sabato 23 febbraio 2013

muoio, ma non preoccuparti è colpa mia.

Ennesima discussione, ennesima caduta del morale da un marciapiede anche basso. Ma si sa, le cadute peggiori sono proprio quelle insidiose da minor altezza.
Come un sanpietrino leggermente rialzato che ti fa mettere il tacco di traverso e un attimo dopo ti trovi riversa a terra o, nella migliore delle ipotesi, a dimenarti in una estemporanea danza di caviglie piegate, gambe più lunghe del solito e braccia per aria, come se stessi camminando su di un ponte tibetano.
Mai provato quella sensazione? quando passanti sconcertati, prima di riderti in faccia, si chiedono se tu stia vedendo uno psichiatra, dandoti quella mano molliccia a mo' di soccorso più dannoso che utile. Ecco a me capita. Non dico spessissimo, ma capita.
Ma il punto è che quando capita, la stima di sé tende, disperatamente, a fuggire. Diciamo che la vedi che corre come Pelè in fuga per la vittoria.. insomma ti lascia sola, in compagnia dell'imbarazzo e della sensazione di noia fastidiosa e infastidita. Ecco, mai che ti lasci con un uomo affascinante. No. Mai. Che vile!
Ma nelle discussioni, soprattutto in quelle familiari, il problema non è la stima di sè. O, magari, lo è anche, ma si accompagna a quel mitico problema del "senso di colpa", che aiuta, ecco, ad accasciarti, dopo aver tentato di riprendere la via dello stare dritta.
Il senso di colpa è quella leva, che, una volta azionata, rende tutto vischioso, appiccicoso, privo di mobilità. Come se una persona fosse punta da un ragno invisibile, che immobilizza e, nel frattempo, lega il tutto, come un salame, giusto per conservare il cibo fresco più a lungo.
Molti teorizzano sul senso di colpa. Sul se usarlo, con parsimonia, sul come usarlo ed anche su come ottenere di più da una povera vittima.
Ecco, il senso di colpa è quella deresponsabilizzazione esercitata senza ritegno alcuno da un soggetto, che sa di avere delle responsabilità, ma che non riesce a sopportarne il peso.
E così come una sorta di nenia, con la stessa incidenza di una goccia fissa, che scava le rocce più dure..un martello pneumatico col silenziatore e con la punta di veleno, tutto risulta essere misurato dal "è colpa di..". E più il martello va dentro, tanto più si introduce una nuova voce "è colpa tua".
E il grottesco diventa parte di una vita, che poteva esser anche un po' più leggera e banale, un po' come il considerare possibile l'esser causa della pioggia in un preciso, ma remoto, luogo sull'oceano, solo per aver profferito qualche verbo, neanche troppo esecrabile.
Guarda caso, oggi piove davanti alla mia finestra.
Chiaramente è colpa mia.
Ma ne ho preso atto e, in fondo, il mio umore non è più solare di una luce diffusa e melanconica, quasi seppia, che avvolge tutto. In compenso ascolto musica morbida, come la luce che, morbidamente, si ferma davanti alle tende chiare, e chiede timidamente di entrare.
Così penso. E questo sì, è colpa mia.

