domenica 25 agosto 2013

grigi burocrati e cellulite persistente

"Tesoro, come hai trascorso le ferie? Mi spiace che non siamo riusciti ad organizzarci per trombare, lo sai che non conosco posti abbastanza appartati e discreti dove poter consumare il nostro amplesso.
Certo, mi rendo conto che la cosa possa esser fastidiosa, soprattutto perché ti ho proposto io, ma, capiscimi...
Magari quando inizierà l'inverno mi sarà più facile muovermi.. si magari ti avverto prima se vuoi trombare ed hai tempo, ci organizziamo..."
E già, si è voluta la parità dei sessi e degli amplessi, e così ti ritrovi delle mezzecartucce come presunti amanti virtuali, che non sanno prendere alcuna iniziativa oltre al suggerirti una pagina in cui ci sono elencati nomi di improbabili motel.
E se hai voglia di lasciarti andare? Intendiamoci, il sesso selvaggio è ben accetto, ma se per caso avessi voglia di lasciare e prendere qualche pezzettino di anima, forse solo per un po' di tenerezza, potresti dire serenamente "facciamo l'amore?"
E già, bella la parità, dove lei, oltre al resto, deve pure pensare a cosa deve inventarsi per trombare e deve celare in compartimenti stagni, come un uomo, anche solo le esigenze della sua anima.
Se poi lei è libera da impegni sentimentali, allora il granchio è praticamente più vicino di quanto si immagini.
Beh su, ma in fondo che male c'è? Dico, a pensarci bene, che male c'è? Ognuno si camuffa. Camaleonti di nuova generazione che non sanno gestire parole e gesti, burocrati dei propri fisici più o meno scolpiti addosso ad un'anima che teme di restare vincolata ad una verità più o meno comoda.
Il grigiore della mattinata fa da cornice a considerazioni scontate come la presenza della cellulite sui miei fianchi. Abbondante, ma non troppo, e persistente quanto basta.
Sta per piovere. La terra già profuma. Oggi spero di non vivere dentro matrix.

venerdì 16 agosto 2013

pensieri a schema libero

come da tradizione, siamo al 16 di agosto e sono ancora in fase di riassetto. certo, alcune cose passano meglio, ma altre, quelle che mi hanno tormentato fino all'ultimo, continuano ad esser onnipresenti e così anche quest'anno, immagino, inizierò a dormire solo il primo settembre..
 in questi giorni mi sono trovata a riflettere sui soliti grandi temi, l'amicizia, l'amore, il colore delle vernici per le unghie, ecco i classici pensieri che si abbinano a scarpe alte ma comode, insomma a quei compromessi teorici che sanno di equilibri di cui sono capaci solo funnambuli professionisti. 
il posto dove sono in questo momento è l'itaca di Kavafis. Spesso ho descritto così questa piccola cittadina fatta di mare, storia e di abitanti con un forte odio verso i napoletani, che impolpano i loro portafogli e le loro strisce di fumo. Quando è iniziato l'odio, non lo so, come non so quando è iniziata la stanzialità di quella parte di spaccio e riciclaggio che affolla e affoga, praticamente l'italia intera. Di fatto, io so cosa è accaduto, per esempio, quando il Napoli vinse il primo scudetto. Ero piccola. Mio padre fu costretto a cambiare le quattro gomme della nostra opel kadett rossa 1000, perchè le avevano squarciate. Chiaramente non eravamo gli unici, ma portavamo, come molti napoletani tranquilli, la macchina targata NA.  Due anni più tardi, vicini di casa autoctoni, dopo aver deciso che eravano degni di fiducia, ci avvertirono di un altro "raid" che prevedeva anche la rottura dei cristalli, così mettemmo la macchina, praticamente imboscata, in un altro parco, dove non era visibile all'occhio vandalo.

