una storia

Una ragazza ha un'amica che ha un amante e che le propone di fare un gioco. Lei chiede al suo amante di stare una notte intera con l'amica. Al buio, senza conoscersi prima, ma basandosi solo su quanto lei racconti di lui e a lui di lei.

La donna sale scale di un palazzo che non conosce: ha deciso di accettare il gioco. Il cuore le batte fortissimo
Quinto piano, un tocco leggerissimo alla porta. Lui le apre la porta. 
Si guardano e seguono il copione che la loro amica ha deciso. Nessuna parola, nessun rumore, nessuna voce. 
Lui la spoglia, lei lo spoglia, lì, sull'ingresso, in silenzio, lasciando in terra i vestiti. Lei lo prende per mano e lo porta sotto la doccia, seguendo la strada che l'amica le ha spiegato. Il cuore sembra placarsi, come se non stesse neanche più là, è nuda sotto lo sguardo di lui. Apre la doccia, regola l'acqua, sono entrambi sotto il getto, lei lo bacia e comincia ad accarezzarlo. 
In silenzio, guardandolo negli occhi e, socchiudendoli a poco, a poco, lo ribacia ancora ed è ribaciata con passione.


Non esistono parole. I respiri, l’ansimare, i battiti del cuore e lo scorrere dell’acqua sono gli unici rumori che si sentono.  
L’imbarazzo iniziale, misto all’incoscienza, è svanito insieme allo strato di sapone leggerissimo, che era stato versato per fare delle morbide bollicine in aria.
Lui continua a guardare la donna, che ha accanto, che ha sulla pelle, che continua a baciare come inebetito da un vino buonissimo o da un profumo ammaliante. 
Non riesce a non restare stupefatto, quasi tramortito dal fatto che lei non faccia altro che guardarlo fermamente negli occhi. 
L’acqua calda ha reso la cabina della doccia una sorta di sauna, i corpi troppo eccitati e troppo intrecciati abbisognano di sentirsi ancora più complici. I baci si consumano e si moltiplicano. Lui prova la sensazione divertente di essere una preda. 
Ogni schema previsto dall’organizzatrice salta. 
Non si seguono più copioni, del resto un uomo e una donna non possono che seguire le loro rispettive nature.
Un incontro senza ulteriori incontri è quello che penserà lei, mentre si lascerà andare alla più sublime delle passioni. Quella senza ritorno, dove si ama uno sconosciuto come se si stesse facendo l’amore per la prima volta con se stessi, al punto di sentire la pelle dell’altro come propria. Quella dove non si devono spiegazioni a nessuno, non si deve dimostrare nulla, perc il corpo sa cosa deve essere fatto senza la necessità di ulteriori impulsi oltre quelli animali, da sempre fortemente sedati da uno spesso strato di forma ed educazione. 
Non esistono diversità, i due corpi sono fatti per essere legati. 
Un incontro fuori dal comune penserà lui, di quelli che nessuna altra donna, fidanzata, moglie, amante o chicchessia, gli abbia mai potuto dare; se non fosse per la strana causalità dell’incontro penserebbe di aver trovato l’altro lato della sua materia, come se la carne di lei rappresentasse quella che gli era stata strappata in qualche modo alla nascita. Ma è un pensiero breve. Il sangue gira, ogni sensazione è amplificata come se si fosse assunta una qualche droga. Lei non comanda alcunchè nei giochi erotici, ma ha il potere di attraversare la carne di lui come solo le antiche spade giapponesi riescono a fendere persino l’aria. Lui sente di avere solo una labile illusione di comandare il corpo che ha accanto. Lo sguardo di lei così penetrante lo mette quasi in difficoltà, che finisce per svuotarsi appena riesce a tenerla ferma contro il letto con il volto di lei quasi premuto contro il cuscino. 
Sfinito lui si abbandona sulla schiena di lei, premendo il suo volto contro i lunghi capelli biondi con intensi riflessi rossastri. 
Lei, con il respiro affannato e con il volto coperto dai suoi capelli in rivolta, si muove come per scrollarsi da dosso qualcosa di fastidioso. 
Ancora sveglia, cerca di calmare il suo respiro e guardando quel resta del letto su cui aveva appena consumato un antipasto, si rende conto di averlo tormentato, bagnato di sudore, intriso del suo odore. Le scappa una risata.
La notte, compagna fedele di ogni sensualità, regala il sonno solo quando è necessario e l'energia quando è opportuno, così Il sonno lieve dell' "amante per caso" è turbato dal prendere coscienza del corporalità della donna, che ha appena posseduto. Il suo turbamento è un senso di felicità e non di appagamento sessuale. E la felicità, quando è assoluta, non ha bisogno di nomi, non ha bisogno di altro all'infuori dei respiri e dei corpi.

