé, perché la porto io stessa.
Cosa è cambiato? beh che la sfiga continua ad esistere, perché quella si è affezionata a me, ma almeno adesso il mio fegato sembra essere di dimensioni "umane".
Da consigliare a tutti, magari con un ottimo vino frizzantello fresco o, in caso di giornate uggiose come quella odierna, una bella cioccolata calda con una spruzzatina di panna. Che fa tanto abbraccio.

domenica 5 febbraio 2012

domenica. con gelo e sole.

Oggi non riuscivo ad alzarmi dal letto, per fortuna è domenica. Ho bigodini stretti addobbati sulla mia testa, speranzosi di non essere lanciati tra una mezz'ora. Il sonno continua a cadere sulle mie palpebre e le mie dita le sento decisamente pesanti. Sarà, forse, che vorrei dormire? direi di si...decisamente. Da domani ha inizio una serie di settimane impossibili. Un paio di giorni fa, quando il quadro non era così completo, avevo anche la presunzione del tacchino induttivista di "vivere e non solo sopravvivere alle difficoltà!", ora che l'inferno di memoria hieronymusboschiana si è palesata nel suo trittico più complesso, inizio a credere che sia il caso di volare bassissimo. Insomma agire con cautela è il mio motto negli ultimi mesi, adesso credo di dover agire con un valore di cautela che sfiori il livello nero e affiungerei anche un livello allerta pugnalate e burroni rosso profondo. Ufffffffffffff
E fa pure freddo...

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