sabato 16 febbraio 2013

Ripensamenti

Sono sempre stata una persona che "ripensa" spesso e volentieri. Di solito ripenso a qualche frase, per aggiustarla o ricordarla meglio, altre volte ripenso a qualche accadimento, per riuscire a cogliere una qualche sfumatura sfuggita. Di fatto quello che però mi risulta sempre un po' strano è quando a "ripensare" siano gli altri. E magari "ci ripensano".
Da qualche settimana fa mi sono ritrovata una telefonata. Ultimamente pare che io viva di telefono, vabbeh.
Pensavo che fosse privo di conseguenza il contenuto, abbastanza banale, della conversazione.
Errore.
Mai sottovalutare le richieste banali provenienti da persone che si sono "abbandonate" un po' di tempo fa.
Due giorni fa un po' di messaggi. E oggi la richiesta esplicita di "entrare nella mia vita", compiendo quel passo, di avvicinamento, non compiuto, quando io avevo, sbagliando, consumato tutta la distanza tra me e lui.
Il tempo, un Signore, ha cambiato le esigenze. E ha cambiato me.
Segnali prima discordanti e tendenti tutti ad un'elemosina amorosa e affettiva sono finiti in uno scatolone assieme a ricordi belli come gocce di cristallo di Boemia.
La mia vita non è cambiata da quando scrivevo di amori impossibili, continuo imperterrita a farlo, ma non credo più nelle favole. In quelle dove il principe scala montagne e le dame, che rifulgono di splendida luce, sono nulla rispetto alla magnificenza di quella donna senza nome e magari quella donna ha il mio nome.
Purtroppo continuo a sperare, errando con ogni evidenza, di trovarmi davanti a ciò che desidero, e se vi state chiedendo perchè lui non è quello, la risposta è francamente fin troppo semplice.
Perché un uomo si muove verso qualcosa? perchè prova interesse.
Ora l'interesse può essere "pilotato" e ce lo insegnano in economia.
Adesso anche le relazioni sociali attuali sono "pilotate" e, a volte, dalla paura di restare da soli. Paura che io conosco perfettamente e con cui ogni tanto vado a pranzo durante la settimana.
Ho un'ottimo rapporto con la Paura da solitudine, l'ho costruito grazie a tutte quelle volte in cui un uomo mi ha subordinato a qualche cos'altro di più importante, grazie a tutte le volte che ho atteso più di tre ore di ritardo che arrivasse a quell'appuntamento, preso giorni prima e tanto agognato. L'ho costruito a forza di vivere come una brava ragazza e non mandare a stendere una tale maleducazione e poco rispetto.
Ieri sono stata in compagnia di Pau (ora la chiamo così affettuosamente) e, considerato lo shopping compulsivo che ne è generato, penso che sia meglio esser consapevoli di Pau che seguire i suoi consigli.
Oggi c'è un sole meraviglioso. Ieri, grazie al non ascolto di Pau, ho comprato una bellissima borsa rossa a bauletto, che metterò come outfit. E uscirò con la mamma. Perché la mamma è sempre la mamma. Tanto vituperata, tanto schernita in tutti i modi, spesso bistrattata e molto volentieri da abbandonare da qualche parte, tanto sa tornare a casa a forza di bestemmie e di sensi di colpa. Bhe, si. Lei. O quella che magari sarò pure io.. che sarò decisamente peggio.
E non penserò più a lui come ad un'occasione oggi persa, ma ad una situazione gestita male allora, e proseguita peggio, oggi. E toglierò quella polvere di stelle dorate dai miei capelli, che mi ricorda lui, per conservarla da qualche parte e per ricordarmi che Pau non è solo mia.

venerdì 15 febbraio 2013

è ancora giusto credere nei sogni?

Stavo tornando a casa in autobus, come capita praticamente tutti i giorni. Ho ricevuto e fatto diverse telefonate. Ma una mi ha stirato l'anima.
La notizia era nell'aria da giorni. Non c'era, a dire il vero, speranza di un colpo di teatro, di un guizzo di fortuna o di magia dell'impossibile. Tutto è andato come il copione delle azioni/reazioni aveva previsto. E ciò nonostante ci sono rimasta male.
Ho chiuso la telefonata con una strana sensazione addosso. Tra lo sconfitto e la testarda sfida.
E ho iniziato a pensare perchè continuare a sognare.

Nel pomeriggio ho detto ad un collega che vivo da un paio di anni la sensazione in cui mi sembra di lottare a vuoto, perchè i miei sogni, ogni volta che si avvicinano, si allontanano sempre di più. Mi sembra come se l'orizzonte si allontanasse e mi rifiutasse.
Ho pensato a Jack Sparrow. A come guardava l'orizzonte dalla sua Perla Nera. Ho pensato che ci vuole sempre una bussola, che indichi la direzione giusta per raggiungere un obiettivo, e a me stasera manca quella bussola.  A dire il vero manca da un po' di tempo.
Poi sono arrivata a casa e ho deciso di ascoltare la lettera di Baggio, che mi ero persa sere fa:

http://www.youtube.com/watch?v=nqpKVteRSCI

Parla di sogni, sacrifici, passione, gioia.
Ha senso parlare ancora di sogni, quando ci dicono di non esser choosy? ha senso continuare a sognare se, per caso, si scopre che sono state mandate ben 45.000 domande per fare il cameriere alla mc donald italia e ne assumeranno solo 800 per 700 euro lorde (che per chi non avesse ben chiara la proporzione stiamo parlando di circa la metà utili al lavoratore)? ha senso lastricare la propria strada di sacrifici, quando scegliere la cosa più semplice, foss'anche complessa a suo modo, sia la scelta che porterebbe qualche spiccio a casa e la possibilità di conoscere qualcuno e crearsi una famiglia?
ha senso continuare a resistere a tutti gli attacchi, crudeli e pieni di fango, da parte di quel mondo che non apre le porte ma le chiude in faccia?