Risate spontanee scappano dalla bocca di lei ogni qualvolta lui cerca di cambiare posizione con un maggiore piglio. Libera di ridere, libera di sentirsi come è, continua ad osservare la sua preda. Non si sente assolutamente vittima della solita notte di sesso. Anzi. Nei vari giochi lei è sopra di lui, lo costringe a sentirla, immobilizzandolo, e continuando a decidere ritmi e suoni. Spezza il fiato al suo amante. 
Come in un tango la donna non è sensuale perché danza o muove il corpo seguendo determinate movenze, ma semplicemente perché è lei a guardare solo il suo lui, alla stessa maniera i due corpi avvinghiati, il calore, i movimenti non sarebbero nulla se non ci fosse la sensazione interminabile di essere guardati. 
Poche donne hanno la capacità di guardare così in profondità un uomo, soprattutto se questo è uno sconosciuto che non appartiene a loro. 
E per quanto allenato a qualsiasi esigenza femminile, possedere una donna che non si lascia dominare neanche a letto e che quando lo fa lo concede non mollando mai la vista dei gesti della corporeità altrui, per qualsiasi uomo è inebriante
La notte termina, l'aurora si avvicina, un nuovo giorno si sta affacciando. 
Lui pensa di aver sentito di essere un uomo diverso, attraversato. Sente che il respiro della donna, di cui non conosce il nome, è il suo e non sa spiegarsi il come sia possibile, vorrebbe possederla ancora per poter sentire ancora l’incredibile calore e quella sensazione strana. E sorride, non riesce a farne a meno, lei ha una risata travolgente e che quasi non c’entra nulla con il fatto di essere una che ha per occhi due pugnali, così si addormenta.

Lui si è appena svegliato si gira e lei non c'è più. Un vuoto. 
Un vuoto nell'anima e nel corpo. 
Lei è al volante della sua piccola ma potente cinquecento abarth. Va velocemente via, il suo cappotto elegante messo sui sedili posteriori, solo la sua leggerissima sciarpa dorata resta addosso sull'abito. I riscaldamenti dell'auto sono al massimo. Non sente freddo, ma la strada è lunga e lei sa che ne sentirà presto la necessità. Dietro, accanto al cappotto, vi è la sua borsa e con essa tutto quello che le serve per tornare alla sua vita o semplicemente per partire. Accende la radio e un attimo dopo inizia a suonare "the man who can't be moved".
Nella stanza intanto lui si prepara lentamente, la radio è accesa e suona una vecchia canzone degli Script, che non sentiva più da un po' di tempo e che non aveva mai apprezzato troppo. Preso da tremila cose, risponde ad una telefonata di lavoro e rapidamente infila il suo maglione a collo alto e il cappotto, la musica continua a diffondersi. cerca la sciarpa e ascolta la canzone e si rende conto che anche lui potrebbe fare la pazzia di vivere lì per sempre finché lei non si ricordi di quella notte e tornare da quell'anima, che è carne, che è sangue, che è odore, che è sudore, che non sa come chiamarlo.



