domenica 15 febbraio 2015

apologie da un animo latamente rockettaro

Stamattina rotolo fuori dal letto e sento mia madre, che come una fringuella allegra, mi sciorina i tre posti della kermesse sanremese, chiusa ieri notte. 1. Il Volo 2. Nek 3. Malika
Ok, avrei fatto vincere Malika. Ha una classe che non si vede in Italia da un po'. Ma chiaramente quella... beh lasciamo stare, non siamo mai stati bravi ad apprezzare chi la classe ce l'ha sul serio. Nek ha fatto un pezzo molto radiofonico, in stile semirockettaro. Infine il Volo hanno fatto quello che sanno fare, cercare di riproporre una lirica pop a cui erano arrivati i mitici 3 Tenori solo dopo una trettennale carriera sui palchi di tutto il mondo.
Chiaramente paragonare il Volo ai 3 Tenori è una bestemmia. Diciamo simile alla scena della bambina che vomita verde in faccia all'esorcista. Certo, poi, si capisce perché quella inizia a camminare come un ragno all'indietro, cercando di fujrsene.
E' improponibile, dicevo, perché il Volo è il risultato di un esperimento ben riuscito. Una sorta di boy-band di fattura italiana con un format che avrebbe potuto sicuramente vincere all'estero e andare a conquistare l'Ammmerica. Si quella del Norde, però, perché quella del Sudde, a quanto pare, fa schifo.
Di fatto sono stati messi sotto contratto da una Major ammmericana, fanno concerti "in pizzeria" e sempre "in pizzeria" si trovano a cantare con la Barbra Streisand. Evidentemtene anche la Barbra, ultimamente se la passa male.
Ma veniamo alla mia invettiva. Faccio colazione con televisione accesa. E' domenica. Si nota solo da questo dettaglio, il faccione sempre elegante di Tiberio - passano gli anni, ma a me mi affascina sempre... che brutta cosa il debbbole da occhio chiaro - intrattiene gli ospiti che si scannano sui vincitori e sui vinti sanremesi. E mi colpiscono la Falcetti e il sempre verde Mughini.
Ora la Falcetti l'ho sempre stimata come giornalista, ma che fosse anche una critica d'arte musicale, lei che parla di "ruvidità nella voce di Don Baky" dicendo che la "Nannini ieri non aveva la stessa ruvidità" mi pare che sia troppo. Diciamo che ieri alla Nannini hanno dato roba non di qualità, che stava fuori come un balcone e, comunque, non sarebbe mai riuscita a rendere l' Immensità di Don Baky all'altezza della versione di Baky stesso. Dal mio punto di vista manco Dorelli ci è riuscito. Ma queste sono opinioni personali. Ripeto, però, se io non ne capisco un corno di musica, la Falcetti ne capisce meno di me. Il fatto che sia una giornalista, non la rende la nuova Mollica deno'altri di RadioUno (Radio libera, a detta della Falcetti....si si... o'ver?)
Ma veniamo a quello che mi preme.
La frase del sangue alla testa.
"(...) vanno a cantare nelle pizzerie, (...) non andranno mai certo al David Letterman Show (...) quelli del Volo vivono all'estero e devono tornare all'estero"(semicit. appena trovo la registrazione la linko).
Ok, Barbra, mi spiace, davvero, non prendertela, avresti dovuto cantare assieme a qualche altro pischello della musica italiana, non so...
Ma cosa mi ha fatto venire il sangue alla testa? "tornassero all'estero!" ecco, è questa la frase, il concetto.
E' un sillogismo perfetto. La Falcetti è quello per cui tutti quelli che hanno un minimo di cervello e un po' di coraggio vanno fuori e, tornando solo per le vacanze natalizie, non vedono l'ora di ritornarsene. All'estero.
Il Volo è un prodotto italiano. Va in America. Viene messo sotto contratto. Lavora, guadagna. Torna in Italia, vince qualcosa e cosa accade? "tornate da dove siete venuti! non c'è posto per voi qui!"
Applichiamo il sillogismo ai giovani studiosi.
Prendiamo dei ragazzi qualsiasi. Si laureano, fanno dottorati, vincono borse di studio all'estero, vengono messi sotto contratto. Tornano in Italia e cosa accade? "tornate da dove siete venuti! non c'è posto per voi qui!"
La Falcetti è giornalista. E da tale ha interpretato perfettamente quello che accade in Italia. La sua schiettezza nel massacrare questi 3 ventenni è così franca che io le darei un bacio in fronte.
Si, perché a me non piace la canzone che ha vinto. Io preferivo - e qui spero non me ne vogliate - la canzone di Marco Masini. Ma, a prescindere, la Falcetti con Mughini al seguito mi ha fatto imbestialire.
E' quello che accade tutti i giorni. E' quello che viene sotterrato, sommerso, nascosto sotto il tappeto di numeri cui oramai siamo indifferenti. I giovani migrano. I cervelli migrano. Vanno a lavorare in pizzeria, solo che alcune si chiamano Oxford, Harward, London School, Universitaat Hannover, Fachhocschule Karlsruhe,  ecc ecc... certo nei campus vanno a lavorare, è chiaro.
E si, Falcetti, hai ragione, vanno a fare i camerieri o vanno ad intrattenere nei locali. E guadagnano, sembra loro di avere una dignità che, altrimenti, non avrebbero avuto. Già.
Ma pare che la dignità debba essere esclusiva di qualcuno, ecco giusto come una Falcetti o uno Scanzi, un Vespa, un Travaglio, un ... chicchessia che si trova ad aver una penna carica in mano o un microfono e da lì assurgere ad opinionista mondiale.
E intanto?
E intanto io sono cresciuta coi Depeche Mode, i Metallica, i Rem, i Foo Fighters, i Green Day, i Clash, Billy Idol, Patty Pravo, Nada, i Carlos Santana, Ligabue, gli U2 e pure i Bluvertigo assieme ai Negrita. Ho adorato i Dream Theater e continuo romanticamente ad ascoltare Freddy Mercury e, nelle giornate alla "Silvia rimembri ancor" Brian Adams. Per cui io sarei anche giustificata a non tollerare la confezione "il Volo", ma ripeto, sta volta l'apologia è necessaria.
"Se ne tornassero all'estero". Si, e il punto è che se arrivassero al David Letterman Show, la Falcetti, che - porella non è perché l'ho sempre stimata nel suo giornalismo di attacco - per me ora rappresenta l'Italia perbenista che tutto sa, direbbe che non sarebbe sufficiente poiché è stato il frutto di un accordo tra la Mayor e il giornalista più famoso del mondo.
Ah, davvero? strano, pensavo che David Letterman quando invita i Depeche o gli U2 fosse solo per una questione di mecenatismo.
Ecco, io alla Falcetti, assieme a tutta l'intera classe di opinionisti italiana, giornalisti e politici (si perché io farei proprio una pulizia), la mandarei all'estero. Però a fare la cameriera, senza sovvenzioni Rai, che, in fondo, paghiamo noi. Anzi no, a tentare di cantare con la Barbra a Montreal, senza aiutini di una Mayor, però.