I sogni restano. Senza sarebbe come vivere una notte senza stelle e senza luna. In una caverna senza uscita in un abisso totlamente privo di qualsiasi possibilità di respirare.
Si, i sogni restano. Fanno compagnia nelle lunghe notti di una vita che arranca verso di loro. Che oramai non dorme più serena da non so neanche io più quanto tempo. Che non ricordo più cosa può significare quel respiro lento e caldo di una notte calma.
Gli incubi la fanno da padrone. Liti e lotte si consumano in notti prive di luce e in giorni privi di calore.
Mi sono scelta una strada complicata. Ne ho percorso un pezzettino, sono all'inizio e già è trascorso talmente tanto tempo da quando ho iniziato che mi sembra di esser Po quando inizia il suo allenamento al kung fu e odia le scale.
Continuo a credere che Po e Jack Sparrow siano dei personaggi in cui, in fondo, mi riconosco. Sogno e sono una sognatrice incallita. Ho duroni all'anima per sogni troppo alti, ho bruciature sulle ali talmente profonde che Icaro mi fa un baffo, ma non per questo riesco a smettere, riesco ad arrendermi. Ho tatuato sul cuore un mare chiaro da attraversare e un posto più alto e luminoso da raggiungere. Ho le mani protese come un albero protende i suoi rami verso il cielo ed è il ponte tra una terra e un raggio di sole.
Che sia giusto o meno credere nei sogni non lo so. So che io ci credo, so che a volte mi arrendo, come oggi, so che domani sarò abbattuta e domenica incazzata nera.
So che non smetterò di lavoricchiare a quello che ho iniziato.
So che concluderò nel modo migliore un lavoro e ne aprirò altri.
So che pietra, a pietra io costriurò quella strada, che ora non c'è e, quando sarà terminata, mi potrò guardare alle spalle e vedere cosa ho costruito.

venerdì 8 febbraio 2013

invettive in tarda sera

Le persone si presentano con la loro valigia, spesso piena di farfalle pesantissime (cit.) o di sassi leggerissimi. E appaiono. Si manifestano con una loro forma e una loro immagine. A volte determinata da linee e spigoli che tagliano un paesaggio, altre volte leggermente sbiadita da curve o da elementi meno evidenti.
Il suono di ogni voce e il tocco di ogni mano è diverso, pur nel suo essere simile a quello di ogni altro essere. Siamo esseri senzienti e sensibili. E questo non ha a che fare con la capicità di comprendere l'umanità altrui. Si è solo capaci di sentire. Per qualcuno più in profondità, per qualcun'altro meno.
Questo mi è sempre stato chiaro e continua ad esserlo in questo nonluogo artificiale, in cui mi sento più una pila che una Thrinity vestita attillata.
Ma mi chiedo quale sia l'elemento che segna il discrimine tra il "sei una persona intelligente" al "quanto fai ad ora", il tutto detto nella stessa conversazione.
Certo, i tempi sono cambiati ed evidentemente io sono rimasta indietro, pur usando una certa tecnologia e ritrovandomi con dei sistemi piuttosto avanzati tra i piedi.
Si, evidentemente, io sono ultima bella addormentata.
Il tempo mi ha preservato intatta, nel cuore e nell'anima, ed evidentemente, pure se mi trovo a cercare di capire perchè mi hanno messo in un barattolino (forse l'aria inizia a mancare e questi sono gli effetti sul mio cervello), continuo a sognare. Forse un principe impavido.

http://www.pinu.it/addormentata.htm

lunedì 4 febbraio 2013

idee chiare a sproposito e problemi di priorità

su twitter di persone se ne incontrano e le idee fioriscono abbastanza celermente. Se poi queste attecchiscono nella mia testa, ultimamente pronta più del solito a distrarsi dalle priorità reali, allora il gioco è fatto.
L'idea è venuta leggendo un tweet di un collega, il quale ha detto che l'idea di scrivere un racconto non gli sembrava male, così non rubandogli l'idea, ma giusto l'ambientazione e qualche indicazione precisa che ha dato lui stesso, qua e là, attraverso il cardillo più famoso dell'etere potrei iniziare così.
Giornata intensa di lavoro, ma la mattina è ancora lunga.