§

 
Il suono prodotto da tante note scorre in sottofondo come la pioggia a scrosci sembra voler far un altro tentativo di ripulire la sporcizia di queste città avvelenate. Rock scuro e sensuale come può esserlo un bar dalle pareti scure e dalle luci rosse o arancioni e dal profumo di cibi da mangiarsi con le mani.
Bicchieri di cristallo dalle forme sinuose e accoglienti, per appoggiarci labbra desiderose di essere acquietate nei propri desideri. Tavoli bassi uniti a cuscini dall'aspetto comodo di colore rosso scuro dagli intarsi dorati e arancioni. Persone distinte che sorseggiano drink e parlano tra loro. Valigette appoggiate ai tavoli, ermeticamente chiuse, residuo di una giornata di lavori e contatti, una donna è appoggiata al bancone del bar, sfoggiando un look diverso da quello che si vede in giro.
Non ha capelli lunghi, né è vestita fashion. Non ha una borsa piccola. Non ha un uomo accanto. Non attende nessuno, ma piuttosto sta parlando con qualcuno che è aldilà del bancone. Ha un corpo che definisce lo spazio che le è intorno. ride. e lo fa anche con gli occhi. Guarda l'ora. le 23,47.
"è tardi, dì a Cristiano che il suo progetto è buono, ma deve cambiare il colore della grafica, ci vediamo in ufficio" la donna va decisa, con sguardo alto verso la sua macchina.
Apre la portiera della macchina, ma il suo smartphone metallico intona la solita canzone. "Claudia, cara, come stai?" dall'altro capo del telefono si risponde e la telefonata impegna la donna un po' più del suo immaginato.
Punti interrogativi sembrano spuntare dalla testa della donna, che fanno trapelare la sua giovane età. "si, ok Claudia domani sera sono a casa tua, ma è una cena formale con tuo marito e quelle bestie che mi volete appioppare o una cosa da pantofole e dvd in cucina come ai vecchi tempi?"
La risposta non doveva essere quella sperata, così infilata nella piccola cinquecento e terminata la telefonata, decide di spegnere i collegamenti con il mondo moderno.
La notte sembra una linea sottile tra il venire e il partire.
Partenza e traguardo si dischiudono nella mente della giovane donna.


La seconda birra chiara. Nel pensare se ordinarne un altro giro, l'amico aveva già chiamato la cameriera per portare un nuovo pieno.Taverna casareccia, troppe persone urlanti, un pub che si frequentava quando si era più piccoli e di cui ora i padroni sono i ragazzini di 20 anni. Abbigliamenti troppo sartoriali per non vedersi uno stile differente in un luogo alla buona.
Discussioni sul calcio ed affini. La serata scivola veloce con gli amici di una vita. si pensa che essere liberi da ogni impegni è spettacolare, qualcuno suggerisce di andare a ballare o andare a rimorchiare qualche ventenne per la sera con la voglia di tenere il proprio letto al caldo, nonostante una notte piuttosto afosa. 
I telefoni squillano, i soci di maggioranza degli amici chiamano e vogliono spiegazioni di tutto.. "donne..." pensava l'uomo che vestiva in jeans, camicia blu scura fuori dai pantaloni, aderente ma non troppo, che sottolineava un fisico decisamente prestante ma senza esagerare.
Il suo telefono non squillava come quello dei suoi fidi amici. il suo telefono era un mistero per tutti. ultimo modello con una memoria da computer portatile, una rubrica di numeri telefonici che neanche le pagine bianche erano più fornite e un'agenda di appuntamenti che lo rendeva decisamente un uomo impegnatissimo. Eppure.
Eppure non suonava mai se era con qualcuno. il suo cellulare sembrava un maggiordomo fedele, di quelli che sanno che non sono raggiungibili quando ci si dedica a cose che non vogliono altro. Quella sera squillò. sembrava quasi un evento storico. "si, dimmi." pochi minuti e richiuse.
Altro giro di birra. guarda l'ora 23,57, si resta in quel pub a mangiare e a chiacchierare, domani è sabato e c'è ancora da poter organizzare qualsiasi cosa.

