domenica 14 aprile 2013

cambio di luce

Quando le giornate si allungano, la mattina del weekend riesco a svegliarmi all'alba e quasi non ne sento il peso. La cosa non è granché utile, quando il lunedì arriva spietato e con una lista di cose da fare enorme. Tuttavia è il chiaro segno dell'estate in arrivo.
Da piccola ho odiato con tutta me stessa l'andare prestissimo al mare e il ritornare a casa altrettanto presto. Adesso alcune cose sono cambiate, altre, ovviamente, no.
In quelle cambiate posso farci rientrare senza problemi il fatto che, ultimamente, scendo a mare verso le 7,30 della mattina, l'acqua è ancora calda dalla notte, la sabbia è freddina e il sole inizia a splendere, avvolto in una vestaglia di foschia trasparente. Di fatto alle 10,30, massimo le 11, quando cioè i miei genitori scendono, faccio ritorno a casa, con un po' di neve nelle tasche per cercare di avere il tempo di rilassarmi, prima che loro arrivino e mi sfascino ogni proposito di calma.
Poi a mare ci ritorno verso le 14, a volte, nelle giornate in cui il mio bisogno di mare e zero pensieri, si fa più concreto. A casa lascio la mia pennica pomeridiana a far compagnia al dolce far niente, che nulla fa, se non pensare, troppo e sempre alle stesse cose.
Questa mattina avrei dovuto svegliarmi verso le 10, in effetti l'orario in cui ho iniziato a scrivere qui sopra, invece alle 7,30 ero in piedi. Non pimpante come un grillo, ma in piedi.
Ho il profumo del mare e del sole nelle narici. Gli occhi, chiusi o aperti, vedono sempre la stessa immagine, la mia Itaca che, bagnata del sole e di quei pochi zampilli di vento, ti fa venire voglia di gavettoni e partite di pallavolo in acqua. Chiacchiere e libri, giornali con tante foto e poche parole e appunti per qualche idea buona.E poi lui.
Quel desiderio che, da un po' di tempo a questa parte, mi pungola. Un paio di occhi che si possono incrociare con i miei. Un paio di occhi che non pronuncino mai parole pesanti, annunci di finali di stagione, qualunque esse siano.
Gli anni mi hanno reso avvezza al minimalismo, al non sprecare il fiato con paroloni, ma di dimostrare che ci sono, che la mia presenza è vita, come acqua, ma alla stessa maniera, proprio perchè annego in giri di gentili espressioni linguistiche, ho maturato il desiderio di non voler sentire più parole a cui non corrispondano sentimenti.
Mi pesano le parole semplici, quando sono dette da chi non ne capisce il significato, brandendole come scuse di un cambio di programma, menzogne che vogliono essere rivestite di un abito buono e scintillante, ma che non riescono a celare il puzzo che trasudano. False come solo l'inadeguatezza mal celata attraverso il fiero petto tronfio di belle poesie può esserlo.
La mia vita ha bisogno di altro.

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