domenica 8 febbraio 2015

Rimpatriate forzate ai tempi di Whatsapp

"Ai miei tempi..." iniziano più o meno tutti così, appena passata la trentina, i racconti di chi si sente sopravvissuto. E dire che manco mio padre, che, a buon diritto, potrebbe dirlo, usa più questo incipit.
Eppure ogni tanto bisogna ricorrere a questa frase per sentirsi Matusalemme.
Ora non voglio fare polemica, si sa che se il progetto è la chiusura non si capisce perché continuare a polemizzare. Ma, del resto, io sono polemica. E sono pure una pesantissima di carattere. Quindi deve concludersi che mi tocca di vomitare questi pensieri.
Ho sempre pensato che il liceo fosse stato per me il più bel tempo della mia vita. Ma intendiamoci.
I vantaggi erano infinitamente superiori agli svantaggi. Studiavo, andavo piuttosto bene, applicavo il principio del "minimo sforzo massimo risultato" quasi come una sorta di premonizione di quanto avrei imparato durante il corso di diritto amministrativo quasi 6anni più tardi. E, nonostante abbia - come tutti - avuto pene d'amor e con esse l'animo kierkegaardiano, diciamo che mi sono divertita molto.
Potrei definirmi una nerd simpatica.
Finito il liceo si passa all'università. Un disastro. Esco dalle botte viva per miracolo. E, chiaramente, ritorno a prenderle appena inizia la trafila di praticante avvocato, con aspirazioni nella carriera accademica.
A quel punto doveva essermi chiaro che l'unica soluzione utile era "tagliare i ponti", "fare terra bruciata", ecc, ecc.
Ci riesco fino a qualche giorno fa.
Poi Whatspp.
Già. Sono stata "sequestrata" dalle mie ex compagne del liceo. Per una rimpatriata.
Ovvero facciamoci i cazzi altrui, speculiamo per tornare a casa più allegre dei propri traguardi raggiunti rispetto alle misere vite da precarie con sogni incasinati.
Lo ammetto. Non voglio andarci. Ho paura.
Mi fanno paura. Dico le mie ex compagne di classe. E non per quel che hanno raggiunto, anzi, onestamente son felice per loro. Ma mi fanno paura lo stesso.
Forse devo andare da un analista. Forse direttamente da uno psichiatra. Forse è giunto il momento di passare allo Xanax o al Prozac...
Mi sento una gallina che tenta la fuga.
Venitemi a salvare se potete...

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