venerdì 15 agosto 2014

come le maree

Come una marea lunghisima, sono partita, qualche tempo fa, e ho fatto il mio giro. Lungo, stancante, lontano da qui e da qualunque altro posto.
Ho aperto e chiuso lavori che mi è sembrato che mi avessero tolto tutto. Anzi mi avevano preso tutto. Mi chiedo se un figlio possa far peggio. Ho lavorato talmente tanto da non ricordarmi più neanche perché un avvocato, che lavora a mezzo servizio per coltivare un sogno, faccia quasi 100 km al giorno. E dire che, nativamente, ho il tribunale a due passi. O, comunque, il tempo di prendere due autobus.
Penso di dover riprendere il mio giro.
Il mio sfogatoio privato è stato troppo in stand-by. Come la mia vita, che è una peripezia continua, dove io, come una funambola, mezza gatta e mezza contorsionista, dribblo cause ed effetti, costruisco sogni e li alimento guardando la luna e quadri di grandi artisti, apro e chiudo finestre su di un mondo che non mi piace, ma che mi faccio stare bene, per evitare di mostrare tutta la mia spigolosità, tutta la mia intolleranza a questa mancanza cronica di gentilezza.
Riparto. Il viaggio è più complicato, i mezzi sono di fortuna, non so quanto starò via o se starò via davvero. Ma la marea è così. E io finisco per esser un gatto di mare. E pure un po' di scoglio.

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