venerdì 26 settembre 2014

i cambiamenti

Come tutti, anche per me è più facile cogliere dei cambiamenti negli altri che non in me stessa, così come è più facile rendermi conto, ad esempio, che alcune persone sono talmente costanti, nei loro errori quanto nelle loro perfezioni, da essere delle bussole. Perché sono per natura una tacchina. Si chiaramente una tacchina induttivista, aspettandomi praticamente che ogni giorno ci sia il sole, che ogni giorno ci sia qualcuno che mi dia da mangiare (faccio la tacchina, ora, non prendetemi esattamente alla lettera) e sicuramente non mi aspetto di poter un giorno esser torta il collo per esser io stessa il pranzo di qualcun'altro. Ma ogni tanto mi capita anche di smettere i panni piumati e di passare a sperimentazioni e a osservarne gli effetti. Spesso sorprendendomi più di me stessa che degli altri.
Sembra buffo, ma tutti siamo delle costanti, che vengono disturbate, alterate da altre costanti e così via, rendendo l'esistenza del mondo abbastanza contorta da poter trovare qualcuno che pensa realmente che il caso possa esistere.
Non siamo chiaramente in Matrix, ma se un Neo di keanuesche fattezze mi prenda per sua Thrinity, potrei cambiare anche idea sul punto, basta che non mi vesta di latex. Non voglio ridicolizzarmi innanzi alle seppie. 
Oggi ho incontrato una persona che ho ritenuto importante. Nella mia vita lavorativa ha rappresentato un passaggio tanto fondamentale quanto rigoroso e determinante. Mi ha mostrato quello che potevo essere, quello che forse ero da sempre. Mi ha permesso di presentarmi sugli altri posti di lavoro con una professionalità che altri non avevano. Devo a quegli anni di formazione, manco fosse il militare a Cuneo, la mia capacità di sopravvivenza quasi a tutto in tribunale. E oggi, dopo forse qualche anno, anzi un lustro, l'ho incontrato de visu. Gli abbracci si sono sprecati, come quando un cane oramai maturo, rincontra il proprio istruttore. Ma il cane è cresciuto ed è libero di seguire altre regole.
Così dopo le smancierie, tipiche della professione e, forse, pure di quel rispetto che ancora sento di portargli, pur sapendo che nulla mi ha datto e nulla mi può dare, ho continuato a fare quello che dovevo. E così anche quando avevo terminato e sono ripassata davanti al nugolo di ancille adoranti di quel capo tribù, non ho avuto dubbi.
Almeno in qualcosa sono cambiata.

Visualizzazioni totali