venerdì 21 febbraio 2014

sbirciare

Oggi sbircio. Si.
Sono in banca per lavoro, la giornata si presenta con un'aria uggiosa e una luce che sa di prelescenze grigie. Ho appena realizzato di non saper fare troppe cose insieme e che ciò si aggiunge alle infinite cose "che non" di mia peculiare competenza.
Aspetto il mio turno seduta su di una sedia verde in tinta con la filiale, osservo tutt'attorno. Alla cassa c'è un ragazzo, che oramai sa - nel vedermi - di dover fare appello e sfoggio di una pazienza da buddhista professionista in meditazione, con tanta pace interiore.
Avanti a lui c'è una coppia di signori anziani. Lei ha uno chignon tenuto insieme da una trecciolina degli stessi capelli grigio perla e un cappotto che forse la ingombra un po' troppo. Lui è sta di fianco, la osserva, sembra un uomo taciturno e schivo, un uomo che ha lavorato una vita intera per sé e la sua famiglia. Lei si deve sfilare il cappotto. Lui la sostiene, la aiuta, le rimette a posto quel cappottone ingombrante. E quando oramai il tutte le operazioni sono completate e il cappotto può esser messo al suo posto per andare via, è sempre lui a curarla.
Un uomo e una donna. Altezze simili, sguardi di chi ha vissuto una vita intera e che ha un'energia enorme. Parole sussurrate. E un semplice gesto nascosto: una mano che prende quella dell'altra,  silenziosa, quasi a farsi forza, darsi sostegno e grazia.
La banca sembra per un attimo qualsiasi altro posto, qualsiasi altra situazione. Li ammiro. Vorrei poter arrivare a vivere quell'amore.
Sbircio ancora, mi affaccio nelle vite altrui chiedendo il permesso di poter osservare ancora un po' quello che è possibile.
E sogno di averne qualcosa per me.

martedì 18 febbraio 2014

Somebody That I Used To Know

E'  il titolo adatto alla giornata di oggi.
Ed è pure il testo più idoneo. 

Mi sono sempre chiesta come sia possibile che la vita ti porti al contatto con delle persone, con cui condividi serate, baci, idee e liti, per poi diventare indifferenti.

Spesso mi sono chiesta, incontrando delle persone che mi hanno cambiato, come fosse possibile che io ancora riesca a vedere in loro una qualche scintilla di un ricordo.
Di un tocco, di un riflesso di quello che siamo stati.

E ancora mi chiedo come sia possibile che oggi riesca ad apparire indifferente anche a chi, in fondo, fa di tutto per mostrarsi totalmente lontano, ma che a malapena riesce a contenere una sensazione di repulsione.
O forse è una sensazione che penso di vedere.
Chissà.

Ma va bene anche così, se io sto bene e negli occhi so, ma non me ne rammarico più, che io non posso essere quella a cui dedichi un pensiero o che semplicemente guardi ogni giorno sentendoti fortunato di avermi incontrato.

E va bene perché ho imparato ad esser felice di me, a prescindere da tutto.

In fondo, io mi sono sempre salvata da sola.

E così ti lascio con una canzone che mi dedicarono, perché mi somiglia.
Perché parla di me.
Parla di quello che c'è in me, quando hai smesso di sentire solo la mia assenza come scusa della tua incapacità di prendermi per mano ed attirarmi a te.
Parla di me e di quello che c'è quando hai smesso di pensare che io sia un premio.
Di me che ho occhi nocciola con un fuoco più vivo di quanto non possa vederlo in altre persone. Di me che non nascondo più nulla di me e della mia confusione e della mia vita.

domenica 16 febbraio 2014

per sempre (c'è un istante che rimane piantato lì eternamente)

