giovedì 19 aprile 2012

come gli accampati

Ci sono giorni in cui tutto quello che si fa è poco, altri che pure se ti dai da fare ti sembra impossibile raggiungere la meta ed altri ancora che ti rendono assolutamente vulnerabile semplicemente perché sbagli a fare i tuoi conti.
Ho fatto quanto avrei dovuto, ho perso del tempo utile e ho osservato il da farsi senza muovere un dito, anzi, a sproposito, ho criticato. Mi ritrovo a pensarci ora che sono accampata. Certo, nulla di grave, ma intanto accampata. Mi viene spontaneo di consigliare di non fare mai lavori in casa quando si presume che non abbiate altro posto dove andare a vivere nel frangente.
Domani mattina dovrò esser all'alba in ufficio, un'emergenza che avrei potuto tranquillamente evitare se solo oggi, invece di dare retta agli altri, avessi preso le mie decisioni come faccio di norma.
Ma non è un periodo buono, se ci penso bene. Ho fatto molti sforzi per mettere in atto la mia idea di priorità e, in particolare, la mia idea di pensare ai fatti miei, ma è bastata l'ennesima goccia fissa familiare a farmi crollare.
Potrei usare, per far capire meglio, l'immagine, anzi, il suono del russare. Ritengo che sia uno dei rumori, naturali sicuramente, più fastidiosi al mondo. Non credo che l'amore tenga di fronte ad un assolo di beethoniana memoria. I timpani vibrano e rieccheggiano quelle sonorità fastidiose fino a farmi svegliare assolutamente innervosita. Direi isterica. Da piccola, una sera d'estate, mi toccò dormire nella stanza con mia nonna. All'epoca il nonno era finito da poco. Passai la nottata a sperare che mia nonna cambiasse posizione, ma poi ben presto mi resi conto che avrei dovuto pregare che mi abituassi a quel rumore. La notte si risolse alla mattina prestissimo. Mia madre mi trovò con delle occhiaie a panda e l'espressione di uno sharpei e un cuscino sottobraccio. Avevo atteso il primo che metteva piede a terra per farmi aprire il divano-letto. Ecco, così andò.
Alla stessa maniera, con in meno il lieto fine del divano-letto, è quello che sto vivendo al momento. Le ragioni troppe. E mi sono resa conto che si autoalimentano anche. Perché è chiaro che se non si autoalimentassero si potrebbero confinare nel ridicolo, farci una risata sopra e via. Invece, pur essendo ridicole e goffe, finiscono per fare dei giri strani fino a molestare le proprie esistenze, magari già precarie perché provenienti da tristi strade.
E ora?
Attendo la mezzanotte. Non per "festeggiare", ma per inserire dei titoli in un sistema moderno di valutazioni internaute. Insomm' na cazzata, che se dovessi non fare, mi ritroverei a pagare in tempi lunghissimi. L'unico dubbio che mi sovviene è se a mezzanotte sai [cit.] non trovassi aperto il portale, che faccio? la mia mano si stringerà in un pugno chiuso, sai, e...? lo tengo chiuso fino a che la giornata di domani non abbia inizio e possa adagiare quel pugno sul naso dell'ingegnere (folle) che ha progettato l'intero casino? potrebbe esser un'idea, se non fosse che ho da lavorare anche altrove e le mani mi servono aperte entrambe.
Resto come un'accampata, con idee, accampate fuori della mia abitazione, e con poca fortuna.