L'abarth scorre veloce verso casa. la mente è altrove. si vorrebbe partire. in fondo quante volte si parte durante un mese? perchè partire anche ora? perché voler andare verso un altro mare? Parcheggio fatto, lei scende dall'auto, prende la borsa e il cellulare con il quale manda un sms e va diretta a fare quattro passi.
Con passi leggeri ma veloci ci si avvicina al mare. Le scarpe tolte per l'evenienza, i piedi affondati nella sabbia e la mente già nel mare. Pochi passi per arrivare a sentire quanto calda fosse l'acqua e poi verso casa sul serio.

Lui apre la portiera della sua bmw. Entra, accende il motore, radio e condizionatore, la serata è quella giusta per fare il fesso con le ragazzine, ma la voglia di farsi una doccia e di capire il perché della telefonata della sua oramai ex amante, che lo invitava a cena a casa non gli era del tutto chiaro. Conosceva bene il marito, e il fatto che da un po' di tempo a questa parte frequentava anche la sua casa in quanto collega e superiore di lei che, un po’ di tempo prima, era stata sua assidua amante, lo poneva in una situazione un po' strana. "del resto" pensava "chiudere con lei non è stato sbagliato." Imboccata l'autostrada, semideserta, il motore sembrava non chiedere altro. Meno di una manciata di secondi, nessuno sforzo e i 100 km orari erano già oltrepassati senza un rumore di troppo.

La notte lascia il posto ad un'alba quasi inaspettata, lui non ha voglia di rientrare a casa. Il mare ha una superficie completamente piatta. Uno specchio del cielo. Argentato e nessun'onda che si possa infrangere. 
La sabbia sembra una donna sensuale e sonnacchiosa, si lascia sfiorare senza nulla dire, senza muoversi e sentendo solo il respiro dello spirito dell'amante eterno.
Lui è davanti ad una scogliera. sono le 5 del mattino. Si guarda intorno. Ha gli occhi puntati su di un orizzonte che quasi non si scorge. I colori del cielo e del mare sono fusi e non si distinguono.
Per un attimo la mente vola, è solo un istante, un paio di occhi rimasti in un angolo di cui non ci si ricorda neanche il perchè stiano lì.
Il tempo passa, il cellulare consultato al volo, un occhio alla posta elettronica. un attimo per controllare le notizie e il tasto nero a destra premuto fino a che anche lo schermo diventi come il tasto.  Un momento, spogliarsi, appoggiare tutto sullo scoglio più comodo, mettere i piedi nella sabbia ancora un po' calda e tuffarsi.

Il sole entra senza troppi complimenti nella stanza di lei, che aveva dimenticato la sera prima di chiudere le tapparelle. Raggi teneri e caldi invogliano i sogni a stare chiusi nella breve notte tormentata da strani pensieri e ricordi. 
Sono le 7, la sveglia lampeggia senza emetter suono. lei si tuffa nei raggi e nella giornata. l'abitudine di chiudere e iniziare le giornate sulla spiaggia, le permette di sentirsi più appagata. I cambiamenti esteriori sono stati decisi nel corso di mesi, passati tra una discesa e una salita dell'anima; il tatuaggio, fatto da poco dietro al collo, sembra ammiccare nascosto tra i capelli corti. Una mano appena passata per massaggiarsi la solita cervicale mattutina, un attimo per infilarsi il costume, un pantaloncino e le scarpe da ginnastica, poi
di corsa verso la spiaggia.

Il ritorno a casa non sempre è come ce lo si aspetta o, magari, semplicemente come si vorrebbe. Lei è crollata appena rientrata a casa e non erano neanche le 11 del mattino. La nottata, tra il bar e i tanti chilometri fatti per giungere nel suo angolo di pace, aveva generato uno strano effetto di jet lag senza dover per forza imbarcarsi su di un volo intercontinentale.

