giovedì 19 dicembre 2013

disattese

Si aspetta così, con il cuore sempre un po' più teso e proteso verso qualcosa, che sta per arrivare o vuole intensamente. Si aspetta un autobus, per andare a lavoro, scoprendo che hanno cambiato tutte le linee e hanno tagliato la città più vicina alla città madre praticamente fuori dei servizi minimi.
Si aspetta ad un casello autostradale l'apparire del verde del semaforo per pagare, incolonnati come formiche, per scoprire che, per una volta, te la dice bene e non paghi per lo sciopero in atto.
E io aspetto, spesso, anche quando non vorrei, anche quando sento di non meritarmi di dover aspettare. E vedo passare il tempo accanto a me.
Ma hanno ragione gli altri. Quegli altri che, nonostante gli impegni importanti della vita, stanno lì a continuare nel loro lavoro, nelle loro attività, intenti, perché c'è qualcosa di superiore a loro e al loro impegno importante e, forse, semplicemente, hanno capito tutto della vita e hanno dato a se stessi quelle priorità che a me, oggettivamente, mancano.
Sono folle di rabbia. Al punto che mi scoppia la testa.
Forse ho solo sognato per troppo tempo quel giorno perfetto, che ancora non ho vissuto, forse ho solo sognato di avere quella sensazione di liberazione di urlare contro il cielo, che mi rendesse felice di nuovo.
Oggi mi manca quella sera, su di uno scooter, accanto ad un ragazzo che non mi amava e provava a farlo, quelle urla di felicità che sentivo dallo stomaco venir su fino alla gola e uscire senza sforzo. Mi mancano.

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