lunedì 3 giugno 2013

venire e andare

Tornare e partire, anche.
In fondo.
E neanche poi tanto.
Il venire presuppone che stia andando incontro a qualcuno con cui si sta parlando e, forse, è così in questo momento. E l'andare mi richiama alla mente il movimento esattamente opposto.
Torno alla scrivania, osservando la marea di carte e di domande che esse contengono ed esprimono nel loro essere adagiate come belle al sole su di una spiaggia affollata.
La sciarpa tolta da una strapazzata ventiquattrore, penne nere e blu a circondare i libri, evidenziatori fucsia e verdi di lato ad un computer di color bronzo e una pila indiscriminata di pensieri accanto ai dolcetti sopravvissuti, ma consapevoli della loro imminente fine.
Mal di testa.
L'aria condizionata del volo di ritorno mi ha stonato. Sento pulsare la cervicale.
Ho fame.
Torno in cucina e vado a fare un'ispezione approfondita nel frigorifero. E vengo a conoscenza dell'eco che vi alberga e delle coste di sedano con cui sta giocando a carte. Richiudo la porta del frigo, solo per non interrompere la partita.
Domani parto di nuovo. Oggi resto qui. Chiamo una pizza farcita ed una coca-cola rigorosamente normale.

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