martedì 11 giugno 2013

qualcosa

Qualcosa accade sempre, sopratutto quando sei già provato da certi eventi e vorresti farne a meno. Come me, oggi, che ho girato su ritmi folli, tra ansie, inquietudini e pensieri a cui si poteva porre rimedio senza grossi problemi.
Perché mi complico la vita? perché non posso evitare di preoccuparmi di cose e per cose che non mi spettano? eppure non ho l'istinto della crocerossina e men che mai quello della buona samaritana.
Evidentemente chi è causa dei suoi mali, davvero può e deve piangere solo se stesso.
Ma poi?
intendo cosa si fa dopo che si è pianto il necessario per le proprie ragioni sbagliate e per i torti commessi? dico pur volendo piangere e ancora piangere, dopo che si fa? si va in depressione, ok, poi? si resta lì? cioè in un limbo in cui si tollera tutto e si lascia passare ogni cosa, finendo di esser degni di esser chiamati ignavi e finir dimenticati pure da un Dante che ci osserva incuriositi e da un Virgilio che ci schifa?
Mi domando poi a cosa serve piangere per se stesso, se poi non si pone rimedio a se stessi e non si cambia, elevandoci.
I dubbi restano e le lacrime da stanchezza fanno capolino in modo imbarazzante, ora che dovrei leggere cose mie.

1 commento:

  1. La depressione è una cosa diversa, purtroppo dura molto di più. Io parlerei meglio di tristezza, melanconia...

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