venerdì 31 maggio 2013

è venerdì

Chiaramente è arrivato. Il venerdì arriva sempre piuttosto puntuale. Anche se spesso è molto atteso. Anzi, a dirla tutta, il venerdì è tanto atteso quanto il lunedì è disatteso.
Entrambi, ognuno con il suo carico di aspettative o di aspettative non soddisfatte, arrivano. Loro piuttosto puntuali.
Quelli che non arrivano puntuali, a volte, siamo proprio noi. Persi in un traffico congestionato dai nostri stessi pensieri, dove la scusa più usata è "c'era molto traffico", quando poi, in realtà, è il nostro partire in ritardo a provocare un naturale ritardo sulla tabella di marcia ideale.
Eppure.
Eppure se non fosse proprio così?
Siamo tendenzialmente tutti puntuali rispetto a certi accadimenti e, per quanto ci malediciamo per la mancata ampiezza di vedute, in fondo siamo puntuali anche con i nostri appuntamenti con la sfiga.
E così oggi, sfigatamente parlando, mi tocca finire dei lavori, iniziarne degli altri e soprattutto non vedere il becco di un quattrino. Perché poi?
bah.. forse sono puntualmente troppo buona.
Clienti non troppo avvezzi al pagamento sono stati messi alla porta, nonostante fossero clienti storici. Puntuali, dopo cinque minuti, sono rientrati dando il dovuto, sottostimato e sottopagato.
A volte non si comprende, ma bisogna anche dare il tempo al tempo, perché lui tessa le fila della commedia. Anche se siamo stati sempre presenti e queste sono repliche di replicanti, magari scadenti.
Buon fine settimana, anzi buon inizio.

lunedì 27 maggio 2013

secondi freddi e imprevisti

siamo a maggio, eppure sembra un novembre che non abbiamo vissuto quest'anno. Tutti ne parliamo, con la nostra memoria corta di un inverno abbastanza decente (o per lo meno in quel di napoli) e che ha mietuto le solite vittime, né una di più, né una di meno rispetto alle stime preventivate dalle aziende farmaceutiche che hanno prodotto i loro vaccini.
Ho preso una nuova bustina di paracetamolo, unico antipiretico blando che posso assumere adesso come adesso.
Segno che il concerto di Bruce Springsteen ha mietuto quell'unica barriera immunitaria che stava, stoicamente, resistendo agli urti di numerosi fastidi e arrabbiature.
Non amo il freddo, posso capire la pioggia, ma questo freddo di maggio no.
E sia chiaro io posso stoicamente affrontare il caldo, ma il freddo mi inibisce le funzioni del povero neurone. Avendone uno, devo preservarlo dalla fuga verso posti più accoglienti.
Il lunedì è trascorso insieme al vento di maestrale, che spirava furioso nella torre A del centro direzionale. Con esso anche le previsione del mitico Fox, che pare abbia procastinato ancora più in avanti una ripresa delle sorti di questo povero segno, tanto maltrattato, che è il mio. Ed anche in questo caso, ci metto su una pezza.
Nel frattempo mi preparo ad un martedì da orsacchiotto, il leone l'ho lasciato, credo, al concerto di Bruce, anche per onorare Massimo Troisi e il suo meraviglioso amplombe.
Ora vado a stendermi, come la nutella su di una fetta di pane, sul mio bel letto amante e via.. verso quei sogni, che leggono la realtà, che dimentico di osservare, perchè troppo impegnata a costruire altri sogni.