Infreddolito corre a prendere il tram in una insolita ora, ma per un soffio non riesce a prenderlo, così ripiega per il vecchio n. 73, che porta fino a piazza s.Babila, e pensa tra sé che quel maglione visto nella vetrina l'altro giorno merita un approfondimento, almeno quanto la commessa gentilissima, che era in quel negozio.
Tutto fila quasi in modo svizzero, ma la commessa non c'è e del maglione si rinvengono le tracce nella busta semitrasparente del cliente appena uscito con addosso una moglie straparlante. Così decide di andare verso lo studio, ma prima di fare un salto in ristorante per concedersi un premio.
Sulla strada, una donna, ben vestita con una borsa un po' oversize, aspetta lo stesso 73 appena abbandonato da lui. Sembra un po' scocciata e pure un po' distratta da qualcosa. Le cade un'agenda e lui, che era ad un passo, si china a raccoglierla per porgerla. La giovane donna lo ringrazia e ne approfitta per chiedere allo sconosciuto dove si trovasse un particolare albergo.
Da lì a poco, le chiacchiere diventano molte o, almeno, fino a quando la donna non trova il suo albergo e si congeda dal cavaliere per caso, il quale chiede un numero di telefono per poterla invitare a cena.
Lei lo accontenta e sparisce.
Lui torna a lavoro, ma con la testa continua a pensare all'incontro, così decide di mandarle un sms, ma non ebbe risposta, così all'ora che aveva indicato si presenta con la sua macchina appena lavata in albergo.
Chiede di lei e mentre aspetta notizie si guarda in giro e scopre che lei è in una stanza riunioni dalle porte a vetro, che danno proprio sull'hall dell'albergo. Allora decide di lasciarle un biglietto.
Si attarda nel cercare la montblanc, che si era incastrata nel taschino sotto il fazzolettino, e non si accorge che la donna è dietro di lui.
Lo chiama e gli dice "beh allora dove andiamo a mangiare?" Così escono.
La serata sembra diversa da tutte le altre. Lui ha spento il telefono appena fuori dall'albergo e si gode questa assenza di virtualità. Parlando scopre che la giovane donna non aveva alcun account twitter o facebook o qualsiasi altra diaboleria succhiatempo ed energia, sembrava disinteressata ad ogni forma di social network, eppure non sembrava affatto lontana dalla tecnologia.
Escono verso l'auto, lui le apre la portiera per farla accomodare, lei si siede e ringrazia con garbo.
Lui fa il giro velocemente ed entra, infila la chiave nel quadro e si volta per chiederle qualcosa, ma non ha il tempo. Lei lo bacia intensamente. Un bacio profumato, interessante e che sicuramente che invogliava ancora. Lui riporta le chiavi allo spegnimento e la ribacia.
L'atmosfera è calda e Milano resta sempre una città magica, ma il rischio di esser fermati dai carramba iniziava a farsi concreto, così ripreso un attimo di lucidità, si mise in moto verso il suo albergo.


Il post, lo ripeto, è liberamente tratto da più tweet. per una questione di riservatezza non mi permetto di citare la persona che mi ha dato l'idea di scrivere questo post. Se vorrà, commenterà.

