venerdì 16 agosto 2013

pensieri a schema libero

come da tradizione, siamo al 16 di agosto e sono ancora in fase di riassetto. certo, alcune cose passano meglio, ma altre, quelle che mi hanno tormentato fino all'ultimo, continuano ad esser onnipresenti e così anche quest'anno, immagino, inizierò a dormire solo il primo settembre..
 in questi giorni mi sono trovata a riflettere sui soliti grandi temi, l'amicizia, l'amore, il colore delle vernici per le unghie, ecco i classici pensieri che si abbinano a scarpe alte ma comode, insomma a quei compromessi teorici che sanno di equilibri di cui sono capaci solo funnambuli professionisti. 
il posto dove sono in questo momento è l'itaca di Kavafis. Spesso ho descritto così questa piccola cittadina fatta di mare, storia e di abitanti con un forte odio verso i napoletani, che impolpano i loro portafogli e le loro strisce di fumo. Quando è iniziato l'odio, non lo so, come non so quando è iniziata la stanzialità di quella parte di spaccio e riciclaggio che affolla e affoga, praticamente l'italia intera. Di fatto, io so cosa è accaduto, per esempio, quando il Napoli vinse il primo scudetto. Ero piccola. Mio padre fu costretto a cambiare le quattro gomme della nostra opel kadett rossa 1000, perchè le avevano squarciate. Chiaramente non eravamo gli unici, ma portavamo, come molti napoletani tranquilli, la macchina targata NA.  Due anni più tardi, vicini di casa autoctoni, dopo aver deciso che eravano degni di fiducia, ci avvertirono di un altro "raid" che prevedeva anche la rottura dei cristalli, così mettemmo la macchina, praticamente imboscata, in un altro parco, dove non era visibile all'occhio vandalo.

Negli anni, il tradizionale bagno di folla napoletana, che invade la mite spiaggia di ponente, attraverso il classico sistema dell'affittare casa ad una famiglia di 3 elementi che si moltiplica al momento della reale vacanza, si perpetua grazie a cifre sempre più alte richieste dai locali. E così si attiva il tiraemolla.
Ma Itaca è Itaca e i Proci, si sa, sono nel pacchetto.
Qui ho vissuto tutto quello che di importante avrei dovuto costruire nella città dove vivevo. Le prime amicizie (che durano ancora), il primo fidanzato, i primi baci, persino la mia prima volta, molti anni più tardi. Ho concentrato, negli anni fondamentali, la mia vita qui. Ho tradito ripetutamente le due città dove svolgo la mia vita lavorativa e dove, ora, non so per quale diritto, pretenderei di costruirmene una nuova, di vita.
Ho avuto opportunità che si sono aperte lontano dalla vecchia partenope, ho fatto la pendolare per anni e , ora, torno a farla per quel lavoro-ancora di salvezza, che continuo a fare nonostante abbia sempre in cuore di smettere.
Il mio rapporto con l'avvocatura sembra quello descritto in "minuetto", cantata dalla meravigliosa mia martini. Ma si sa, è un amore che si consumerà, prima o poi, perchè non voglio esserne consumata.
Respiro piano. L'umidità del 14 notte mi ha dato il colpo di grazia.
Quest'anno niente viaggio o, per il momento, ancora non se ne vede niente all'orizzonte. Ho ancora troppe idee e confuse, per poter riprendere in mano seriamente la mia vitane cambiarla dal di dentro. Mi faccio ancora trasportare dall'onda tzunami di un presente fatto di scelte passate, come se fosse più rassicurante lamentarsi e non provarci che lamentarsi provandoci. 
I pensieri continuano a fluire e le parole a seguirli come docili cagnolini.
Vado a prendere l'acetone, cambio colore di vernice, in attesa di farmi venire in mente un'idea migliore o una migliore immagine da esprimere in un lavoro, questo serio, che sto tentando di completare e poi papererò in acqua.












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