lunedì 20 maggio 2013

soubrette e ministri straparlanti

Se, solitamente, le mie invettive restano ferme in questo blog, ancora poco noto, e che non si può mai giudicare l'altro, allora io devo svuotarmi la coscienza, esattamente come se andassi da uno strizzatore ufficiale di portafogli.
Mi è cascato l'occhio su una notizia frivola "Michelle Hunziker, invitata a cucinare in un programma televisivo, fa una gaffe e cucina una torta per i 'laureati', che devono imparare da subito che moriranno di fame".
Ehm.. aspetta.. fammi capire, perché mi sono persa qualcosa.
Allora facciamo un "attimo" di chiarezza.
Un annetto fà, un tale, viceministro del lavoro, tale Michel Martone ha dato degli "sfigati" a tutti quelli che si laureavano dopo i 28 anni, essendo lui classe 1974 già a ricoprire il ruolo di viceministro di un ministro abbastanza atecnico nello sciagurato ministero del lavoro.
Ok. Parliamone. Con calma, visto che negli anni anche altri ci hanno derisi col nome di "bamboccioni". Tecnicamente, per quanto, all'epoca della famigerata frase, rincarata dal "non esser choosy" della cotanta ministra sfascialacrimealtrui, ne avevo esatti 31. Laureata dal 2004, Avvocato iscritto in Albo dal 2008, Dottore di Ricerca in Filosofia Politica dal 2010, con varie pubblicazioni e varie cazzatelle del genere all'attivo.
Certo, io adoro la Filosofia, i Miti e, per giunta, adoro pure le Costruzioni Politiche, al punto che studio da anni questa roba, praticamente inutile per i più, tanto interessante quanto totalmente priva di senso compiuto per uno che sta in un laboratorio a cercare un vaccino salvavita e che, però, mentre sta decidendo se sia giusto o sbagliato fare o agire in un certo senso, si troverà a ricordarsi qualche principio Etico preso, guarda un po', proprio da quella materia inutile che io mi affanno a studiare.
Ok. Non guadagno. Mi pare evidente.
Lavoro come una collaboratrice di uno studio legale ed ho il mio, ma i sogni vengono prima di tutto e così mi devo accontentare. Si, mi accontento di fare l'avvocato per qualcun'altro e continuo a lavorare, praticamente come volontaria, in università.
E mi adatto. Mi adatto alle follie di un titolare e dei suoi vari bracci destri e sinistri.
E si a me choosy non lo possono proprio dire, al massimo mi possono dire "ma perchè sei ancora a napoli?" e poi magari "perchè sei in Italia?" e certamente a me è andata di lusso, perciò la mia invettiva assume un senso generale.
Ma Michel Martone, forse, una qualche ragione può pure avercela dall'alto del suo allora piedistallo. Eppure io queste ragioni non le vedo. Perché il talento NON ha età. Non ha bisogno, il talento, quello vero, di dover far in fretta.
Il Talento o c'è o non c'è.
E poi c'è la Volontà. Beppe Severgnini la chiama Tenacia. Io la chiamo Volontà.
E la Volontà è quella che la mattina ti fa alzare e mettere un piede avanti all'altro, dopo che tutti i vari capi dei tuoi miseri lavori - che non ti permetterebbero neanche di pagare mezza bolletta di casa e ti fa ringraziare il Padre Eterno che tiene in salute i tuoi genitori e le loro pensioni di professori di scuola, che non hanno mai fatto un'assenza ingiustificata e manco una che poteva esser giustificata - ti hanno fatto pure sputare quell'ultima goccia di sangue che tenevi buona per migliori tempi.
Ed è la Volontà che ti trascina a lottare per prendere un autobus, un treno, una corriera, un motorino scassato, di corsa pure se è dura, pure se hai la febbre, pure se a casa le cose non vanno, pure se la tua vita sta cadendo a pezzi.
Allora mi chiedo: il Dott. Michel Martone perché è sul piedistallo? Vorrei ricordargli, perché spero che i sei gradi di separazione esistano davvero, che un tale di nome Samuel Pufendorf diceva che una persona può pure assumere uno status particolare quale quello di un titolo [es.Chiarissimo Professore], ma per questo ciò non cambia la sua sostanza, e la sua sostanza è quella di un uomo piccolo, incapace di pietas, tratto che distingue l'uomo dall'arroganza di una bestia nerboruta.
Certo di lì a poco, schiere di veri talenti lo hanno sotterrato, anzi, semplicemente rubricato sotto la voce "un altro cretino [versione censurata] che ha bisogno di parlare per dichiarare che esiste".
A distanza di un anno, le cose non sono cambiate, al massimo si è reso evidente che il nostro Paese vive di un sistema corrotto e incancrenito fino allo spasmo, che la crisi è sistemica e, per dirla in termini un po' più duri e concreti, che non è un problema passeggero ma è proprio una cosa naturale che maturava da anni: la resa dei conti.
Sempre a distanza di un annetto, mi cade l'occhio su di una notizia frivola. "Michelle Hunziker sfotte i laureati" [tratto da http://www.dilei.it/attualita/michelle-hunziker-sfotte-i-laureati-abituatevi-alla-fame.html messo in civetta su libero.it]
E mi sono chiesta: scusatemi ma è una soubrette...! che ci stiamo raccontando?
Ecco ci stiamo raccontando la solita storia italiana dove una soubrette dal corpo mozzafiato e con quella bocca può dire quello che vuole [cit.] tanto in fondo il cervello non è collegato. Eppure, la soubrette ha trovato in Italia una sorta di Paradiso terrestre, in fondo ognuno cerca la sua America e ora deve pure pigliare per culo chi il culo se l'è fatto davvero senza doverlo mostrare su manifesti enormi? No, vi prego è troppo.
Ho capito. Il problema è davvero nel megafono che si dà a questa gente, che si sente libera di offendere a destra e a manca, vindici dei soldi guadagnati, ognuno attraverso il proprio talento, ma incapaci di riconoscere che esiste una varietà nell'umanità ben oltre il soubrettismo morale?
Certo è che sono io a prendermela tanto, basta ignorare il tutto e si campa bene.
Vero, peccato che ogni giorno ne devo ingoiare insulti da tutte le parti, politiche, sociali e varie, e ora sono satura.
Solo un'ultima cosa. Michel e Michelle... caspita.. declinazioni del nome dell'Angelo di Dio con la Spada, quello che ha combattuto niente di meno che Lucifero, cioè suo fratello in sostanza, per la Giustizia. l'Arcangelo, vindice dei mali.. Caspiterina.. se il nome di una persona è così importante.. e voi avete 'sto peso, mi spiegate ENTRAMBI che caspita dovete vendicare o vendicarvi?