La tavola si presentava con un bel piatto colorato centrale con tantissime verdure tagliate alla julienne e delle piccole ciotoline per il pinzimonio. Sul forno a microonde campeggiava un post-it con la scritta "5 minuti soltanto. Mamma. ps:quando finisce la tua letargia chiamami". Il rumore della doccia è l'unico prima che la radio venga accesa e sintonizzata sulla solita stazione.
L'accappatoio blu infilato al volo, le ciabatte coordinate (regalo della mamma superfartutto) e una asciugamano presa giusto per non sgocciolare, anche se il caldo avrebbe provveduto a non far raggiungere la terra nessuna goccia.
Di fronte allo specchio, lui si osserva la barba di due giorni e decide di essere abbastanza glam da non dover provvedere o, almeno, di certo di non provvedere per quella sera.

Avvolta in un accappatoio morbidissimo, osservava le cartoline da ogni posto del mondo attaccate alla parete della sua storica stanza. Di quei posti solo una percentuale bassissima erano stati vissuti, gli altri le facevano gola. Persa nell'osservare una finestra caleidoscopica sul mondo, un ammiccante fotografia della barriera corallina faceva mostra di sé al centro della parete, dove il parato non c'era più. Il telefono, acceso, canta la sua canzone. "si, mamma, mangio una cosa e torno ...no, stasera sono a cena da Claudia, la solita cena, appena torno vado al centro estetico. ...si...si...quando sono in auto ti squillo..tranquilla, non corro"

il lato positivo di un sabato tutto all'insegna di se stessi, senza impegni, è il poter dormire a dismisura.. Dovette essere quello che pensava in quel momento, ma, del resto, ogni sabato, dopo aver consumato il suo allegro e colorato pranzo, finiva steso come un calzino appena uscito dalla lavatrice, centrifugato e senza espressione vitale. Una sorta di encefalogramma piatto, tenuto in vita solo dal condizionatore in funzione di deumidificatore. 
"si...stasera...ci sarò...a dopo..." non era certo di aver memorizzato tutto quello che gli era stato detto, ma "il letto è troppo comodo".

Non esistono regole sufficientemente comprovate per vivere. Non esistono istruzioni per l’uso di una esistenza, che assume i contorni di tutti i colori, nessuno escluso.
Smettere di cercare delle regole approvate da una censura mentale univoca e vivere secondo quello che si ritiene più giusto per sé è la rivoluzione. Capelli corti, vestiti svolazzanti e sorriso riconquistato con la determinazione di chi sa che non esistono sufficienti sicurezze, che non si riducano ad una logica quasi machiavellana, che permette di vedere abbastanza lontano dalla punta dei propri piedi e nonostante tutto essere avanti a tutti, quasi vivendo nella percezione costante di un futuro che è vissuto come un presente.
Pensieri affollati come la prima giornata di saldi da Harrods a Londra, questi i pensieri di lei.

Il preserata è una delle cose che più amava soprattutto se la serata si presentava sul barboso andante. Il bar preferito per un aperitivo con gli amici di una vita, due chiacchiere con il barman, chiedere di persone che non si sono fatte vedere nei giorni precedenti, aprire conversazioni basate sulle ordinazioni fatte, le attività rilassanti di quel giorno passato con uno strano senso di ritrovo.
La musica soft della notte era sostituita con del rock dark e ruvido. Sembrava che ogni canzone che girava miscelava sensazioni e ricordi di pelle e di occhi. Mille incontri non sarebbero bastati a lavare via dubbi e strani pensieri. L’orologio segnava le 19 e 30, tardi per continuare a bere solo di saronno con una scorza d’arancia, saluti d’obbligo e appuntamento per un pranzo con un amico rincontrato, per il giorno dopo.
   

