lunedì 23 settembre 2013

durante l'attesa

Se si aspetta un bus, si rischia di passare le ore ad una pensilina. Così ci si attrezza, si telefona, si legge, si conversa con le persone e, magari, si scrive qualche tweet.
Se si aspetta un bus, e non si aspetta null'altro, capita che si conoscano persone divertenti, straordinariamene normali, eppure assolutamente uniche.
E così capita di attendere, fermi o in movimento lentissimo.
Poi ci sono cose che, forse, non si dovrebbero neanche pensare. Si guarda il telefono, che non squilla, la posta, che è ferma a tre giorni prima, e ci si rende conto di doverla smettere.
Quante volte ci si dichiara liberi, quando si ha il cuore occupa da ansie e pensieri e quante, volontariamente, si decide di pensarsi impegnatissmi, ma si è semplicemente a caccia di vuoti da riempire.
E se i vuoti e le attese avessero anche loro una dignità? Perché star lì a dirne di tutti i colori contro i vuoti, a perdere, e le attese, infinite?

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