sabato 18 maggio 2013

baruffe e maledizioni

e diciamolo che più di qualsiasi cosa, ciò che ci fa vorticosamente girare i nervi, fino a renderci delle edere rampicanti, non sono le Grandi Questioni, ma sono quelle bastardissime baruffe insignificanti!
e diciamolo che noi, femminoni dall'intelligenza più sopraffina di un essere monocellulare e con la docilità di una mula infuriata, siamo capaci di creare guerre atomiche per una microscopica bolla di sapone!
Basta nascondersi dietro unghie finte e dipinte in modo caleidoscopicamente improponibile! Basta dare la colpa agli ormoni! Che c'entrano mai loro?
Ecco l'ho detto.
Ho espresso il mio pensiero da specializzata nei rabbuiamenti più veloci di una ferrari da F1.
Ho assistito ad una settimana infernale ed assisterò a quelle prossime in condizioni pure peggiri, ma di oggettivo non c'è nulla che mi dica che le settimane, passate e venture, siano così brutte, se non la mia soggettività tendente al periodo goyano nero di saturno che mangia i figli.
Questo perché le baruffe sono state superiori alla soglia di tollerabilità e le maledizioni, che sono fioccate come conseguenze dolorose di un morso di zanzara andato a male per lo strofinio al piede altezza calzino/caviglia, sono state insopportabili.
Quindi? Che rimedi utilizzare?
Guardare un qualsiasi esemplare maschio non ansiogeno, cioè quasi tutti. Osservarli come si muovono, come grugniscono con in mano una bottiglia al bar con gli amici, come tengono tutte le informazioni a loro necessarie per la sopravvivenza in compartimenti stagni, funzionanti ad un'unica pompa e preferibilmente con un'unica direzione. Meravigliosi esseri superiori alle facezie della baruffa verbale con strascino mentale e umorale.
Si, da qualche parte il sesso maschile è più in gamba per genetica.

