domenica 12 maggio 2013

cose che capitano

Il giorno della festa della mamma l'ho passato a fare la figlia.
Non essendo ancora madre mi sono comportata da figlia, cosa che non è mica così semplice. Soprattutto se, come me, si fanno disastri inimmaginabili su tutti i fronti.
Tralascerei l'indagine sui miei disastri, perché dicono che so solo lamentarmi, e passerei con lo stile di un rinoceronte pacifico al resto.
Ieri ho terminato di recuperare dei pezzi per un lavoro all'una di notte.
I sabato stanno diventando monotoni nel loro essere refugium peccatorum, anzi, studiorum, e ciò nonostante ho chiuso il pc tardissimo. Vista l'ora ho ritenuto di essermi giustamente guadagnata due fette biscottate con burro e miele, offerte dalla mamma praticamente verso le 19,30, quando avevo appena iniziato a studiare, e sono andata a letto piuttosto in colpa per il sentire le palpebre pesanti.
Stamattina alle 6 ho riaperto le palpebre pesanti, mi sono ricordata che è domenica e mi sono forzata, non troppo però, a sonnecchiare ancora un po'. Ma il senso del dovere ha bussato di nuovo alla porta e, questa volta, mio malgrado, ho deciso che dovevo rotolare giù e mettermi a lavoro.
Ho proseguito inesorabile fino alla mezza, giusto in tempo per esser chiamata a tavola dalla mamma, a cui ho fatto gli auguri appena sveglia e rifatti prima di inforcare la lasagna, che aveva cucinato mentre io tentavo di scrivere qualcosa che avesse senso.
Oggi non ho fatto nulla. Non ho cucinato, né dato una mano. Ho solo lavorato. Ho fatto la figlia.
Mi sono cioè permessa la libertà, dopo tanto tempo che non mi accadeva, di non pensare a nulla e nel vedermi finalmente evitato il rinfaccio quotidiano dispensato dalla vita per qualche mancanza. Stranamente.
Oggi è bello fare la figlia.

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