domenica 30 settembre 2012

Lo Smalto

Lo smalto rosso scuro non è semplicemente un mio vezzo. Adoro quasi tutte le sfumature del rosso e, tanto più vira verso la profondità o la saturazione, tanto più io mi esalto.
Il rosso non è un colore qualunque e non è neanche un colore per tutti. Con ciò non voglio dire che il rosso sia esclusiva di pochi eletti, ma che è uno dei colori più particolari che possano esistere.
E' inutile lottare contro questo colore. Per anni gli ho preferito colori più sobri e per anni ho scartato il colore must per evitare di sentirmi troppo al centro dell'attenzione. In compenso ho sempre amato lo smalto rosso.
Al liceo, gli ultimi anni, è esplosa la moda dei colori più assurdi, quelli che ora sono di quotidianità, ed io, da brava ribelle sopita, sono andata in giro con i miei bei verdi (quasi tutte le varianti anche se preferivo gli scuri e i verde bosco), viola e blu. Lasciando qui da parte la mia predilezione per uno smalto azzurro-pelo-lupo-alberto che raccattai in un negozietto di Napoli, il cui nome, sia dello smalto che del negozio, ho rimosso, non ho mai osato un rosso, ma al massimo qualche marrone mattone.
Ora che sono diventata grande, ma sempre priva di neuroni utili, ho fatto pace con il rosso, pur preferendogli spesso il nero. E' una questione di etichetta, si direbbe. E' una questione che non sopporto, quella dell'etichetta.
Così dipingo le mie unghie di rosso e di qualche sua variante, seguendo una versione rock di me che pochi conoscono, e mi vesto in modo da imporre una certa distanza.
Mica tutte le persone sono da rosso intenso.
E mica tutte sanno aver a che fare con una da rosso intenso.

mercoledì 26 settembre 2012

dubbi e zanzare

Ci sono persone che lottano una vita o parte di essa, per certi sogni che si sono costruiti non si sa neanche quando.
Ricordo bene i miei sogni di ribellione e di gloria, vana e fuggevole. Ricordo il dolore di ogni botta presa e delle parole brucianti di conoscenti, finti amici e pessimi fidanzati, quando le loro labbra si muovevano per ricamare parole di fiele misti a vino liquoroso. Come se ad ogni stelo di fiore porto con dolcezza, le mani si scoprono tagliate da una lama sottilissima.
Sono stata sempre sognatrice di sogni un po' diversi. Con una quantità di cartoni animati e di manga per la testa, mi sono costruita idee e pensieri autonomamente, come se non dovessi chiedere il permesso a nessuno per quello che ero e pensavo. Ho svolto ragionamenti e puntato su convinzioni in maniera silenziosa e intima, come se nessuno della mia famiglia dovesse capire cosa io stessi pensando o volendo realmente, per rivelarli, poi, a inadeguati sconosciuti, che miseramente finivano sempre per non essere all'altezza di discorsi semplici.
Ho sognato tanto e sempre ad occhi aperti. Ho sognato tutte le notti i miei successi e i miei insuccessi. Ho intuito i miei cambiamenti, spesso, attraverso un sogno fatto in qualche notte turbolenta.
Poi ho conosciuto la Speranza. Mi sono nutrita di essa, soprattutto quando si trattava soltanto di una ossessione o di un risultato scontato. Eppure mi faceva da compagna.
Per tanto tempo ho lottato. E lo faccio ancora. Ho avuto dei dubbi.
Sono nell'età giusta per pormeli. Sono arrivata alla conclusione di esser diventata responsabile di quanto faccio o dico o sono nel mondo.
Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, certo. E ad ogni sogno corrisponde una speranza, di uguale intensità.
Ho aperto contatti nel tempo, alcuni li ho troncati, altri li ho disfatti, altri ancora chiusi e di aperti sono rimasti in pochissimi. Forse sono gli unici per cui vale la pena tentare di stare in piedi, sempre.
Ma i dubbi ti aprono anche la mente. Soprattutto quando non hai il coraggio di porti certe domande. E' bastata un'espressione semplice eppure tremendamente forte, una ovvietà, una normale affermazione di quanto potrebbe accadermi, semplicemente perchè negli anni ho lavorato in un certo senso anzicché in un altro.
Ho massacrato un po' di notti tormentando il cuscino e le lenzuola sul da farsi. Ho chiesto in giro, ho avuto da tutti la stessa risposta: non mollare, non adesso. Ed è anche la risposta più semplice ed ovvia. Non c'è certo bisogno di provare una certa affezione per un qualche essere in una certa condizione per dirgli che non bisogna mollare. Ma nessuno ti dice come devi fare.
Ed è quello il problema.
Ma la risposta giusta non l'avevo ancora trovata. Ho guardato nel mio passato. A quando mi sono laureata. Ai tanti discorsi fatti, alle parole vuote perse nel tempo, alle chiacchiere davanti ad un caffè.
E poi è bastato avere la concentrazione sul mio lavoro, sulla mia mattinata, un ritorno a casa un po' più caldo del previsto, una musica migliore o più nelle corde di altre volte e nel silenzio di una macchina riempita solo da me, da una borsa riempita fino all'orlo di carte e di oggetti tecnologici e zanzare che sembrano mi amino.
http://www.youtube.com/watch?v=kycrKlrGk7U
Ed ho sentito dentro ogni parola, ogni singola nota, come se, per un attimo, avessi scritto io quel testo e mi sono ricordata. Di me. E dei miei bellissimi sogni. Usati o meno, ma miei.