giovedì 16 maggio 2013

ti porto via con me

un attimo, come un lampo, che illumina una notte, squarciando un nero pesto, dove gocce, pesanti e sonore avevano preso a cadere. Un attimo.
Nulla di più.
Il rumore sordo di una portiera di un'auto che si chiude. Una donna, che scende dall'auto, con lo sguardo di chi è, forse, lontana da tutto.
Cammina incerta su tacchi, che affondano nel brecciolino della strada poco curata, lungo la carreggiata, osservando il mare procelloso. Sembra la sua anima e il suo respiro affannato per i troppi pensieri e le lacrime ricacciate con forza dentro lo stomaco.
Un cancello enorme socchiuso. La pioggia continua a cadere. Il cancello avrebbe dovuto essere chiuso quella sera. Ma sembrava che la casa aspettasse qualcuno.
La donna entra, con un incedere più certo, perché le gambe stavano riprendendo forza ad ogni passo fatto su quella terra, che, bagnata, sembrava ricaricarsi.
Il campanello si era appena udito, lui guardava il soffitto di quella casa gelida, dove le pareti sembravano stringersi attorno al suo respiro.
La luce automatica, che si inseriva al suonare il campanello, la illuminava a giorno. I capelli, sciolti, la giacca sottile di pelle su di un vestito leggero, lei aspettava, senza ombrello, né paracadute, che le aprisse la porta.
Stancamente lui aprì. La vide. Sembrava la prima volta dopo una vita. Era la prima volta.
Lei gli prese la mano e lo portò via con sé.

lunedì 13 maggio 2013

il pellicano viaggiatore

non so se i pellicani siano animali che hanno l'abitudine a trasmigrare, tuttavia, credo che un minimo, anche sindacale, di spostamento, essendo piuttosto grandicelli, a parer mio, lo dovranno pure fare.
Ora, tralasciando pure la mia lacuna in ornitologia, che recupererò con una veloce guardata su wikipedia e con la promessa di guardare un superquark ad hoc (ne avranno fatto uno,no?), diciamo che io mi sento molto pellicano e molto viaggiatore.
Pellicana perchè mi sposto più o meno su grandi ali (semicit.) non nere (ognuno le sue), ma spesso arancioni (colore di bandiera dell'easyjet), e perchè giro con una borsa estensibile, con dentro altre borse estensibili, e a volte pure una valigia piena di fascicoli e documenti.
Viaggiatore perché mi sposto. E da un po' di tempo qua e là, qui e lì, su e giù per la penisola e ovunque ci sia un tribunale.
Capiamoci è il mio lavoro, nulla quaestio, però..
e andiamooo su.. almeno una piccola lamentela no? non me la volete concedere? a me che scrivo solo per sfogarmi e che mi danno un rimborso spese che farebbe ridere un qualsiasi praticante avvocato non abilitato del centro italia e farebbe addirittura perder il fiato, sempre dalle risate, un praticante avvocato non abilitato del nord italia?
ok. finitela di ridere.
sono a napoli.
ci vivo da sempre, faccio quello che posso per stare in piedi e se permettete, prendo un'inezia e vengo persino invidiata, perchè faccio l'avvocato. ho il titolo da anni, ma per amore di una scelta che non so se mai porterà dei frutti, ho deciso che dovessi sacrificarmi. e di sacrifici ne faccio sul serio, non tanto per raccontare cazzate.
Oggi una ragazza, che lavora all'aeroporto di venezia, mi ha detto che farebbe di tutto per venire a napoli per lavorare. Ed era veneta. Di diverse generazioni. Ho pensato che fosse matta. o che mi stesse prendendo per i fondelli. Nè l'una, né l'altra.
Le ho detto che a napoli si sopravvive e si impara. tanto. ma che non consiglierei di viverci se non per un valido motivo. Cioè un lavoro che impone di stare a napoli.
Poi ci ho ripensato e le ho detto che l'easyjet ha aumentato i voli tra il marco polo e capodichino e tutto sommato ora era più facile e lei mi ha risposto "si ora ne sono 4 al giorno in entrata e in uscita, spero di prenderne uno presto" tra le labbra ha ripetuto "davvero presto".
Non mi sembrava innamorata di un napoletano, ma proprio di qualcosa che solo la città di Napoli ti dà.
Ed è bello. Davvero bello.

