martedì 30 luglio 2013

in attesa delle ferie

in attesa delle mie agognate ferie, sono stata messa in stand-by. esattamente.
orribile, ma detto alla romana.
non ho concluso nulla di quanto pensavo potessi riuscire, per cui direi che ho fallito su tutti i campi. nessun piagnisteo però.
ma è bene guardare in faccia la realtà. soprattutto se si ha a che fare con dei sogni a cui si tende.
e allora? nulla.
ora cerco di chiudere in modo tranquillo il lavoro, poi mi asservirò un altro poco ai voleri familiari, quindi tornerò a partire per altri lavori.
prima o poi dormirò.
e scriverò.
mi piace ancora tanto farlo.
a presto.

martedì 23 luglio 2013

Riti e celebrazioni

concerto roma 20.7.13
depeche mode roma 20.7.13
Sabato sera si è celebrato l'evento.
Le anime sono state soffritte e riscaldate fino al ribollimento catartico del sangue alla percezione visiva e uditiva di colui che sostiene di essere "un ottimo spogliarellista strapagato".
Voce calda profonda, abbinata alla malizia innata e molto accentuata nell'ammicante movenza di uno shake, anzi di un boothyshake.
All'anagrafe 51 anni, compiuti pochi mesi fa. Sul palco è meglio di un moderno 35/40enne a cui, peraltro, si richiede molto meno...
E la celebrazione, nera e sensuale, è avvenuta.
Tutti soggiogati dalle movenze e da quella voce che sembrava più ruvida che mai, più eccitante che mai.
Soothe my soul, si.. there’s only one way to soothe my soul... è vero.. decisamente..
La pelle si plasma, suda e trasuda nelle parole sussurrate, che, come l'acqua, si insinuano ovunque.
Sarebbe inutile resistergli, sarebbe inutile resistere alla voglia di saltare, di urlare.
Martin, chitarra sempre anima di ogni parola, ha l'effetto balsamico di una sigaretta tra una passione e l'altra. Forse troppo breve, ma decisamente assolutamente prefetto come piacere, assieme al battito di bolero tenuto da Andy con le sue mani ritmiche.
E quando ansima per caricare il suo essere personalissimo Jesus di quelle anime assiepate e saltellanti, penso che quasi nessuno sia riuscito di trattenersi dal pensare a un corpo, cui avvinghiarsi e su cui ansimare. Ecco, diciamo che lo stadio trombava gahan, che a sua volta trombava, leccava, strofinava, cavaddiava, sfruculiava lo stadio intero attraverso la sua voce, il suo dimenarsi.
E non venitemi a raccontare storie differenti.
You need to confess, I will deliver, You know I'm a forgiver,
Reach out and touch faith... e mi piacerebbe assai... non lo nego affatto.
alla fine del concerto si poteva tranquillamente assaporare quella classica situazione postorgasmica in cui non hai bisogno di nulla, se non di una pausa e del sapere di poterlo rifare con molto piacere da parte di entrambi. 




lunedì 15 luglio 2013

E se..

E se la luce in fondo al tunnel fosse un treno (semicit.)? E se il pour parler fosse, invece, il solito disastroso confrontarsi con il mondo di infidi amici? E se per ogni azione corrisponde sì una reazione uguale e contraria, ma questa è sempre portatrice di una dose superiore di negatività rispetto alla positività impressa?
beh non resterebbe da far altro che pensare che domani è un altro giorno e che sarà sempre meglio.
Certo.
Se si impara.
Se si impara, cioè, dagli altri e dai propri innumerevoli e ripetuti errori.
E allora bisogna adeguarsi e imporsi il silenzio.
Un silenzio meditabondo, dove l'analisi dei dati deve tener conto anche di prospettive più ampie di un'unica azione determinata e deve involarsi ad osservare anche quei fili, nascosti e silenziosi, che hanno composto quel momento, quella scelta.
Non ritengo che meditare sia facile, né che avere pazienza sia altrettanto naturale per tutti, ma tollerare borbottando, quando il borbottio non trova alcun cambiamento, non è utile.
Se non altro perchè non si è moscerini attratti da una luce maligna e mortifera.
Allora bisogna fare un fioretto. Un piccolo sacrificio, un gioco del silenzio.
Le parole hanno sempre un significato, profondo e preciso, usarle in modo leggero non è mai una soluzione, sopratutto se ci si rende conto che, nella vita, la critica distruttiva è sempre compagna delle grandi imprese e dei grandi sogni. Per cui, se è vero che "meglio invidia che pietà" (cit.), è vero anche la cattiveria degli uomini, più di quella degli dei, che si deve temere. 

mercoledì 10 luglio 2013

chiuso per lavoro

una strada può esser chiusa per lavori in corso, magari, con tanto di segnaletica anglofoneggiante "men at work".
un negozio, magari, può esser chiuso per ferie e, magari, visti i tempi, riaprire nei tempi promessi alla clientela storica del proprio quartiere, mostrandosi fieri di continuare a stringere i denti e farcela nonostante tutto.
altri locali possono esser chiusi per inventari interminabili o per sequestri raccattadenaro.
io sono chiusa per lavoro.
anzi, sarebbe più giusto dire per passione in corso.
e no. non è un uomo.
purtroppo, aggiungo io, sommessamente.
terminerò a breve, spero.
e spero di tornare a farVi compagnia.
perchè a me, di pagare uno psicologo, proprio non tengo genio.

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