Claudia era sempre stata una tipa un po’ particolare, amica fin dai tempi dell’università, aveva ottenuto tutto, ma continuava a giocare con tutti. Diceva che le dava una sensazione di potenza che nient’altro le garantiva la stessa inebriante leggerezza. Un marito adorante e un paio di amanti usati come giocattoli, cambiati come si fa con la biancheria intima.
Presentarsi a casa sua con in mano i soliti regali inutili era quello che più faceva felice Claudia, così passare un intero pomeriggio al centro estetico sarebbe tornato utile. Quel giorno passò veloce. Il mare, più di un centro benessere, aveva fatto decisamente bene all’anima.
Claudia invidiava la libertà della sua amica. In fondo l’unica vera trasgressione erano i suoi amanti, ma non aveva nulla di così esaltante da proporre, non un successo in carriera, abbandonata per seguire il facoltoso marito, non un evento differente dalle numerosissime cene di beneficenza cui non mancava mai; impegni presi per il bene di un marito adorante e apparentemente al centro del mondo familiare.
Tuttavia le cene che Claudia preferiva su tutte erano quelle che lei stessa organizzava. C’era sempre tanta di quella gente che i suoi 50 mq di terrazzo finivano per sembrare sempre pochissimi.
Anche quella sera erano previsti molti invitati, ma questi, in realtà, erano inconsapevoli maschere di copertura delle marachelle di una giovane donna.

Pantalone grigio e giacca coordinata e camicia bianca rigorosamente armani; scarpe lucide nere gucci coordinate alla cintura dello stesso colore e marca, eppure nessuno avrebbe notato l’alta sartoria che stasera aveva scelto per quella sera. Negli anni, aveva imparato a non ostentare nulla di ciò che aveva, come se tutto fosse assolutamente normale e naturale.
Il tornare in quella città, che aveva preferito su tutte, come sua casa, dove si sentiva perfettamente a suo agio, dopo l’esser stato sei mesi nella grande mela, lo metteva di buon umore, l’incontro con l’amico Vittorio poi lo rendeva ancora più allegro e festoso. Eppure gli girava in testa una curiosità inimmaginata. Quella sera Claudia gli aveva dichiarato guerra se non avesse accettato l’invito con una telefonata il cui contenuto era più o meno questo “so che sei tornato da circa un mese, il fatto che ti abbia sostituito come amante, capisco che ti abbia sconvolto, ma sarebbe oltremodo sconveniente se tu non venissi a cena da me stasera!”. Il messaggio sottintendeva due ipotesi, una ripresa delle frequentazione amatorie o nuove conoscenze da proporre. In entrambi i casi, per uno come lui, rifiutare “sarebbe stato oltremodo sconveniente”.

L’abarth quella sera sembrava filare veloce più del solito, eppure non ve ne era alcuna intenzione da parte della proprietaria del piede destro poggiato lievemente sull’acceleratore.
“certo che Claudia è proprio strana” pensava fermata ad un semaforo rosso, mentre si aggiustava la cintura di sicurezza che le comprimeva la gabbia toracica contro lo schienale.
La radio passava del vecchio rock dal sapore nostalgico, ma pochi secondi dopo, un click di avvio al cd dei muse.
Non vi era molto da capire, la voce del frontman dei muse aveva su di lei un potere quasi erotico preparatorio, come se tutto ciò che passava nella testa veniva resettato per lasciar posto a sapori, sensazioni che facevano bungee-jumping davanti ai suoi occhi. In quel momento avrebbe voluto un uomo. Anzi un uomo preciso.

Claudia era impeccabile, sulla porta accoglieva i suoi ospiti con un sorriso aperto e malizioso allo stesso tempo. Era una bella donna, tuttavia, non esercitava quel fascino magnetico che molte belle donne hanno connaturato. Su questo principio della bella bambola, Claudia aveva finito per costruirci una vita, anzi tante vite quante le erano necessarie per vivere. I suoi colori più freddi la rendevano estremamente interessante. Nessun ospite restava mai deluso dai suoi inviti, anzi, spesso, erano considerati dei veri e propri must.
Lui entrò con un omaggio floreale per lei e una bottiglia di brandy invecchiato per Alberto. I sorrisi e gli abbracci sembravano naturali, nessuno avrebbe mai potuto sospettare che Claudia e l’uomo appena entrato erano stati amanti per quasi un anno.