domenica 12 maggio 2013

cose che capitano

Il giorno della festa della mamma l'ho passato a fare la figlia.
Non essendo ancora madre mi sono comportata da figlia, cosa che non è mica così semplice. Soprattutto se, come me, si fanno disastri inimmaginabili su tutti i fronti.
Tralascerei l'indagine sui miei disastri, perché dicono che so solo lamentarmi, e passerei con lo stile di un rinoceronte pacifico al resto.
Ieri ho terminato di recuperare dei pezzi per un lavoro all'una di notte.
I sabato stanno diventando monotoni nel loro essere refugium peccatorum, anzi, studiorum, e ciò nonostante ho chiuso il pc tardissimo. Vista l'ora ho ritenuto di essermi giustamente guadagnata due fette biscottate con burro e miele, offerte dalla mamma praticamente verso le 19,30, quando avevo appena iniziato a studiare, e sono andata a letto piuttosto in colpa per il sentire le palpebre pesanti.
Stamattina alle 6 ho riaperto le palpebre pesanti, mi sono ricordata che è domenica e mi sono forzata, non troppo però, a sonnecchiare ancora un po'. Ma il senso del dovere ha bussato di nuovo alla porta e, questa volta, mio malgrado, ho deciso che dovevo rotolare giù e mettermi a lavoro.
Ho proseguito inesorabile fino alla mezza, giusto in tempo per esser chiamata a tavola dalla mamma, a cui ho fatto gli auguri appena sveglia e rifatti prima di inforcare la lasagna, che aveva cucinato mentre io tentavo di scrivere qualcosa che avesse senso.
Oggi non ho fatto nulla. Non ho cucinato, né dato una mano. Ho solo lavorato. Ho fatto la figlia.
Mi sono cioè permessa la libertà, dopo tanto tempo che non mi accadeva, di non pensare a nulla e nel vedermi finalmente evitato il rinfaccio quotidiano dispensato dalla vita per qualche mancanza. Stranamente.
Oggi è bello fare la figlia.

domenica 5 maggio 2013

desideri

i giorni trascorrono con un retrogusto amaro. Come se, ad ogni conquista ci sia sempre un dazio da pagare più alto del necessario. E dire che lo spread è pure in discesa.
Ma tant'è.
Ho dato una ripulita alla stanza e fatto il cambio di stagione. Direi in anticipo rispetto all'anno scorso, che ha ben pensato di fare caldo solo quando io ero in giro tra Zagabria e Lubiana.
Ho voglia di andare via. Di smettere di sentirmi più sottotono del necessario.
Ho voglia di un gelato alla nocciola con le nocciole dentro intere e del gusto bacio con pure i pezzettoni di cioccolata fondente.
Ho voglia dell'odore del mare sulla pelle, quando non ci si fa subito la doccia e si formano le righe di sale.
Ho voglia di una corsa in auto sotto la canicola, con il braccio fuori, i finestrini spalancati e la musica pompata al massimo dei woofer.
Ho voglia di un biglietto di andata per un concerto, di un vestito fresco e dei sandali comodi.
Ho voglia di luce nel cuore e di nuvole ovattate bianchissime, lungo un orizzonte lontano, messe in fila come indiani e un po' di vento che sospinga vele di surfisti, avanti e indietro, su linee immaginarie e perfette sul mare.

mercoledì 1 maggio 2013

questo mondo è decisamente piccolo!