sabato 22 settembre 2012

acquisti nuovi nuovi

Provo esaltazione tutte le volte in cui mi rendo conto di aver azzeccato l'acquisto. Ovviamente ciò non implica una settorialità nell'acquisto, tipo solo vestiario, solo outfit, solo tecnologia o altro. No. La mia caratteristica è che, da quando posso dire di avere una esigua disponibilità, mi premuro di effettuare degli acquisti pensati, anzi, direi meglio, meditati fino all'agognare spasmodico.
Da bambina, essendo figlia unica, non ero esattamente sempre soddisfatta nelle richieste che rivolgevo ai miei genitori. I miei hanno sempre pensato di vivere a Sparta e per questo uno dei primi insegnamenti che mi hanno impartito è stato il "no".
Ero troppo piccola per capire che le mie richieste magari erano un po' troppo vaghe da permettere una risposta differente, ma non per questo ho avuto un'infanzia brutta, anzi, a dirla tutta, ritengo di avere avuto un'infanzia decisamente serena.
Come tutti i bambini con zero senso del denaro, speravo che ogni cosa mi venisse in mente, mi potesse essere regalata. E considerato che notavo la differenza con gli altri bambini della mia età, mi sentivo un po' in dovere di chiedere ogni tanto la mia razione di acquisti. Nata nell'era del consumismo, più che comunismo, se per qualcuno ogni desiderio era un ordine, per me è sempre stata una "lotta con la pazienza". Ho imparato con il tempo che i miei sono stati saggi. Ma ancora adesso vedo che non ho, al contrario, imparato cosa significhi realmente sapere aspettare.
Ricordo i pomeriggi passati sul letto di mia madre, mentre lei preparava le lezioni per il giorno dopo, interrotti dalla solita serie doppia di domande: "mamma usciamo?" e lei: "e dove andiamo?" io: "alla upim?" e lei: "va bene" silenzio e riprendevo, convinta di aver ottenuto il primo match. "mamma mi compri qualcosa?" e lei: "che cosa?" io: "boh! qualcosa! dai,mamma!" e lei "no,su, hai già tutto, cosa vuoi di più?". E così via.
Di fatto non si andava alla mitica upim, né tanto meno mi si comprava il qualcosa, che di solito erano penne. La litania non cambiava nei mesi, al massimo si aggiunse una frase oramai famosa per la mia famiglia, quasi un codice per non dire NO perentorio, ma che tale era: "MO' VEDIAMO!" ecco, a seconda poi dell'intonazione può essere perentorio per il giorno, per la settimana, per il mese. In compenso c'è sempre un margine di trattativa.
Il salto di qualità l'ho compiuto al primo anno del ginnasio. Da allora ho sempre cercato di mantenere una certa dignità, così quello che risparmiavo potevo spendermelo senza sentirmi dire "ma è inutile!" o "ma che ne devi fare!". Da quel giorno ho sempre pensato che potessi ottenere tutto senza doverlo chiedere, ma soprattutto che, seppure mi ritrovavo a chiedere, non ero mai soddisfatta, così provvedevo da me.
L'anno del primo liceo mi ricordo che acquistai il primo impianto stereo che si potesse rispettare. Avevo messo da parte pure i centesimi dei vari regali della nonna e di varie paghette estorte e finalmente eccolo...un impianto della Pioneer non troppo grande né piccolo, ma decisamente potente. E ad accompagnarlo il cd di ligabue uscito a novembre di quell'anno. Buon Compleanno Elvis!
Spesi 500.000£ per lo stereo e mi fecero lo sconto sul cd. Preistoria. Ma ricordo persino il momento in cui con fierezza, pagai e portai a casa lo stereo. Avevo smesso di ascoltare la radiolina rossa (primo amore) per un qualcosa di più complesso e meraviglioso.
I regali che mi compravo a fine anno erano sempre particolari. Il primo, in assoluto, dei miei è stato il mitico cellulare Motorola 9800, una cosa che avrebbe preso ovunque anche nelle fosse delle Marianne, ma che sopratutto sarebbe stato capace di abbattere pure Ottobre Rosso a distanza di migliaia di anni luce premendo un solo tasto. Uno scatolo pesantissimo. Messo in borsa diventava un "chiummo" (piombo) di quelli usati per le immersioni.
Poi venne il momento dei Nokia.
Una parentesi che perdura ancora adesso, nonostante ora viri decisamente verso la Samsung.
Il 3310...che ricordi...un terminale di questi, mi è andato a finire sotto due ruote di un fiorino..display spiattellato (direi insanguinato per la precisione) ma se ci inserisco la sim-card funziona ancora.
Miracoli NOKIA.
Adesso, la modernità mi ha fatto comprare un terminale decisamente più business. Ho un E6-00. Soddisfattissima dell'acquisto. Dura 2 giorni la batteria e questo vale i soldi spesi a novembre dell'anno scorso.
Dopo un anno ho messo le mani su un NEXUS 7. Un signor tablet dal costo contenuto. E ho scoperto con le mie zampette l'esperienza android e il concetto della compatibilità quasi totale con tutti gli altri sistemi, con pc, telefoni, televisori di ultima generazione e macchinette del caffè.
E sono tornata ad esaltarmi esattamente come quando comprai quel Pioneer.
Un'ultima notazione però devo farla. Ci sono anche acquisti che mi hanno un po' fatto subire un travaglio dell'anima. E' capitato con la macchina. A gennaio ho preso la decisione di cambiare la vecchia amatissima Clio (nota come macchina del talebano e di archimede). Da due anni mi stava prosciugando il portafogli per le spese di varie aggiusti, così ho tagliato la testa al topo (cit.) e ho comprato una C3.
Quando ho firmato il contratto ho pianto nella clio. Mi sentivo una traditrice. Quando l'ho portata per l'ultima volta fino alla concessionaria che doveva rottamarla, la notte non ho chiuso occhio. E non ho dormito manco per i 6 giorni seguenti. Finché non è arrivata la nuova sono stata malissimo e quando sono entrata nella C3 mi sono sentita strana.
Ci ho impiegato un po' per convincermi che la mia clio non mi aveva lasciato del tutto, le targhe sono in qualche modo collegate tra loro e ancora adesso mi fa strano pensare di essere "adulta" e soggetta a d Equitalia.

