giovedì 20 giugno 2013

i primi caldi (parte prima)

Si sa il caldo dà alla testa e, se poi si tratta delle prime vampate di calore, beh.. allora la miscela può essere tranquillamente esplosiva.
Sono andata e venuta da roma. Il mio esser pellicano viaggiatore non si ferma mai, al massimo si adegua nella mìse, cambia qualche orario, ma direi che non accenna mai a fermarsi.
Ho avuto la brillante idea di andare a roma vestita di una gonna diritta e di una maglietta semplice, zeppa comoda ma sfiziosa e, sottolineo, e un trolley non troppo voluminoso, riempito di 2 faldoni da 10 cm l'uno e da un altro paio di "piccoli"fascicoli.
Mi sono presentata prima del solito in stazione e munita di un trolley che pesava quindi quanto hulk concentrato in poco spazio, mi sono incamminata, incerta, su un asfalto dissestato e su sampietrini malefici.
Arrivo sotto l'arco della stazione e ci trovo uno dei miei ex capi, che non riconoscendomi (avevo anche gli occhiali da sole grandi) mi scambia per una bella gnocca in difficoltà e si appresta, col suo charme, a chiedermi se avevo bisogno di aiuto. Ecco. Prima che ciò accadesse, cioè pronunciasse qualcosa, l'ho tolto dall'imbarazzo, l'ho salutato e lui si è ripreso. Ha farfugliato qualcosa e sono andata via.
No. Sto cercando di smettere con gli ammogliati.
Non che abbia iniziato, ma no. Vorrei smettere ora che posso. Subito.
Treno arriva, entro, trovo il mio posto e SBAM.
Mi si siede di fianco un signore avvenente quanto può esserlo un paciughino sulla cinquantina che, appena visto il note2, nonostante stessi ad ascoltare musica, mi ha praticamente fatto ottomila domande sul telefono e dintorni. Scopro che l'avevo visto, purtroppo, in tribunale e alla fine mi dà il suo biglietto da visita. Nella speranza che io lo chiamassi per uscire.
No. Sto cercando di smettere con i cinquantenni.
No, sul serio. Io non ho nulla contro di voi. Anzi.
Ce ne sono pure alcuni che si sono tenuti così bene che ti fanno ancora saltare tutti i nervi, bottoni e zip che si hanno addosso, ma vi prego, no, no e no.
Sto cercando di smettere di fare colpo sul rattuso nostrano, identificabile sì con quasi tutto il genere maschile, ma più specificamente individuabile nella figura di Fantozzi con la lingua da fuori e dell'età superiore ai quaranta a salire, preferibilmente ammogliato [ma non si disdegnano i liberi per scelta altrui]. 
Faccio voli pindarici, arrivo da una parte all'altra di roma, riesco a fare tutto e si, lo ammetto i romani sono troppo piacioni e se permettete, a me il romano me piace.
E' gagliardo per definizione. Ce l'ha nei geni, è la raffigurazione del soldato, in Asterix e Obelix, che, ignaro dell'esser stati avvistati da Obelix , sta spiegando al commilitone come si cucina meglio lo gnocchetto. Tenerezza e simpatia. E soprattutto quando un uomo ti fa sorridere, ha indubbiamente fatto colpo.
Come Romeo, il gatto degli Aristogatti, er mejio der Colosseo.
Andiamo, il romano piace per la sua parlata un po' biascicata, per il suo effetto charmant che ha, quando deve aiutà na pupa, sopratuto se straniera, inzomma diciamolo è signore nell'anima [consiglio di leggere le ultime righe come le leggerebbe Alberto Sordi]
E infatti gli altri romani incontrati sono stati simpaticissimi. Torno in treno, gambe in affanno, sono praticamente una sorta di muratore, abbronzata praticamente come ciò che mi sono vestita. Entro.
E torno alla normalità.
Settantenne rattuso che ci prova in ogni modo e stroncato prima di subito da un mio "basta così" e un trentacinquenne normale che ogni tanto buttava l'occhio verso di me, ricambiato, ma a forza di buttà l'occhio e de ripigliarselo, perché stava a telefono con l'azienda, beh, non c'è stato verso di poter approfondire la guardata.

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