Saggezza popolare vuole che "solo montagna e montagna non s'incontrano", ma si potrebbe obiettare che "se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto".
Come la mettiamo? Cioè come ci spieghiamo che una montagna abbia deciso di muoversi per andare da Maometto e poi due montagne, magari parenti, non si vogliano neanche incontrare?
Ecco, magari, se sono parenti, in effetti potrebbero esserci problemi risalenti all'età delle rocce, forse probabili questioni di eredità o di bellezza. Allora, facciamo che le due montagne non sono parenti. Perchè non possono incontrarsi?
L'altro giorno, prima di entrare in ufficio dopo la pausa pranzo, pensavo proprio a questo.
Futile? no, curiosità da gatto che rincorre la sua coda.
Tempo fa, diciamo più o meno tre anni fa, ho conosciuto un tipo. Precisamente l'ho conosciuto attraverso un sito, cui la mia mail di libero aveva deciso di farmi aderire.
Il tipo in questione era sposato con due figli, piccoli. Senza troppi pensieri, né scrupoli verso i proprio legami, mi ha praticamente chiesto di fare sesso con lui. In fondo, si trattava solo di sesso, mica di qualcos'altro?
Complice il fatto che sembrava poco realmente interessato a me e il fatto che avesse l'ufficio praticamente a 100 metri dal mio, ci siamo conosciuti in modo reale.
E mi ha anche presentato un suo amico. A detta sua "è perfetto per te. Scassa il cazzo quanto te, lavora come un matto, non ha grilli per la testa, è un tipo fedele e pure un uomo interessante. E' medico".
Conoscere sto cristiano è stata un'impresa. Si presentava più impegnato di Barack Obama, ma, a differenza sua, quest'uomo è libero da mogli e figli, per cui lo classificherei come workaddict.
Bella presenza, voce bassa e calda, direi sexy, occhi scuri, fare un po' stonato di chi finge insicurezza, ma trasuda complicazioni ovunque e si, mi ispirava.
Quante volte sono uscita con costui? ehm... mai. Non si può definire un passaggio in auto da posto di lavoro mio a casa mia un'uscita.
Quante volte si è "tentato" di uscire, organizzando lui l'uscita? sempre da quando l'ho conosciuto via telefonica...
Ora se la montagna va da Maometto evidentemente qualche problema ce l'ha pure lei e, così, ho deciso che dopo un tempo lunghissimo, andava tagliato questo prendi e molli virtuale, vissuto di skype e di inutili messaggi dal sapore eccitante solo per i primi cinque secondi e che, come futili droghe, non davano soddisfazione alcuna.
Ma è pur'anche vero che solo montagna e montagna non s'incontrano mai.
Mio padre ha un problema da anni. Nulla di grave, per intenderci, ma gli provoca dolore e una sorta di paralisi alle gambe. 15anni fa la diagnosi fatta da un Professore specializzato in Ortopedia.
Negli anni, i dolori e le complicazioni sono aumentate, così come le nostre visite specialistiche da vari stregoni della materia. Da ortopedici vari (ma il migliore resta sempre il prof.) e ora stiamo virando verso neurochirurghi.
L'ultimo neurochirurgo ha consigliato ai miei di andare da un ottimo neurologo specializzato, bravissimo. E loro prendono appuntamento venerdì mattina col neurologo.
E venerdì pomeriggio il neurologo mi chiama.
Perchè io solo un neurologo conosco in tutta la mia regione. Ed anzi io non conosco medici, che posso definire amici o che possano avere il mio numero di cellulare.
Il mondo è maledettamente piccolo alle volte.
Lazzaro è resuscitato dopo quasi 4 giorni, Cristo dopo 3 e sto medico è rispuntato, più o meno come una peperonata mal fatta e digerita peggio a distanza di oltre6 mesi, dicendomi "è tuo padre che devo visitare?"
cado dal pero e mi faccio pure male (la pubblicità mi aiuta).
Il lato positivo è che, stavolta, ho casse di maalox per pettinarci lo stomaco (cit.) in caso di ricomparsa del solo ricordo della peperonata. perchè solo di quello c'è la possibilità di ricomparsa.
Per fortuna.

Visualizzazioni totali