domenica 16 settembre 2012

domenica di impegni

Avevo deciso, venerdì, che questa domenica avrebbe avuto il gusto fantozziano del "partita, frittata di maccheroni, birra e rutto libero!", sicchè qualcosa, nella formulazione del programma, è andato storto.
Se si obiettasse che sono una signora e, perciò solo, dovrei avere un atteggiamento regale, se non addirittura etereo, risponderei che la mia eleganza si annebbia solo davanti al campionato e, attualmente, spererei di non trovarmi mai di fronte ad un uomo privo di un tale interesse (o addirittura di una squadra maligna) perchè altrimenti....RESTO A CASA CON PAPA'.
Tornando per un attimo indietro a venerdì, per capire cosa è accaduto, si può dire che l'unica cosa diversa dal normale è stata una telefonata che annunciava "hey ti ricordi che tempo fa dovevi avere dei soldi?ecco ce li ho, puoi passare a prenderli?"
Chiaramente si sta parlando di una cifra irrisoria, ma che, giunta in un momento in cui non si vedono spiragli e quest'anno ho letteralmente affrontato una marea di spese, direi sempre gradita.
Il giorno dopo, ho telefonato al "dante-cifra". Ma qualcosa si è interposto. E so bene che cosa. La mia sempieterna Taz, diavolo di ogni fretta e di ogni rottura, capace di improbabili pensieri e di impossibili fatti che cadono ai miei piedi, frantumandoli: mia madre. E come ogni slavina, inutile tentare di opporsi. Essa ti travolgerà comunque.
Ho ascoltato il suo pensiero. Ho deciso deliberatamente di farmi travolgere e non pormi a riparo. Con il risultato di non aver fatto i conti con la maleducazione sfrenata del "dante-cifra" e consorte. Così una volta arrivata sul posto, ho dovuto voltare il cavallo bianco e tornare a casa, sputando fuoco.
So che i draghi sono cavalcati e non cavalcano. Ma io sono una draghessa pigra, così mi sono fatta il cavallo-macchina.
E la slavina-Taz? si è mortificata. Si è messa in un angolino dell'auto a farsi squagliare dal solo mio sbuffare, per concludere con fierezza "ma io che ne sapevo che sono così scostumati!" Non l'ho evaporizzata perchè sono buona, sotto, sotto, in fondo, in fondo, scavando e ancora scavando, e ancora scavando.
Ieri sera sono andata a letto prestissimo, in compagnia delle galline. Il gallo aveva detto che c'era un bel film e quindi è uscito con gli amici. Lo possino fare al forno.
Ma stamattina il riscatto. Sveglia presto, colazione, doccia rapida, vestizione e truccazione, prese al volo chiavi e rapita Taz come scusa per non restare più di un nanosecondo sotto casa dei dante-assegno, messi tutti in auto e via.
Il problema risolto nel giro di un'ora. E ora? la domenica? la partita è nel primo pomeriggio, post-prandiale, devo ancora finire di leggere, ma in compenso ho messo in un arenile anti-rottura mamma-Taz. Forse riesco a star tranquilla fino alle 17...forse...