Trovare un parcheggio in quell’immenso parco doveva sembrare un gioco da ragazzi per chi non conosce le abitudini delle feste di Claudia. Ovviamente lei, che, purtroppo, conosceva bene le manie di grandezza della sua amica aveva già assunto la faccia del “ci vuole pazienza”.
Sia chiaro, non era una espressione simil cavallo, dove gli occhi si distanziano dal resto della mandibola, perché questa è evidentemente allungata fino a toccar terra, ma era piuttosto quella di rassegnazione tipica che assumono i gatti quando, nolenti più che volenti, vengono presi in braccio.
Due giri dell’isolato e neanche un posto per appende l’auto ad un pino come un arbre magic allo specchietto retrovisore; al terzo giro la rassegnazione miciesca aveva fatto posto alla determinazione di lasciare la macchina davanti al garage di Claudia.
Con sorpresa, però, anche quel posto era occupato da una “maledetta” bmw, a quel punto non vi era altro da fare che infilarcisi davanti e far passare un brutto quarto d’ora di sudore al proprietario per tirare fuori il gioiellino da quell’incastro. 
La cosa buffa era che Claudia e il proprietario della macchina erano affacciati al terrazzo e lui, mentre Claudia rideva, finiva per dire “dieci ad uno che è una donna” e lei di rimando “si che lo è!” “Claudia, non mi hai mai dato ragione così velocemente!” “no, caro, conosco quell’auto”.
Un sorriso che mal celava un beffardo sguardo e già era lontana verso la porta, intanto lui giratosi di nuovo non era riuscito a guardare chi era la donna scesa dall’auto.

Sandali bronzo, tacco 10, gonna al ginocchio svolazzante dei colori della terra, camicia semitrasparente bronzo molto scollata con un pendente particolarissimo d’oro che impreziosiva il decolleté e orecchini coordinati che sottolineavano il collo lungo, sottile ed elegante. I capelli corti sembravano incorniciare un viso dai colori mediterranei e caldi.
Un abbraccio lungo tra le due amiche e, poi, tra la nuova arrivata ed Alberto, il quale subito irruppe parlando di lavoro “Ieri sera sono passato al bar e ho avuto il tuo messaggio”  “il lavoro è ottimo, ma gli ho chiesto qualche modifica, voglio vedere se c'è un margine ancora" "ho capito il messaggio, meno male che Georges mi ha portato una buona bottiglia da bere per stare appresso a te!”
Alberto si era appena immolato per un post cena di lavoro, ma Claudia aveva rapito l’amica prima che al post cena si aggiungesse anche la cena.
 
Fumare lentamente una sigaretta in una serata dove l’estate aveva appena fatto capolino era decisamente un ottimo preludio di grandi cose. Georges parlava un italiano impeccabile, gli unici momenti in cui il suo essere francese saltava fuori era quando era particolarmente arrabbiato o particolarmente a corto di parole. In quel caso, di solito le uniche parole erano francesi e, in ogni caso, spesso erano senza senso. La sua vita, adrenalina e ricerca, aveva bisogno di una svolta. Tutto sembrava farlo avanzare ma lo portava sempre troppo lontano dalla verità. Era certo che avrebbe trovato quello che voleva, doveva aver pazienza, ma i troppi gli anni, godendo di ogni istante, lo convincevano che la pazienza stava per terminare e le svolte impresse nella propria esistenza come un tatuaggio sulla pelle lo avevano già cambiato troppo.

Uscire fuori al terrazzo sotto il braccio della padrona di casa, annunciata da una coinvolgente risata è la carta di presentazione di lei che, più di Claudia, stava meritando come entrata in scena nella cena.
Marta era il lato opposto di Claudia. Erano i due modelli della femminilità per eccellenza e le loro vite erano, in fondo, specchi.
Georges non aveva idea di chi si sarebbe trovato di fronte, ma l’avrebbe scoperto nell’istante esatto in cui Alberto, accompagnandolo al posto che gli era stato assegnato dalla padrona di casa, aveva distrattamente gettato uno sguardo alla donna che accompagnava Claudia. Gli sembrava impossibile, ma non poteva sbagliarsi. Non questa volta. E sperava, si, sperava.
 