domenica 15 aprile 2012

pre-lavori

Avete mai pensato a quanto sia fastidioso e oltremodo fuori di testa dover "rinfrescare" casa? ecco, se non ne avete mai avuto un'idea precisa, io posso certamente esservi d'aiuto.
Sono giorni di impacchettamenti, spacchettamenti, rimpacchettamenti, spostamenti e giramenti. Chiaramente molti giramenti. E non solo quelli dei libri e dei mobili che diventano una sorta di povere foglie da muovere in giro per la casa, in una sorta di virtuale partita a scacchi umani. A volte, i giramenti sono anche quelli che si provano quando ti rendi conto di aver impacchettato tutto e quello che ti serve, ovviamente, lo hai infilato sotto un tavolo coperto da altre cinquantamila cose, il tutto ricoperto da vari strati di antipolvere e antirapina.
Essere un ladro, forse, potrebbe tornare utile in queste situazioni.
A me hanno preannunciato che dormirò stipata nella mia poltrona letto (mi hanno concesso di allungarla e non dormire in piedi come i cavalli...mi sembra tanto a pensarci) e che non avrò neanche cinque centimetri per usare il portatile. Con queste confortanti notizie, mi chiedo come mai oggi, come oggi, nonostante i tanti lavori che continuo testardemente a svolgere infe-fessamente, non riesca a prendermi una stanza in altra zona?
Ci sarebbe da darsi ad un nuovo lavoro. Unico, stavolta; e ben remunerativo. Non più tre a zero.

lunedì 9 aprile 2012

c'è un momento in cui schiacciare il freno e un altro l'acceleratore.

Da quando ho memoria, ricordo che c'è sempre stato un momento preciso in cui io ho schiacciato un pedale e un altro, in cui ho quasi sfondato l'altro.
Per una qualche ragione non troppo sconosciuta, almeno a me, so di aver decelarato un po' di tempo fa e di aver spento i motori.
Ho atteso che la tempesta passasse. Non si può remare contro onde troppo alte e ingestibili. Bisogna tenersi sotto coperta, cercare di tenere salde vele e alberi, non arrendersi e non spezzarsi, ma al massimo piegarsi, esser duttili come le canne, in attesa di dare ai venti, favorevoli, le vele.
Ho fatto questo. Finché la mareggiata da cui mi sono fatta travolgere non è terminata.
I danni riportati sono pochi. Ho tenuto insieme quei vecchi pezzi che formano la mia anima, come si può tenere insieme una vecchia nave mai domata dai mari.
Le ferite riportate sono state piccole, ma come le schegge che bruciano più di uno squarcio e che danno quel fastidio insopportabile, ho deciso di rimettere a nuovo l'intera nave.
Così ho riportato i legni in un porto sicuro.
Non mi sono iscritta in palestra, nè ripreso (ahimè! in questo caso) piscina [ma a breve tornerò a nuotare per sopravvivere], ed ho preso qualche chilo, che non mi dispiace. Mi fa compagnia.
Ho aperto un blog (ve ne siete accorti, forse). Una finestra sul porto, la definirei, in attesa di ritornare a navigare per i mari veri. In questo momento ho persino bigodini in testa colorati, maglia del pigiama extralarge e sto pensando fortemente a Bridjet Jones quando dice che potrebbe esser mangiata dai cani alsaziani.
Forse mi sono messa un po' troppo comoda nel mio porto. E però mi accorgo di non esser più tanto tranquilla. Il mio animo inizia a scalpitare. Oggi ho rivisto il mare, la luce che lo dipingeva di argento e oro chiarissimi. Che voglia restare lì.... Ma domani il dovere chiama. Come, in realtà, chiama anche adesso che mi sono resa conto di necessitare di un'ullteriore settimana di lavoro "matto e disperato" [cit.] per rimettere le cose sul loro binario.
Mi sono accorta di aver cambiato la posizione del mio piccolo natante. Sento il mare che mi richiama. Lo stesso che mi ha respinto un po' tempo fa  adesso mi sta dicendo di fare le valigie e di portare non più solo i sogni con me.
Non ci sono più le ferite, non ci sono più le condizioni per cui bisognava tenersi al riparo, ora c'è da andare allo scoperto. Far bella mostra di sé e andare spediti. Ad ognuno il suo tapis roulant, le sue scale e la sua strada. Io prendo la mia, grazie con un mojito e un po' di stuzzichini vicino.

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