domenica 3 febbraio 2013

fiducia 2.0

Ho aperto gli occhi a causa di un eccesso di tosse. Piacevolissimo risveglio, insomma. Del resto si deve pur pagar pegno quando si vuole evitare la febbre. Così ho fatto uno scambio: febbre contro tosse. Mai uno scambio in cui possa andarci bene. Comunque.
Qui piove, anzi, grandina copiosamente.
Eppure c'è molta luce, il che mi rende più allegra. Viva la meteoropatia.
Sto cercando di terminare una scheda che devo spedire entro poche ore, ma non ne ho voglia. Cerco qualsiasi motivo per distrarmi, per pormi lontano delle responsabilità a cui sono, in ogni caso, chiamata.
Ho pensieri bipolari in questo momento. E bipolari, semplicemente nel senso che dividono la mia mente in due poli diversi. Da un lato, il pensiero fisso sul lavoro e, dall'altro lato, quello alle alternative.
E nel polo delle alternative c'è anche il pensiero fisso del "ma perchè se decido di tenere una linea di comportamento poi, immancambilmente, cedo?" Ecco. In questo polo confuso come un mare in tempesta e colorato come un arcobaleno, riesco ancora a distinguere quell'attimo in cui la luce si rifrange e si separa.
Non c'è colpa nel comportarsi sempre alla stessa maniera, in fondo è solo un modo per non crescere. Perchè è più facile determinarsi alle cattive abitudini che alle buone, richiedendo queste più sforzo.
E così in rapporti, che si costruiscono attraverso vetri e chip montati ad arte, per garantire un'alternativo tubo catodico, si aprono scenari grotteschi basati su di una fiducia 2.0, in cui c'è una realtà fatta di cose che si toccano ancora e di fatti che accadono, come macigni che rotolano determinati dalla forza di gravit, e poi c'è una realtà, virtuale, fatta di cose che si vedono, ma non si toccano, che si odono ma si sentono magari confuse, come una voce troppo bassa ad un telefono che ci collega ad altri.
E allora i sensi non si moltiplicano, piuttosto direi vengono camuffati, coperti, mascherati. Al concetto di persona, maschera per eccellenza, abbiamo aggiunto un avatar, un'altra maschera. Ci siamo persi in un mondo che non esiste. In un iperuranio che non è celeste affatto, in cui non esiste una idea di bene a cui ispirarsi e da cui trarre conseguenze. Piuttosto ci siamo persi nel Nihil di tomana (versione antica e in disuso di Tommaso d'Aquino) memoria e da lì, come il Taglierbe non riusciamo più ad uscire.
A volte ci basta quel surrogato, fatto di una struttura completamente slegata ai fenomeni cui siamo abituati ad avere a che fare. Il mondo è più vicino, ci dicono, siamo globalizzati, forse è vero. Ritengo piuttosto che ci siamo volontariamente deportati in un non luogo alternativo, basato su percezioni distorte e fondate su bisogni reali, quali la fiducia nell'altro e la speranza.
Siamo diventati tutto un po' come Jobe, il tagliaerbe, maschera di maschera di maschera ancora, tornati ad avere problemi uguali a quelli che avevano nel Quattro-Cinquento in cui nacque il carnevale. Dove tutti erano qualcun'altro, qualcuno per un giorno, qualcun'altro per sempre. E come lui anche noi abbiamo trovato una maschera che ci  fa sentire potenziati, migliori, diversi da quello che nella realtà, dove i sensi tutti non sono ancora completamente ingannati, non riusciamo a volte ad essere.
E se ricordiamo bene, un accesso, alla fine, il tagliaerbe, quello vero, lo trova, ma resta confinato nella rete parallela, mentre il dottor Angelo, che l'iperuranio aveva solo aperto, in modo incosciente, come una Pandora spinta non da femminea e solta curiosità, ma da quel sacro fuoco del bene che acceca e rende demoni, in fondo non fa altro che fuggire. Evitando accuratamente di portarsi dietro telefoni o cellulari.
Il che mi rimanda a due film: il mio amatissimo Matrix (e la risposta all'operatore "sono dentro") e ad un altro..decisamente più serio e decisamente più utile chiosa di questo post... THE RING versione originale giapponese (mandata in onda primi anni 2000 su MTV italia in un martedi in seconda serata di anime night).

sabato 2 febbraio 2013

un rapido saluto

Non che io sia distratta o sciatta, ma curare un blog, come avere cura di qualsiasi cosa nella vita e che abbia vita, richiede impegno e una vita ordinata o, se non altro, almeno una vita fatta di tempi da seguire.
Un tempo - mi perdonerete due frasi amarcord - ero una assidua frequentatrice del sistema "poco ma tutti i giorni", una sorta di minimo sforzo con l'ottenimento del massimo risultato. Poi è arrivata l'università, l'ansia che smemorizza i files e le solite cazzate.
Ora, al contrario, mi ritrovo ad essere un esemplare del "massimo sforzo con l'ottenimento del minimo risultato". Il che, per chiunque, è chiaramente un comportamento da sanzionare al più presto, e per me, che ho speso una vita o, circa 20 anni della mia vita, a comportami nell'esatto opposto, è un trauma continuo.
Chiaramente addebito a Mefistotele, ovvero al demone della negazione e dei dispetti, questo mio comportamento quasi autolesionista, che si conclude con notti bruciate alla luce della lampadina da tavolo per chiudere dei lavori o, peggio, con ultimi minuti secondi con risultati discutibili.
Di fatto siamo a sabato, e direi pieno essendo le 10,20 di mattina.
Ho un'espressione un po' tirata dovuta al combattimento tachilu vs virus influenzale in atto (per ora vince il virus, ma si sa, il tachiflu dà risultati sulla distanza) e sono in pigiama comodo a cui ho aggiunto un megavestaglione. Certo, se poi le speranze di uscita si riducono al lumicino, potrei anche solo guardarmi allo specchio per trovarne il motivo. Ma io insisto. Ho deciso che, nonostante io sia attualmente una sorta di microbone da quarantena, potrei sorprendervi. Infilare tacchi alti, gonna, golfino e un cappottino e uscire alla conquista del mondo...
ma non temete, per farlo dovrei essere estremamente motivata!
Buon fine settimana

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