Negli anni, il tradizionale bagno di folla napoletana, che invade la mite spiaggia di ponente, attraverso il classico sistema dell'affittare casa ad una famiglia di 3 elementi che si moltiplica al momento della reale vacanza, si perpetua grazie a cifre sempre più alte richieste dai locali. E così si attiva il tiraemolla.
Ma Itaca è Itaca e i Proci, si sa, sono nel pacchetto.
Qui ho vissuto tutto quello che di importante avrei dovuto costruire nella città dove vivevo. Le prime amicizie (che durano ancora), il primo fidanzato, i primi baci, persino la mia prima volta, molti anni più tardi. Ho concentrato, negli anni fondamentali, la mia vita qui. Ho tradito ripetutamente le due città dove svolgo la mia vita lavorativa e dove, ora, non so per quale diritto, pretenderei di costruirmene una nuova, di vita.
Ho avuto opportunità che si sono aperte lontano dalla vecchia partenope, ho fatto la pendolare per anni e , ora, torno a farla per quel lavoro-ancora di salvezza, che continuo a fare nonostante abbia sempre in cuore di smettere.
Il mio rapporto con l'avvocatura sembra quello descritto in "minuetto", cantata dalla meravigliosa mia martini. Ma si sa, è un amore che si consumerà, prima o poi, perchè non voglio esserne consumata.
Respiro piano. L'umidità del 14 notte mi ha dato il colpo di grazia.
Quest'anno niente viaggio o, per il momento, ancora non se ne vede niente all'orizzonte. Ho ancora troppe idee e confuse, per poter riprendere in mano seriamente la mia vitane cambiarla dal di dentro. Mi faccio ancora trasportare dall'onda tzunami di un presente fatto di scelte passate, come se fosse più rassicurante lamentarsi e non provarci che lamentarsi provandoci. 
I pensieri continuano a fluire e le parole a seguirli come docili cagnolini.
Vado a prendere l'acetone, cambio colore di vernice, in attesa di farmi venire in mente un'idea migliore o una migliore immagine da esprimere in un lavoro, questo serio, che sto tentando di completare e poi papererò in acqua.












domenica 11 agosto 2013

Nuvole (dedicato ad un canto sorridente)

I giorni non sono più gli stessi, faccio chilometri attorno ad un letto, che sembra immenso da quando tu non ci sei più a riempirlo assieme a me. Ho l'impressione che il tempo passato sia stato crudele e che abbia voluto il suo dazio prima del necessario, prima del giusto.
Cammino chilometri attorno a quel letto, le lenzuola non mi obbediscono come quando, in caserma facendo ordine, rifacevo la branda.
Quanto tempo è passato, sembra ieri l'altro. Il tuo sorriso luminoso, quegli scontri fhe duravano quanto e come un temporale estivo.
E l'amore. L'amore non conta mai le ore , i minuti o, per i fortunati come noi, gli anni. L'amore c'è o non c'è. È un po' come dire che si fa l'appello: o è presente o è assente. E se assente, sarà giustificabile. Sempre. L'amore non ha tempi che si consumano come fossero benzina per motori ad iniezione. L'amore sembra una combinazione rara, per chi non ha avuto la fortuna di apprezzarlo, ma invece l'amore è quella continua meraviglia di gesti, di fatti, di brividi.
Chi giudica l'amore è un folle. Chi pensa di poterlo trattenere tutto, anche solo per un breve istante, perderà anche se stesso. Non esistono scambi equivalenti, non c'è altra merce che si possa desiderare di ottenere pagando un prezzo diverso dall'amore stesso.
E il tempo? Il tempo gioca e l'amore vince. Chiedete in giro, se non si è convinti, chiedete in giro.
Nessuno vi risponderà di non volere l'amore. Tutti ne vogliono, molti ne danno, pochi sono ricambiati. E a questi ultimi chiedete se il tempo ha realmente importanza e se ha un peso.
Io lo vedo qual è il peso che richiede il tempo.
Mi sono seduto accanto al letto, dove mi hai guardato, aspettandomi prima di andare via, guardo quel soffitto anche io e penso che sono stato fortunato per una vita intera. Altri lo sono per molto meno tempo che è stato concesso a noi due.




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