Osservo un disordine coatico e autonomo, per questo autogestito, che governa tutte le cose della mia stanza.
Musica lenta e solare come un tardo pomeriggio estivo mi fa da sottofondo, magari anche un po' più alto del dovuto. I bassi potenti si infrangono nelle mie orecchie producendo un dolcissimo ritmo. La modalità random sta facendo da deejay per questa serata, così da magnolia dei negrita, sono passata ad un pomeriggio estivo pieno di fuori come va del liga.
Ripensavo a facce buffe ritratte accaldate e ingolosite da molti scatti.
Ripenso ad una piccolissima micra rossa dove l'amore aveva il sapore di corpi, che lentamente si avvicinavano e ancor più si respingevano, corpi, a volte sudati, nonostante la pioggia e il freddo che fuori imperversavano.
L'amore ai tempi di una micra rossa era fatto di baci, tanti, di parole, poche e sempre troppe, di carezze, tenerissime, e di passione pura e assolutamente irrazionale.
Non è stato un amore doloroso, né tanto meno uno a cui non si può far a meno di non concedere lacrime tenerissime di commozione per gesti assolutamente imprevisti.
Questo amore, nato, cresciuto, consumato e morto in una micra rossa, è un amore gioioso e giocherellone. Un amore che fa sorridere con tanto di occhi sognanti.
Questo amore così spontaneo come la persona che me lo ha permesso di vivere è terminato in un abbraccio lungo, quasi senza fine, consumato anch'esso come solo un addio può esserlo.
Questo amore così luminoso, che non pretendeva nulla ha sbagliato a formulare le sue pretese e, soprattutto, i tempi in cui poterle realizzare.
Ci voleva solo coraggio. Forse.
Forse ci voleva consapevolezza, e bisognava, forse, porre al mondo anche l'esistenza di un amore incastrato in una micra. rossa.
Porto dentro la micra come un amore da consultare, da ricordare perché la gioia, più della tristezza che ora sto sentendo, è quello che ricorderò.
Quello che è rimasto piantato nel cuore.

domenica 9 febbraio 2014

8998

è il numero delle visualizzazioni ad oggi, anzi, a questo preciso istante, di questo blog. Non pensavo ci potesse arrivare, visto che è partito maluccio e tutto sommato è ancora poco visibile.
Di fatto le cose sono andate anche un po' ramengo, senza di me, che le pubblico a destra e a manca. Ma si sa, di sti tempi, quando ti dicono che c'è la crisi anche lì dove proprio non c'è, anche leggere un blog gratuito potrebbe esser un problema.
Le cose curiose o inspiegabili, però, non sono finite qui. Ed è di ieri l'altro il racconto della giornata di cui vi renderò conto.

Almeno aver formattato lo smartphone ha prodotto l'unico risultato positivo della giornata. Ovvero l'eliminazione del programma knox e la sua messa in stand-by fino alla sua eventuale riattivazione certamente consapevole. 
Il resto della giornata deve, invece, cancellarsi. 
Passi per la barbina figura fatta alla Commissione Tributaria Provinciale, passi, anche, per la quasi inesistente attività forense in Tribunale, passi, finanche, il fatto che mi sarà caduto dalle mani lo smartphone succitato almeno dieci volte e, di queste, almeno tre ho temuto seriamente di dover inviare in assistenza o nel secchio l'apparecchio e pure il mio povero cuore; ma quello che non è passato, invece, è stata l'amara sorpresa di un danno all'auto. 
Chiaro, alla morte non c'è rimedio, anzi, tecnicamente, essendo io cattolica, in fondo professo che pure alla morte c'è rimedio, prima o poi. Ma il fatto che mi ritrovo l'auto di quasi due anni con danni che la mia vecchia clio (che ne ha avuti dieci al momento della sua rottamazione) non ha avuto nel corso della sua intera vita, mi rode un po'. 
Ma tant'è. Dovrei aggiustarla. Ma non mi va. Non ne ho voglia. Non ritengo che si debba spendere un euro per questo tipo di danni, ma debba solo farmi passare l'incazzatura. Del resto l'auto è solo un oggetto, non ci si può legare a tutto e men che meno a ciò che è velleitario. 
Bisogna un po' dare le giuste priorità e valore. Bisogna, cioè, pensare "vabbeh immagina se avessi avuto dei figli, questi non ti avrebbero distrutto il 90% delle cose che ti trovi in casa? mica avresti addebitato loro il costo degli aggiusti?o li mettevi in castigo perenne?Non hai mai avuto questo trattamento in casa tua ergo non pensarci".
In fondo è solo un' auto. 
In fono è solo l'auto che hai impiegato quasi una vita per comprartela. 
In fondo è solo un oggetto. 

Conclusione della serata: mamma non mi rivolgere la parola o ti uso come comando al volante!!!
Soluzione: vai di nastro isolante per tenere insieme i comandi della radio al volante e sperare che l'officina citroen abbia un modo per saldare sto pezzo penzolante..

sob...

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