venerdì 14 settembre 2012

cose strane

Capitano cose strane nei giorni di pioggia.
Mi sono da poco ritrovata a parlare con un collega del nord, ex fidanzato storico di una ragazza che fino ad un paio di anni fa consideravo sorella. Mi ha chiesto della conoscenza in comune. Ho risposto che non ne so molto, da un paio di anni a questa parte. La domanda spontanea non è stata risparmiata.
Così in una giornata di pioggia, in attesa che la filiale apra per poter chiudere questa settimana di conti in rosso profondo, mi sono trovata a riassumere per linee morbide, più che grandi, quanto accaduto.
Ma come si fa a spiegare ad un terzo, che conosce le parti, le ragioni? come fai a dirgli che hai sofferto come un cane, per almeno un anno e che l'altro lo hai passato a cercare di rimetterti in sesto? come fai a spiegargli che avresti voluto capire perchè ho avuto un tale trattamento, ma soprattutto come gli fai a dire che la colpa è di entrambe e di nessuna? ecco, non glielo spieghi. resti sul vago, non cerchi un appoggio e tenti di districarti tra mille pensieri. Cerchi di non comportarti come un avvocato che deve raggiungere una qualche vittoria, per forza.
E c'è un momento in cui devi dire la verità. Devi, più di ogni altra cosa. Così racconti qualcosa che non avresti detto mai a qualcuno che ti è vicino. E ti liberi.
Racconti. metti in fila le parole. Parli dell'unico pretesto, che ha reso possibile il non ricucire uno strappo. Parli dell'unica volontà, la tua, che si impone quando sembra piegata in modo irrecuperabile.
Gli racconti che la vita non è così facile, gli racconti cose ovvie e cose che lui stesso ha vissuto. E scopri che essere Amica ha un prezzo. Il Rispetto. Quello che io dò e non ho ricevuto in questa circostanza, quello che mi riprendo tutte le volte che ne ho abbastanza, quello che genera il pretesto.
E poi? io resto io, con le mie contraddizioni, con i miei sogni a metà tra la follia e la magia, con le mie bruciature e spelacchiature, con gli occhi limpidi e qualche volta anche a bagnomaria. E non sono niente male.

martedì 11 settembre 2012

giorno degli incontri

in sottofondo ho messo una canzone degli script. una nuova.
Ma oggi non voglio pensare a nulla di sbagliato. Oggi ho incontrato delle belle persone. Ho rifiutato di pranzare con i miei stampatori di fiducia e scioccamente rifiutato pure un invito a pranzo con due uomini interessanti, ma stra-impegnati. Insomma, voglio pure rimettermi in gioco, ma sbaglio ancora. Il pentimento è stato subitaneo, appena finito di negarmi la possibilità di pranzare con gli uomini interessanti. Così, forse, il Kharma ci ha pensato su e mi ha dato la possibilità di non mangiare, ma di nutrirmi di un altro incontro. Non che oggi non ce ne fossero stati. In fondo, stamattina pure ho avuto modo di parlare con persone simpatiche.
E così ho incontrato due ragazzi che seguivano delle lezioni un paio di anni fa. Non so dire onestamente se si tratta di una semplice presa per culo o vero affetto per qualcuno che senti poco lontano da te. Sono stata contenta. Resto sempre colpita da certe manifestazioni. E per una volta lascio perdere la mia versione più scura e accetto la ventata di allegria.
Eppure ci penso, io non mi sono mai affezionata ad un docente, se si esclude il mio adorato mentore.
Spero che il Kharma continui a volermi bene.

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