Marta prendeva posto di fronte all’unico ospite che non conosceva, così, senza troppe cerimonie, come una abituata a tutto, comprese le dimenticanze dell’amica, e, prima di sedersi, si presentò a Georges con il suo solito sguardo deciso. Georges, con la sua voce suadente, rispose educatamente e con i suoi occhi verde smeraldo cercava di non lasciarsi sfuggire nessun particolare di quella donna.
La sensazione di aver già visto quel viso, quella pelle, quegli occhi. Sembrava che quegli occhi scuri lo riportavano indietro di un po’ di mesi, ma non riusciva a dire quanti non riusciva a localizzarli, ma ne era magnetizzato.
Marta aveva riconosciuto subito l’uomo, non aveva dubbi e il collegamento con le parole di Claudia “avrai il nome” si erano dipanate subito nonostante fossero passati oltre tre anni. Non le era difficile dissimulare una curiosità infinita, ma era pur sempre ad una cena della quale non aveva capito i contorni.
La serata trascorse abbastanza in fretta, le battute dei commensali si susseguivano come il gioco di sguardi tra i due.
Sembrava si stessero osservando per comprendere come fosse possibile e se fosse vero. Ognuno aveva ragioni diverse per essere lì in quel momento eppure due persone, sedute l’una di fronte all’altro, pareva averne qualcuna in più del solito.

Marta osservava Georges stupita, come si fa con un giocattolo che si vuole o si è voluto e, poi, magari lo si è dimenticato da qualche parte. Profondamente attratta dalla sua voce, la sua testa si svuotava ogni volta che lui la guardava negli occhi. 
Era sempre stata una tipa fiera non abbassava lo sguardo, non temeva di dover dare spiegazioni, nè tanto meno in quel momento avrebbe voluto darne, ma c'era un ma.

Aleth (diminutivo di Alétheia) nel frattempo, aveva appena messo in bocca un bel pezzo di tecnologia e se ne andava trionfante della sua conquista a zonzo per il terrazzo. Era contento di aver scovato un oggetto così strano tra i cappotti su cui era saltato, dopo essersi fatto beffe della cuoca ingaggiata per dare una mano a Claudia. Quello che però non aveva ancora compreso, la povera miciona, randagia e domestica insieme, era che quell’oggetto era un telefono di una giovanissima ragazza, figlia di amici della sua padrona, che non trovando più il suo “organo vitale di comunicazione” aveva preso a farlo squillare.
Aleth in quel momento era scivolata accanto alle gambe di Marta, anche i mici hanno delle predilezioni tra le persone, che frequentano una casa in cui loro dimorano.
La miciona era attratta da Marta come una calamita. Più lei si allontanava, più lei la seguiva, così non poteva scegliersi posto migliore che accanto alle gambe dell’amica della padrona, perché sapeva che non avrebbe mosso un dito per togliergli la preda conquistata.
La suoneria partiva piano, piano, ma la musica era inconfondibile per chi l’aveva sentita e legata ad un momento solo.
Gli occhi si incrociarono, le note si fecero più alte, Aleth fuggì dalla preda, convinta che fosse qualcosa di spiritato, ma certamente attraente da meritare un ritorno sul campo di battaglia.
Ogni parola, ogni nota sembrava un portale nel tempo e nello spazio. Capelli lunghi e dorati, in una abarth a tutta velocità su di una stradina per arrivare ad una autostrada ed un nuovo capitolo. Un maglione scuro, un cappotto, una sciarpa e una luce calda in una stanza d’albergo vuota.
Il sorriso di Marta e le parole si incrinarono. Georges divenne d’improvviso serio come un cacciatore d’oro davanti alla scoperta della sua vita.
Viola si precipitò letteralmente addosso, come una slavina, a Marta, che aveva preso l’oggetto di Aleth per porgerlo alla legittima proprietaria e che continuava a farlo suonare.

A volte la memoria ha bisogno di un aiuto. Altre volte è la vita ad averne bisogno.
Georges fissò negli occhi Marta e in quel momento capì che aveva aspettato abbastanza.

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