domenica 3 novembre 2013

si, suona ancora per il mondo

un pomeriggio squillò il telefono. l'ora era insolita, presagio di brutte notizie.
risposi e la voce dall'altro capo del telefono era agitata, scossa. chiamai mia madre, la telefonata era per lei. ma in qualche modo ci coinvolgeva un po' tutti.
mia mamma prese il telefono, poi un sibilo, sbiancò, farfugliò qualcosa come "vengo con mio marito subito". mi disse di chiamare papà. era morto il figlio di un loro collega ed amico.
era morto il figlio di un mio professore delle scuole medie. quel professore a cui, per un motivo o per un altro, ero rimasta legata, forse anche perché lo conoscevo da prima.
e la sua morte non era stata annunciata da nulla. nessun sintomo. nessun presagio. solo un incidente. un fottuto incidente.
all'inizio, le notizie erano frammentarie, avevamo saputo solo che il papà era in stato di shock, che la mamma non riusciva ad aver parole e che il fratello si era trovato nell'increscioso compito di ricomporre il corpo di quel fratello minore, con cui aveva condiviso una vita.
il ragazzo era maestro tromba. avevamo la stessa età. viveva a palermo, dove lavorava presso l'orchestra sinfonica di palermo. aveva la passione per le moto, trasmessa dal padre, che era professore di tecnica alle medie e che aveva costruito moto da sempre e suonava anche lui la tromba.
quella sera era andato semplicemente a ritirare il vestito nuovo per esibirsi con l'orchestra. il papà, pochi giorni prima, gli aveva aggiustato la moto, perché aveva notato che faceva un rumorino di sottofondo che non gli piaceva.
poi la curva. lui saliva a velocità moderata, non aveva fretta. aveva preso tutto con sé. dall'altra corsia un'auto. andava piuttosto veloce, sbandava. nonostante l'andare piano e la frenata per scansare l'auto, il conducente sembrava impazzito e, in quella strada, stretta e un po' pericolosa, quel figlio l'ha fatto letteralmente a pezzi, il conducente dell'auto in corsa non si era neanche accorto di trascinare un corpo e, così, lo violò ulteriormente.
le notizie tuonarono come un temporale senza fine. i giorni erano impazziti. il fratello si domandava perché doveva succedere proprio a lui e non a sé che di errori ne aveva fatti. il dolore aveva sovrastato tutto. non c'erano parole.
i miei andarono al funerale. mio padre e mia madre si fecero forza l'un l'altro, non riuscendoci, quando seppero che tutti i componenti dell'orchestra del settore fiati e il loro direttore avevano lasciato nella bara dell'amico e collega la loro anima per farlo suonare ancora.
chi lo ha detto che caronte vuole solo una moneta per passare dall'altro lato? chi lo ha detto che i morti non si portano dall'altro lato anche qualche pezzetto dei vivi?
qualche mese dopo io sono andata a teatro. andavo a vedere lo spettacolo di toni servillo. tra una poesia e una prosa, un personaggio ed altri mille, toni declamò una storia particolare. non ricordo l'autore. so solo che raccontava del dolore che un padre può provare quando un figlio ti lascia. il figlio del racconto era malato, la morte camminava vicino da tempo, il papà aveva fatto di tutto per allontanarla, ma un giorno se lo portò via comunque. a quel punto al papà non restò altro che raggiungere il proprio figlio lasciandosi andare giù in un torrente.
a quel racconto, così intensamente declamato da servillo, così lieve e drammatico, io non riuscii a rimanere indifferente. ad ogni parola vedevo il mio professore e la sua famiglia distrutta da quel dolore. a teatro non si piange o, per lo meno, gli spettatori devono contenersi. io ricordo solo che le altre due letture non riuscii ad ascoltarle, avevo solo il volto pieno di lacrime, calde che scendevano.
è passato più di un anno dall'accaduto. abbiamo saputo che il papà non accetta di aver perso suo figlio e si è dato pace pensandolo in giro per il mondo a far concerti. del resto era il motivo per cui restava tantissimo tempo lontano da casa.
io ci ho messo una vita a scrivere questo post. ancora adesso non riesco a trattenere le lacrime. e la rabbia interminabile verso tutti quelli che, guidando, mettono in pericolo gli altri.
e ora mi chiedo: ma perché a Dio non piace la musica e i concerti? forse aveva solo bisogno di una tromba per la sua orchestra più grande....

in memoria di Fulvio De Fuccia.
https://www.youtube.com/watch?v=KY3cF37nWhE
http://www.corrieredelsannio.it/2012/07/14/paduli-ricorda-il-maestro-de-fuccia-con-un-concerto-in-suo-onore/

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