giovedì 21 marzo 2013

una tranquilla tifosa... polemica

Stamani mio padre in macchina ha tirato fuori l'argomento "mister in partenza"...
Ora, che il mister sia in partenza o meno, il dato mi sconvolge poco. I mister vanno e vengono. Ci sono alcuni che segnano la squadra così profondamente, che riesci solo a pensare ad un pre- e un post-mister, ma per dirlo bisogna che il Tempo faccia il suo corso. Ed è così anche per i giocatori. Tranne per le bandiere.
Già, le bandiere. Chiamatemi pure nostalgica o invidiosa, ma io sono cresciuta con l'idea che esistano persone che si "affezioni alla maglia", che la "onorino" fino alla fine e che per essa "combattano". Nel calcio italiano di esempi ce ne sono. E non si deve andare troppo lontano.
Ma nella mia ci sono anche i fantasmi.
E i fantasmi sono ingombranti oltre che, a volte, addirittura imbarazzanti. E si. Si. Mi riferisco al Diego Armando. Il veneratissimo Mano de Dios. Il sogno di ogni squadra. Il genio che pur se strafatto riusciva a fottere tutti (il che ti faceva pure porre la seguente domanda: e se non si fosse fatto, dove sarebbe potuto arrivare?). Non voglio dire che, se dovesse arrivare lui in panchina, inizierò a tifare per il Vicenza Calcio, ma sicuramente penso che prenderò una pausa di riflessione sulla mia fede calcistica, mai messa in dubbio dalla culla.
Comunque non era su di lui il post, e non voglio divagare oltre.
La mia polemica primaria è rivolta contro i "giocatori". E si.
Nell'ascoltare diverse trasmissioni con il mio spettacolare papà, mi trovo sempre a sentire questa espressione "X se ne andrà, se la squadra non arriverà almeno a vincere lo scudetto" o, variante dopo le pesanti sconfitte e un secondo posto traballante più di un inesperto funambulo su di un ponte tibetano, "Y sicuramente vorrà andare via, se non alza al cielo almeno una coppa" (si del nonno..aggiungerei io). Poi ci sono varianti varie sul tema, ma il concetto è sempre quello.
Il bomber di turno vuole vincere, essere coccolato da sponsor e dai giornalisti, esser visto come un santo salvatore e vuole che gli si tributino onori come un dio delfico.
Ora non discuto neanche su tutto quanto l'ego di un uomo possa veramente essere fragile, ma voglio riflettere su un dato INCONTROVERTIBILE.
premessa maggiore: LA SQUADRA è COMPOSTA DA GIOCATORI.
premessa minore: I GIOCATORI VOGLIONO VINCERE.
conclusione: LA SQUADRA TENTA DI VINCERE.
Dov'è che io non mi trovo? Chiaramente nel passaggio tra premessa minore e conclusione.
I migliori giornalisti direbbero "se la squadra tenta, ma non vince, vuol dire che deve rinforzari la rosa dei giocatori". Ok, rinforziamo la squadra.
La squadra torna in campo e si affanna con le piccole, con le grandi si accendono ceri e per il resto la mastercard è terminata, per cui ci si affida alle genialate di uno o due della squadra, che devono "apparare" il lavoro degli altri 10 (portiere impaperito compreso).
mmm...
mmmmmmumble...
Allora ho capito.
La squadra non ha interesse a vincere, ma a galleggiare in qualche posizione mediamente alta per fare introiti. E' un'azienda che deve fruttare, ma non deve necessariamente esser prima. Così le grandi menti possono sentirsi irresponsabili della gestione della partita e possono, facendo spallucce, andare via verso "squadre già proiettate alla vittoria".
Ma c'è un ma.
Le vittorie si costruiscono. A tavolino e sul campo.
Il gioco può piacere o meno, ma le squadre, quelle vincenti, sono tali non perchè non abbiano mai perso, null'affatto. Ma perchè hanno ricavato sempre qualcosa di buono, non si accontentano di sollevare una coppa al cielo. Sono ingorde. Perchè l'ingordigia è un sentimento umano. Perchè si vuole puntare al sole come collettivo e sentirsi parte di qualcosa. Per questo esistono le bandiere.
E allora? e allora quel sillogismo atecnico termina con "LA SQUADRA VUOLE VINCERE E VINCE".
Non biasimo chi va via. E' anzi giusto.
Biasimo chi continua a restare attaccato ad un passato, che si è espresso in una manciata di anni e si è concluso, perché non si è creato un progetto a lungo termine. Perché non ci si è dati una chance di poter costruire qualcosa, per disfattismo tipico di certo marginale sud, poco avvezzo al vincere e più competente nell'accontentarsi della partitella, con una o due grandi, magari vinte e poi null'altro.
E così si, ritengo che la colpa, se così può dirsi, sia dei giocatori.
Se vogliono andar via, non cercate la scusa più semplice (la squadra non era in grado, ho fatto tanto ma non ho ottenuto nulla), cercate quella più vera. Il tifoso non vuole esser preso per i fondelli, si abitua a idoli che vanno e vengono, ad affezionarsi ad uno o ad un altro, perché crede in quel colore, chiaro, splendido come il cielo di questa mattina ventosa, sincero e meraviglioso, che è unico e che è una SQUADRA.
E si, passarete alla storia, così come passeremo tutti. Nè più, né meno. Qualcuno insignito di una memoria più ampia e qualcun'altro di una memoria più ristretta.
Di fatto, da tifosa, io vorrei un programma vincente e sacrifici perché si realizzi e si autoalimenti. Poi, gli alti e i bassi sono normali per tutti.
Pure per le stelle che gravitano da una costellazione all'altra. 

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